«Sull’emergenza ho la coscienza a posto
Ora test per gli operatori sanitari
e supporto alle case di riposo»

L'INTERVISTA - Alessandro Maccioni, direttore dell'Area vasta 3 parla di sanità, dei due mesi della crisi Coronavirus e del futuro. «Per le strutture dedicate agli anziani i Comuni se le gestiscono devono saper affrontare le emergenze e garantire anche posti in isolamento. L'ospedale provinciale ora serve più che mai. I punti che resteranno aperti più a lungo sono l'ospedale alla fiera di Civitanova e l'ex palazzina di malattie infettive a Macerata. La carenza di tamponi? Un problema su scala mondiale»
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Alessandro Maccioni, direttore dell’Area Vasta 3

 

di Luca Patrassi

Il periodo non è dei più propizi, è anche facile dire che in tempi difficili si aprono margini più vasti per visioni strategiche, peraltro anche la visione di insieme degli ultimi anni maceratesi è veramente inquietante passando dal terremoto a Covid 19 senza dimenticare l’omicidio di Pamela Mastropietro e il raid di Luca Traini che pure hanno lasciato un segno indelebile. Però si guarda al futuro e anche il confronto con il direttore dell’Area Vasta 3 dell’Asur Alessandro Maccioni si apre con le prossime mosse. «Stiamo andando avanti con il nuovo ospedale. Anche dopo l’esperienza del coronavirus si chiederà qualcuno? A maggior ragione adesso, c’è bisogno di una nuova struttura ad alto contenuto di tecnologia, con più posti letto di rianimazione, dotata di percorsi separati e progettati per la massima sicurezza iniziando dall’antisismica».

Nuovo ospedale, provinciale… i nomi sono diversi. Per il vecchio ospedale quale destinazione si prevede?

«Penso si possa studiare una struttura dedicata alle emergenze, reparti da utilizzare in caso di epidemie come accaduto ora per il coronavirus, altri piani destinati ad uffici, sempre nel caso di emergenze come il terremoto. Del resto si tratta di una struttura realizzata in cemento armato, antisismica».

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Sanitari dell’ospedale di Camerino, con equipaggiamento anti Covid 19

Alcune posizioni critiche vertono sul fatto che non siano state utilizzate le altre strutture ospedaliere del territorio, anche quelle dismesse.

«Quelle strutture non servono all’utilizzo in emergenza. Si parla di edifici vecchi, non antisismici, ci sono vincoli tecnici per i restauri trattandosi appunto di strutture progettate tanti decenni fa, sono spesso ubicate nei centri storici con i relativi problemi di accesso. Parlo di Recanati, di Treia, di Cingoli e potrei andare avanti ancora. L’unica struttura che si poteva utilizzare era San Severino che però non ha una Rianimazione».

In archivio dunque i vecchi ospedali?

«Non ho detto questo, hanno una funzione importante per il territorio e continueranno a svolgerla come accade ora».

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La casa di riposo di Cingoli

Una cosa che, invece, non sembra destinata a proseguire come accaduto finora è la gestione delle case di riposo.

«Lo ha rilevato il governatore Luca Ceriscioli. I Comuni possono scegliere di gestire direttamente quel tipo di strutture, ricevono per questo fondi pubblici. Nel momento in cui però fanno questa scelta devono anche essere in grado di garantire l’assistenza con personale adeguato. Non è che di punto in bianco, appena nasce un problema, possono dire “non siamo in grado di garantire il servizio, ci pensi l’Asur”. Il Comune deve essere pronto alle emergenze, le strutture devono essere adeguate ed avere anche spazi per mettere in isolamento qualche degente».

Sono passati due mesi segnati dal Covid 19. Rivisto il film dall’inizio, quali sono le scelte che rifarebbe e quali invece quelle che rivedrebbe?

«Molto positiva e tempestiva la scelta della Regione di destinare alcune strutture – Camerino e Civitanova – ai pazienti Covid 19. Inizialmente avevano ipotizzato anche Macerata con esclusione dell’Emodinamica e del percorso per l’ictus ma sarebbe stata una soluzione pericolosa e difficile da gestire e si è fatta una scelta diversa. All’inizio abbiamo agito velocemente e preso decisioni sulla base di una situazione molto ma molto critica: certo, avessimo avuto più tempo a disposizione potevano maturare anche altre scelte, diverse. I contagi maggiori ci sono stati tra gli anziani, tra i più fragili. Ho la coscienza a posto, all’inizio poi c’era anche carenza di linee guida nazionali, è stato un work in progress con aggiornamenti costanti. Ma anche in nazioni come gli Usa o l’Inghilterra, che hanno avuto più tempo di noi per organizzarsi, le cose non sono andate meglio».

