Giorgio Felicetti positivo al Covid:
«Con una filastrocca
l’ho spiegato a mio figlio»

L'ATTORE E REGISTA civitanovese è stato contagiato la settimana scorsa insieme alla sua famiglia. Ha scritto dei versi «per alleggerire la tensione familiare, sono per il mio bambino che mi sente tossire a casa. Sto abbastanza bene. Nel 2021 dobbiamo essere fiduciosi e speranzosi per rinascere più forti»
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Giorgio Felicetti a teatro

 

di Michele Carbonari

L’autore, regista e attore civitanovese Giorgio Felicetti è positivo al Covid 19. Da una settimana è stato contagiato insieme alla sua famiglia e ne ha dato notizia su Facebook attraverso una filastrocca (“Iato senza fiato”) dedicata al piccolo figlio che lo sente tossire di continuo. Raggiunto al telefono, tranquillizza tutti: «sto abbastanza bene, ho una tosse secca ma mi sto curando bene a casa. Sono fiducioso, il Covid non è una compagnia simpatica. Ho scoperto la settimana scorsa di essere positivo. In famiglia siamo tutti contagiati, loro sono in uno stato più avanzato della guarigione – spiega Giorgio Felicetti -. Ho scritto questa filastrocca per cercare di esorcizzare un po’ questa situazione e per alleggerire la tensione familiare. Ho un bambino piccolo che da un anno sente quest’aria pesante. L’ho scritta soprattutto per lui, e su Facebook per i miei amici. Io vengo da un periodo molto difficile, ho lavorato soltanto d’estate. Il 2021 comincia ancora peggio, però dobbiamo essere fiduciosi e speranzosi per risorgere insieme. C’è voglia di rinascere più forti, sia a livello individuale che di territorio. Purtroppo si programma nell’incertezza, al momento non si sa nulla, quello che accadrà. Stiamo vivendo una situazione surreale, di sospensione totale fra cielo e terra».

“IATO SENZA FIATO”
«Sarà graffio di gatto cecato?
O morso di cane ringhiato?
Forse lama di ferro arrosciato
tra lo mio costato?
Ahimè spaventato,
è l’ospite pandemico che m’ha pigliato!
infernale carica virale! han diagnosticato.
Oh tu bastardino, malamente nato,
da pipistrello incrociato,
da spora di madre ripudiato,
tu, senza còr generato,
già il mio lavoro ti sei magnato,
ed un anno è passato,
or pure il mio fiato?
Grufola grufola su lo mio prato,
ma da petto mio bello, spùtati lesto,
lillipuziano molesto,
tu e i tuoi commilitoni
sciogliete questi cordoni
che a incatenarmi i polmoni,
tutto mi state rompendo, pure i co******!
Sono steso e sfibrato, come pesce arenato.
Ma tu credi, covidpuzziano vorace,
che di annientarmi sarai capace?
Tutta l’aria che ti sei ingoiato,
non basterà né a te né a tuo cognato,
né agli altri milioni
di little rompimaroni!
Contrattacco, medicazione!
Alabarde spaziali di cortisone!
lame rotanti di antibiotici!
Ti farò fuori, maledizione!
Espettorandoti griderò:
Campo minato, brutto cesso, vattene adesso, ch’io son rinato!
Respiro leggero, tutto d’un fiato».

 

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