«Dipendenti di banca e lavoratori
ostaggio di norme confuse
e dell’inerzia degli istituti»

LA DENUNCIA di Giuseppina Aportone, segretaria della Fisac Cgil di Macerata: «Tutto questo è inaccettabile. Si agisce in contrasto con i documenti e protocolli sottoscritti in Abi»
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«Prima di attaccare le lavoratrici e i lavoratori del credito, bisogna spiegare quale sia la differenza tra il banchiere e il bancario. Occorrono immediatamente semplificazione e tutela per sostenere lavoratrici e lavoratori e rendere più snelle le procedure per l’erogazione della cassa integrazione, per l’erogazione di finanziamenti, prevedendo “reali “ procedure, “snelle e veloci”». La denuncia per le condizioni di lavoro nella “front line” del mondo del credito arriva da Giuseppina Aportone, segretaria della Fisac Cgil di Macerata. Il problema messo in luce da Aportone riguarda sia chi lavora in banca sia tutte le realtà (dai lavoratori alle imprese) che in questo momento non riescono ad accedere alle agevolazioni previste dal Governo per l’epidemia coronavirus.

«Riteniamo necessario fare emergere le pesanti difficoltà che lavoratrici e lavoratori bancari, titolari e Preposti di filiale, si trovano ad affrontare quotidianamente, con pochi dispositivi di protezione, in una situazione di personale ridotto, clima aziendale “pesante”, confusione normativa e pressioni commerciali. I vari decreti hanno spostato sulle banche la responsabilità economica del Paese. Ma lo Stato, fornisce solo delle garanzie, le liquidità reali vengono erogate dagli Istituti di credito che seguono l’iter e l’istruttoria di una pratica di affidamento ordinaria».

Che, tradotto in pratica, vuol dire che «sui lavoratori e sui titolari di filiale sono “piovute” centinaia di pratiche relative a sospensione di mutui (privati e imprese), all’anticipazione della cassa integrazione, alla concessione dei finanziamenti alle imprese (compresi quelli previsti fino a 25mila euro). Un’enorme mole di lavoro, resa ancora più difficile e complicata da svolgere, a seguito della burocrazia, la farraginosità e spesso anche la mancanza di organizzazione manageriale delle banche».

Aportone punta il dito contro gli istituti di credito: «In questo frangente confermano la mancanza di volontà di assumere una direzione sociale e con la loro inerzia rallentano e rendono difficilissima l’erogazione dei crediti e della cassa integrazione. Segnaliamo lungaggini dovute a procedure diverse da banca a banca. Sia le lavoratrici e i lavoratori che si rivolgono alle banche per l’anticipo della cassa integrazione sia i lavoratori che se ne occupano, sono entrambe parti in ostaggio di norme confuse, che oltre a creare disagio e malcontento, mettono anche a rischio l’operatore, che è il diretto interlocutore finale della clientela».

Le pratiche sono ancora lungi dall’essere semplificate a detta della sindacalista: «Segnaliamo Istituti di credito che per l’anticipazione degli ammortizzatori sociali, richiedono, pec del datore di lavoro, documentazione Inps e compilazione di modelli spesso complicati. Per le sospensioni o moratorie situazione identica, con in alcuni casi introduzione di commissioni o spese e mancata trasparenza. Per i finanziamenti vengono richiesti documenti e sempre nuove integrazioni dei medesimi, oltre all’autocertificazione, senza parlare della responsabilità penale in capo a direttori di filiale, nel caso di mancato ripianamento del debito. Questi ultimi sono tra incudine e martello e sono sottoposti giornalmente a pressioni e responsabilità enormi ed esposti a rischio personale senza tutele».

Tutto questo «è in contrasto con i documenti e protocolli sottoscritti in Abi, sottolineiamo che queste carenze esulano dalle responsabilità di chi è solo un dipendente bancario che riceve il cliente, raccoglie la documentazione ed istruisce la pratica, non è certo l’arbitro del buon esito della stessa. Occorre immediata una sterzata di risposta per dare il necessario sostegno alle imprese del territorio e alle lavoratrici e lavoratori tutti, che nelle imprese ci lavorano, e che hanno bisogno della cassa integrazione, delle moratorie e di liquidità. La concessione dei finanziamenti e tutte le altre incombenze previste dalle varie normative aziendali non sono responsabilità dei lavoratori che, oltre ad essere esposti al rischio contagio come tutte le altre categorie che hanno carattere di essenzialità, hanno sempre, presidiato il posto di lavoro e devono attenersi alle normative aziendali. Va sottolineato che l’erogazione finale viene effettuata da “alti e altri” livelli di management che, non sono in trincea e spesso impartiscono da casa, in videoconferenza ordini del giorno senza supporti scritti e senza tenere assolutamente conto delle reali situazioni lavorative nelle filiali. Rileviamo inoltre che molti istituti hanno reintrodotto le pratiche commerciali, pressioni e budget da raggiungere. Tutto questo è inaccettabile. Causa ritardi nella ricezione dei fondi per il sostegno al reddito, nel sostegno alle imprese soprattutto le piccole e medie che caratterizzano il nostro territorio».

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