«Mio fratello porta cibo ai militari,
la mia famiglia è sotto choc
Una gioia riabbracciare i nipoti»

GUERRA - Suor Chiara Viktoriya Rak è monaca delle Clarisse di Santa Chiara a Camerino e una parte della sua famiglia è fuggita da Leopoli: «Siamo fiere di Serghij e di tutti i volontari, c'è un forte senso di comunità. La nazione è allo stremo, eppure gli ucraini hanno la certezza di tornare a vivere in Paese libero»
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di Francesca Marchetti

Questi di marzo sono giorni di forti e tremende emozioni per lei. Suor Chiara Viktoriya Rak è nata a Leopoli, da 15 anni è una delle monache clarisse del monastero di Santa Chiara a Camerino e ieri ha potuto riabbracciare sua cognata Olena e i due nipotini, fuggiti da Leopoli (L’viv in ucraino). Suo padre e suo fratello sono rimasti per dare il loro contributo alla resistenza contro l’esercito russo.

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La famiglia nel ristorante di Serghij a Leopoli

«Mia cognata e i miei nipoti stanno bene fisicamente, sono arrivati a Falconara grazie al fratello e alla cognata della nostra Badessa che hanno fatto da autisti per Blu Emergency, portando qua tre famiglie – racconta la monaca -. Però sono sotto choc, i loro cuori sono devastati. Mio padre è rimasto a casa e offre ospitalità a chi sta fuggendo, e anche mio fratello Serghij, che a Leopoli ha un ristorante. Quando è iniziata la guerra è andato ad arruolarsi come volontario ma non avendo fatto il servizio militare di leva non è stato preso, in questo periodo vengono reclutati uomini con esperienza nell’uso delle armi e conoscenza delle strategie. Tornando dalla caserma ha pensato di non arrendersi, ha guardato le scorte nel magazzino, ferme dopo la chiusura del locale, e ha pensato: “Finché avrò qualcosa da dare, cucinerò per chi è in difficoltà”. Insieme ad altri ristoratori e volontari, sta accogliendo persone in fuga, da Kiev e non solo, e porta cibo anche ai militari dell’esercito, è rischioso ma necessario. Ora conta anche sugli aiuti che stiamo mandando noi e tutto il mondo. Sono tantissimi i volontari, hanno tutti una paura indescrivibile ma stanno lottando per una causa più grande. È un coraggio che viene costantemente alimentato da un grande senso di comunità. I bambini fanno i disegni per i volontari che vanno a combattere, in loro subentra una forza interiore fondamentale per non lasciarsi vincere alla paura».

«Mia madre ed io siamo preoccupate per Serghij ma anche molto fiere – continua suor Chiara Viktoriya – . Mia cognata Olena è partita con i figli che hanno 10 e 12 anni per cui si rendono conto di ciò che sta succedendo nel loro Paese. Certo non è lo choc di chi vive sotto ai bombardamenti, come altri dei miei parenti a Sumy, ma quando un bambino sente le sirene per tanti giorni e notti, va nei rifugi, dorme vestito per essere pronto ad andare in cantina per chissà quanto tempo, assorbe la paura dei grandi, anche se cercano di camuffare. Quando sei costretto a lasciare il tuo papà e la vita a cui eri abituato il dolore è tanto; appena mi hanno visto i miei nipoti mi hanno abbracciato così forte che ho sentito il loro bisogno di sicurezza. Ci sono giovani mamme che allattano lungo i confini, donne che scappano lasciando i loro cari a combattere. È il quadro di una nazione allo stremo, eppure gli ucraini non hanno mai perso la speranza, anzi la certezza, di tornare a vivere in una Ucraina libera. Il nipote di Olena ha 20 anni e si trova a Kiev nell’esercito, sua madre ha pensato “Se vado via e mio figlio mi saprà lontana, penserà che sto perdendo la speranza? Allora resto, perché sono certa che lui ce la farà” così è rimasta a casa».

Suor Chiara Viktoriya come tutti al suo paese temevano una crisi con la Russia. «Gli ucraini se lo aspettavano un attacco, prima o poi. Mio padre era ingegnere aeronautico e già anni fa aveva predetto questo scontro, ma mai di queste dimensioni e di questa violenza. Non è nemmeno una guerra dei russi, è una guerra di Putin. Tutti quelli che lo appoggiano lo fanno perché sono stati manipolati dalla propaganda, un’arma potentissima. I giovani sono più consapevoli perché accedono a Internet e hanno la possibilità di fare un confronto critico tra le informazioni che vengono da diverse fonti, ma per molti l’unica verità rimane quella ufficiale».

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Suor Chiara Viktoriya studentessa a Leopoli

La religiosa non si tira mai indietro quando c’è da aiutare le persone, non solo per missione vocazionale. «Mia madre vive qua da molto tempo, studiavo Medicina e mi convinse ad iscrivermi qui ad Ancona. Dopo qualche anno ho fatto una scelta di vita diversa, ma la passione per lo studio non è finita. Sto prendendo la laurea magistrale in Psicologia clinica perché credo che sia molto utile approfondire la conoscenza dell’essere umano per dare il giusto supporto alle persone. Nella comunità monastica in questo periodo organizziamo momenti di preghiera per la pace. Quando ci si sente così impotenti di fronte ad un male immane come la guerra tutti noi sentiamo il bisogno di guardare al cielo e invocare la pace anche dall’alto. In questi momenti di grandi drammi condivisi, come il terremoto o la pandemia, quello che la storia ci restituisce è la grande fragilità dell’uomo e il bisogno di sentire la presenza del Signore, affinché la storia umana non sia in balia dei potenti e dei violenti. La sofferenza – conclude – va attraversata con la vita e la speranza».

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