Studi sulle faglie attive:
«Esclusi rischi per Ussita
e zona urbana di Macerata»

L'ANNUNCIO del commissario Legnini, dopo prima fase di approfondimento sulle faglie note che interessano alcuni centri nel cratere: «Può finalmente ripartire la ricostruzione a Frontignano»
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FAGLIA-FRONTIGNANO

La faglia di Frontignano

 

«Può finalmente partire la ricostruzione post sisma a Frontignano», località turistica e stazione invernale di Ussita. Ad annunciarlo è il Commissario Straordinario Giovanni Legnini. «La prima fase degli studi di approfondimento sulle faglie note che interessano alcuni centri urbani nel cratere del sisma 2016, che fino a questo momento avevano bloccato la possibilità di presentare i progetti di ricostruzione e riparazione degli immobili danneggiati, ha infatti consentito di escludere l’esistenza di una faglia attiva e capace, e dunque pericolosa, nel nucleo abitato. Nello stesso tempo, questa prima fase di analisi ha permesso al gruppo di lavoro di escludere la presenza di ogni fattore di rischio legato alle faglie per la zona urbana di Macerata».

Legnini

Giovanni Legnini

Gli studi di approfondimento sulle faglie erano stati affidati il 5 ottobre scorso dal Commissario per la Ricostruzione all’Ingv, guidato da Carlo Doglioni, con una forte accelerazione dei tempi ed un’ampia revisione delle procedure rispetto a quanto era stato ipotizzato nel 2019 con l’ordinanza numero 83. «La prima parte di questo lavoro, realizzato insieme alle Università del territorio, si è conclusa oggi con la presentazione dei risultati ai sindaci dei dodici Comuni interessati, nel pieno rispetto dei tempi previsti. Nella seconda fase del lavoro, che si concluderà entro la primavera, saranno effettuati studi più dettagliati sulle altre faglie attive e capaci presenti nei Comuni di Norcia, Preci, Capitignano, Montereale, Barete, Pizzoli, Leonessa, Cittaducale, Rieti, Cantalice e Rivodutri – si legge nella nota -. Lo scopo degli studi è quello di verificare la reale pericolosità di queste faglie e determinare le corrette fasce di attenzione, ovvero le distanze minime che debbono avere le nuove costruzioni da queste fratture del terreno, pericolose perché possono riattivarsi con un sisma, e che possono essere significativamente ridotte accertandone le singole specificità».

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