Acquaroli si lamenta del ministero,
ma le Marche sono tra le regioni
che sono peggiorate di più

COVID - Il commento di Claudio Maria Maffei, medico e direttore sanitario in pensione, sui dati epidemiologici. Il 34% dei posti letto di terapia intensiva e il 50% di quelli di area medica sono occupati da pazienti positivi, mentre il valore massimo accettabile è rispettivamente del 30 e del 40%
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Claudio Maria Maffei

 

di Claudio Maria Maffei*

Ieri in un suo post su Facebook il presidente Acquaroli ha scritto a proposito del possibile “rischio arancione” per le Marche di avere chiesto da settimane “un confronto che non si basi solo sulla mera lettura dei numeri, che dicono tanto ma non raccontano tutto”. Nello stesso post ha lamentato il fatto che il Ministero faccia continui e repentini cambi dei metodi di valutazione utilizzando per “colorare” le Regioni altri indici oltre al famoso (e fumoso Rt) come lo stato di occupazione delle terapie intensive, delle strutture ospedaliere e la stima dei focolai in atto. E allora vediamoli i numeri regionali della pandemia, che il Presidente non cita, e vediamo che significato dargli.

Cominciamo dagli ultimi dati pubblicati ieri dalla Regione che, come noto, informa sul suo sito sull’andamento della pandemia con quattro schede (la gialla, la arancione, la verde e la blu). La gialla ci informa sui nuovi casi, i ricoveri, le persone in isolamento e quelle assistite nelle strutture residenziali; la arancione fornisce i numeri sui decessi; la verde riporta i numeri sullo screening di massa e la blu fornisce un dettaglio giornaliero sui nuovi casi distinti per tipologia di gruppo a rischio (sintomatici, conviventi, contatti stretti di casi, ecc.) e sulla storia dei tamponi e dei nuovi casi dall’inizio della pandemia. Quindi ecco che sul piatto degli affamati di informazioni sulla pandemia ogni giorno la Regione serve una bella insalata di numeri. Purtroppo questa insalata è “scondita” e senza sapore perché manca il condimento della analisi e della interpretazione.

Vediamo i dati pubblicati ieri 14 gennaio, dati che si riferiscono al giorno prima. Dalla scheda gialla ricaviamo che ci sono stati 506 nuovi casi, c’erano 659 ricoverati di cui 76 in terapia intensiva e si sono verificati 18 decessi. Per dare un significato a questi dati dobbiamo vedere quale è stato il loro andamento nel tempo e quale è stato il loro andamento rispetto alle altre realtà. Analisi che la Regione non fa o almeno non mette a disposizione.

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Francesco Acquaroli, presidente della Regione

Questa analisi la fanno invece le elaborazioni del dottor Paolo Spada sulla notissima pagina Facebook Pillole di Ottimismo. Vediamo i risultati delle analisi aggiornate al 13 gennaio con i dati fino al 12 gennaio: le Marche sono tra le Regioni che sono peggiorate di più nelle ultime settimane in (casuale?) coincidenza con l’inizio della Operazione Marche Sicure. I dati parlano chiaro: siamo al sesto posto come incidenza settimanale di nuovi casi (ed eravamo un mese fa all’ottavo), al nono per i ricoveri in ospedale (ed eravamo al sedicesimo), al settimo per i ricoveri in terapia intensiva (ed eravamo all’ottavo) e al sesto per frequenza di decessi (ed eravamo al diciottesimo).

Ma non sono solo questi dati a preoccupare, anche se già dovrebbero bastare abbondantemente alla Regione per riflettere sull’andamento della epidemia e sulla validità delle proprie scelte. Preoccupano anche quei dati che il presidente Acquaroli dice che il Ministero ha tirato fuori all’improvviso. Si tratta in realtà di dati che da mesi il Ministero include nel proprio sistema di monitoraggio della pandemia. Dati che ci dicono che nelle Marche (dati ufficiali di ieri) il 34% dei posti letto di terapia intensiva e il 50% dei posti di area medica erano occupati da pazienti Covid, mentre il valore massimo accettabile per il Ministero è rispettivamente del 30 e del 40%. In pratica, con questo carico di pazienti Covid gli ospedali delle Marche riducono fortemente l’assistenza a tutti gli altri pazienti. Quanto ai focolai epidemici, di cui la Regione non fornisce mai i dati complessivi, dalla stampa locale se ne ricostruiscono diversi in corso presso gli Ospedali di Urbino e Fermo e presso le strutture socio-assistenziali di Tolentino, Esanatoglia, Porto Recanati, Falconara e Morro d’Alba. E questo elenco potrebbe essere incompleto.

Proviamo a ricapitolare. Nelle Marche c’è stato nelle ultime settimane un peggioramento di tutti gli indici epidemiologici superiore a quello registrato in gran parte delle altre Regioni. Questi dati suggeriscono dunque un cambio di strategia da parte della Regione a partire dalla scelta sul significato da dare all’Operazione Marche Sicure, quella dello screening di massa. Una iniziativa che ha assorbito e sta assorbendo risorse sproporzionate rispetto ai risultati ottenuti con una partecipazione (dati ufficiali di ieri della Regione) di circa l’11% della popolazione invitata. A solo titolo di esempio in Provincia di Bolzano dove tutta la popolazione è stata esaminata nel giro di 3 giorni la partecipazione è stata del 65%. Ai pochi positivi trovati nelle Marche (a ieri 798 e cioè lo 0,6%) può essere corrisposta una sensazione di falsa sicurezza in molti partecipanti che forse non hanno ben compreso che un risultato negativo al test non dà alcuna sicurezza e non deve mutare di una virgola il rispetto delle regole di comportamento.

Se non si vuole incorrere in un ulteriore peggioramento dei dati epidemiologici va rafforzata l’informazione sui corretti comportamenti a prescindere dalle limitazioni associate ai vari “dipiciemme”. La strada per una uscita dalla pandemia richiede che il grande senso di responsabilità di gran parte dei cittadini diventi patrimonio di tutti i cittadini. Questa è la strada per avere davvero le nostre Marche più sicure.

* Medico e direttore sanitario in pensione

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