C’è anche chi l’ha accusata di non aver dato le protezioni al personale sanitario, di non aver fatto fare i tamponi…

«Se qualcuno dice che mi sono tenuto i tamponi per risparmiare è bene che mi denunci, lo stesso se mi dovessero accusare di non aver distribuito il materiale. La verità è che i dispositivi e i tamponi arrivano dalla Protezione civile nazionale e, se non arrivano, io posso far ben poco. Abbiamo anche tentato di acquistarli da soli ma ci è stato proibito, appunto con la motivazione che lo avrebbe fatto la Protezione civile. Peraltro si tratta di prodotti richiesti in tutto il mondo. I problemi inizialmente sono stati molti. Il primo appunto la disponibilità dello strumento, poi c’era un solo laboratorio accreditato in tutta la regione, poi ci vuole il personale per i fare i tamponi ed ancora ci vogliono i reagenti per fare le analisi».

Insomma, una serie di colli di bottiglia. Per il futuro, relativamente ai controlli?

«La prossima settimana verranno fatti i test sierologici ai dipendenti e ai 240 medici di base e pediatri. In questo senso c’è un’intesa con l’Ordine dei medici guidato da Romano Mari. Avviata dal Pronto Soccorso (in questo caso con la donazione di un’azienda) anche una sanificazione dei reparti in cui abbiamo registrato casi di contagio. Prevista anche un’azione di supporto nelle Case di riposo in cui si sono evidenziati i maggiori problemi».

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Trasferimento di pazienti alla ex palazzina di Malattie infettive

La risposta al Covid 19 una volta superata l’emergenza?

«Bisogna pensare al ritorno alla normalità nei vari ospedali. Quanto al Covid resteranno operativi più a lungo il reparto da 45 posti letto nella palazzina ex Malattie Infettive a Macerata e i 90 posti letto di terapia intensiva che si realizzeranno a Civitanova».

Vero è anche che contro di lei hanno unito le forze alcuni politici ed anche i sindacati.

«Non mi occupo di politica, le polemiche, specie ora, non aiutano. Su Treia ho risposto per ripristinare la realtà dei fatti. Quanto ai sindacati mi hanno accusato di recente perfino di aver violato la Costituzione. Una cosa però voglio sottolinearla: ho letto di un sacerdote medico che è tornato in ospedale, lo stesso ha fatto una suora dottoressa, ho letto di un sindaco infermiere che ha rinunciato all’aspettativa per tornare in corsia. Non ho letto di nessun sindacalista che abbia rinunciato al distacco sindacale per tornare al lavoro in ospedale in una situazione di emergenza».

A proposito, il personale sanitario ha dato una risposta storica in fatto di impegno, di sacrificio e di passione.  

«Una grandissima disponibilità da parte di tutti, dai medici agli oss passando per gli infermieri. Uomini e donne che stanno facendo un grandissimo lavoro».

C’è anche stata una grande risposta solidale.

«A parte i gesti quotidiani di vicinanza al personale (dalle brioches alle pizze), come Av3 abbiamo avuto donazioni finora per 1,4 milioni di euro, 900mila delle quali i macchinari. Donazioni importanti dalla Fondazione Andrea Bocelli, dalla Svila, dalla famiglia Rossi per citarne alcuni. Donazioni che permettono di far crescere la qualità delle prestazioni erogate nelle varie strutture ospedaliere».

Cosa le rimane di questa esperienza?

«Nella mia professione le scelte erano sempre di tipo economico per migliorare utili, la liquidità, la gestione fiscale, diminuire il costo del personale in rapporto alla produzione. L’approccio in questo nuovo lavoro invece è stato quello di partire prima di tutto dai bisogni delle persone. Non c’è un giorno nel mio lavoro in cui non si manifestano criticità, in cui non ti attaccano. La voglia di mollare è tanta ma poi ti arrivano messaggi inaspettati che ti danno gli stimoli per continuare. C’è lo sconosciuto che ringrazia per la qualità dell’assistenza ricevuta e l’amico che manda un messaggio di addio pensando di essere arrivato alla fine. In realtà l’ultima storia è stata a lieto fine visto che, per dirla alla Marzullo, alla notte ha fatto seguito l’alba di un giorno migliore».

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