Guarite al Pronto soccorso dal Covid:
«Curate con amore e professionalità
dal primario e il suo staff»

MACERATA - Simonetta Giustozzi e Fiorella Pelacani, entrambe dipendenti dell'ospedale di Tolentino, si sono trovate ricoverate nei container dove sono state seguite da Emanuele Rossi e dalla sua equipe: «Umani e competenti. Anche se stanchi per la mole di lavoro si siedono vicino a te, con il rischio di infettarsi, e ti spiegano come respirare, che in alcuni momenti non è affatto scontato»
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Il primario Emanuele Rossi

 

di Francesca Marsili

Colleghe nella vita hanno condiviso la stessa malattia, il Covid. Ricoverate nello stesso container all’ospedale di Macerata sono state vicine di letto per alcuni giorni supportandosi l’una con l’altra. Loro sono Simonetta Giustozzi e Fiorella Pelacani, entrambe dipendenti dell’ospedale di Tolentino, e oggi, finalmente a casa, il loro ringraziamento è tutto rivolto a Emanuele Rossi, primario del Pronto soccorso di Macerata, e alla sua equipe (i medici Ornella Mattei e Mauro Giustozzi) e dal personale infermieristico. «Professionisti competenti, abituati a sopportare, consolare, a consigliare come sopperire alla fame d’aria che vi assicuro è tanta – raccontano le due donne a Cronache Maceratesi – stanchi per la mole di lavoro si siedono vicino a te, con il rischio di infettarsi e ti spiegano come respirare, che in alcuni momenti non è affatto scontato. Grazie a tutti loro». Due storie accomunate dalla positività al virus che si sono incrociate. Simonetta Giustozzi ha 53 anni, è di Tolentino e lavora come infermiera nel reparto dialisi. Fiorella Pelacani di anni ne ha 61, è di Caldarola e lavora all’accettazione del presidio tolentinate.

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Uno dei container fuori dall’ospedale di Macerata

Simonetta Giustozzi racconta di aver contratto il virus il 31 agosto scorso. Dopo essere stata curata a casa dal suo medico di base per una settimana assieme alle Unità Usca «entrambi con grande attenzione» sottolinea, la sua condizione si aggrava fino al punto in cui la sua saturazione aveva raggiunto livelli di guardia. Così mercoledì 8 settembre viene portata al Pronto Soccorso di Macerata e ricoverata nei container Covid. Ma le condizioni di Simonetta non migliorano, anzi, peggiorano. «Il sabato successivo – racconta mentre ancora parla con affanno – il primario mi ha detto che se continuavo così mi avrebbe trasferita nella stanza rosa, quella prima dell’intubazione». Simonetta ce la mette tutta, segue alla lettera ciò che il primario Rossi con calma e attenzione le dice, di stare prona e respirare piano. Poi finalmente la donna inizia a migliorare, sta meglio, la somministrazione di ossigeno decresce e il primario del Pronto Soccorso le dice che ce l’ha fatta, e giovedì 16 settembre Simonetta lascia il letto del container di Macerata. La storia clinica di Fiorella Pelacani segue indicativamente lo stesso percorso. Martedì 7 settembre la 61enne di Caldarola, va dal suo medico curante a fare il tampone, da giorni aveva febbre alta. Positiva al Covid. Torna a casa e inizia la sua terapia. La febbre passa ma inizia uno strano malessere che anche in questo caso la porta ad avere una saturazione al 90%. Dopo aver avvertito il suo cardiologo Fiorella il 12 settembre chiama il 118 e viene anche lei come Simonetta, ricoverata nei container allestito all’estero del Pronto soccorso di Macerata. Racconta di aver provato paura per quella polmonite ma che grazie a medici che mai l’hanno abbandonata, il 17 settembre lascia finalmente il container. Dopo giorni difficili passati in quei letti d’ospedale ora entrambe sono a casa, isolate. Raccontano di stare meglio, giorno dopo giorno, sebbene ancora con ossigenoterapia. Quella terribile paura di non farcela legata ad una malattia imprevedibile ora ha lasciato i loro animi dove ora – per entrambe – c’è solo il bisogno di ringraziare Emanuele Rossi e tutto il suo staff: «umani, competenti – concludono Simonetta e Fiorella commosse – ci hanno infuso la sicurezza di essere curate con amore e professionalità».

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