“We can be waves”,
essere un’onda
tra i palchi e l’installazione

MACERATA - Un progetto originale, un percorso che lascia le mura del Lauro Rossi per aprirsi a piazza della Libertà con un percorso tutto da scoprire. Questa sera lo spettacolo torna alle 21. Le visite all'installazione invece sono previste domani, durante la Notte dell'opera, alle 22,30 e alle 23
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di Maria Stefania Gelsomini

E alla fine ti accorgi di essere un’onda, perché “We can be waves” va in scena a teatro, ma poi c’è l’installazione. Così la chiamano, da programma. Il progetto sperimentale vincitore del Concorso Macerata Opera 4.0, che ha debuttato con successo una settimana fa al teatro Lauro Rossi, ha saputo coinvolgere il pubblico investendolo d’emozione. Ma soltanto chi, a posteriori, ha visitato l’installazione che il collettivo Casa Marziano ha realizzato negli spazi del teatro Lauro Rossi in collaborazione con il Balletto del teatro di Torino, ha compreso e vissuto fino in fondo la portata di quell’emozione. Perciò attenzione, le due performance non sono l’una la versione ridotta dell’altra, e pur essendo assolutamente indipendenti nei luoghi e negli orari sono concepite come esperienze complementari.

Non si può assistere allo spettacolo senza tornare in teatro per concludere il percorso. Sarebbe un’esperienza incompleta, sarebbe un peccato. Se là, dai palchi, le onde le percepisci e attraversandoti le riconosci, qui nelle undici stanze sei tu in prima persona a giocare e scoprire. Qui l’onda sei tu. Arrivi di fronte al teatro e non sai cosa aspettarti, credi di entrare come sempre dall’ingresso principale ma non è così, si comincia all’aria aperta. Pronto a farti guidare, piccola onda, da un’onda più grande. Credi di essere spettatore ma sei protagonista di un tuo viaggio intimo e personalissimo. Le linee rette non esistono in natura, e persino quelle della chiesa incompiuta di san Paolo, ora davanti ai tuoi occhi, sono state mosse e rese incerte dal terremoto. Le onde esistono ovunque, sopra e sotto ai tuoi piedi, nel cielo, nel mare fermo della pavimentazione che sostiene il tuo corpo, e negli sguardi delle persone sconosciute che hai intorno.

In una piazza della Libertà assolata, dove la libertà è una parola chiusa tra i quattro palazzi del Comune, della Questura, del teatro Lauro Rossi e della chiesa di San Paolo, la voce guida nelle cuffie wi-fi ti invita ad abbandonarti e a seguire le ali verdi speranza della libertà: due uccellini, due bandiere svolazzanti che danno inizio alla performance. Ecco che arrivano i ragazzi del collettivo, e ti conducono per mano dentro al teatro, nel cuore dell’edificio e dell’arte, giù fino all’epicentro dello scossone emotivo. Entri in un labirinto che è quello inconfondibile della vita, sali e scendi scale e scalette, prendi percorsi misteriosi, apri stanze segrete, ti apri a esperimenti inattesi. Sbuchi dentro ai camerini, nei corridoi, nei passaggi di servizio. Sei trasportato fisicamente in un altrove ovattato, attraverso l’unico contatto delle mani e degli occhi, perché puoi ascoltare la musica e i suoni trasmessi in cuffia ma non puoi parlare. E non sai quale stanza ti capita, quale sarà la prossima porta ad aprirsi in questo cammino che dura mezz’ora, o poco più. Le persone che entrano con te vengono portate via, poi con qualcuno ci si incontra in stanze successive, e ci si separa di nuovo. Puoi capitare nella stanza del disegno, dove due occhi gentili ti fanno annusare l’odore della vernice, ti fanno toccare i pennelli, ti danno un pennarello nero per disegnare onde su un foglio di carta appeso alla parete dove altre onde sono state tracciate da chi è passato prima di te, e infine ti chiedono di disegnare il suo ritratto. È tempo di proseguire, arriva una geisha e ti conduce per mano sul retro palco, dove altre persone già sedute, ascoltando una musica orientale, stanno rastrellando piccole vaschette di sabbia al ritmo di un metronomo.

Poi vieni accompagnato, per scale e porte che si aprono e si chiudono in un sincronismo perfetto, dentro una sala d’attesa di una stazione, dove due danzatrici eseguono la loro performance. E poi scendi ancora, per entrare in una stanza stretta, piena zeppa di oggetti e di numeri che sembrano tante chiavi appese di stanze d’albergo, ma possono essere i numeri della tombola o del lotto, i numeri della buona e della mala sorte, che una voce insistente dall’accento napoletano ti esorta a scovare fra libri, vestiti appesi e suppellettili d’ogni tipo: una caccia al tesoro benedetta in una sorta di mercatino delle pulci. Ti offrono un bicchierino di caffè e ritorni alla luce dei corridoi che corrono lungo la platea, scendi nel bar dove sta suonando un pianista. Qui sei invitato a sederti a uno dei tavolini e a scrivere su un foglietto il tuo desiderio, che potrai appendere a un alberello posto al centro del foyer. È così che il tuo viaggio finisce e dal silenzio irreale del teatro torni al cielo azzurro di piazza della Libertà. Con la consapevolezza di essere un’onda, e di non aver aperto tutte le stanze. Lo spettacolo We can be waves torna al teatro Lauro Rossi questa sera e verrà replicato mercoledì prossimo 8 agosto, sempre alle 21. Le visite all’installazione invece sono previste domani, durante la Notte dell’Opera, alle 22,30 e alle 23, e poi nei giorni 4, 5 e 7 agosto nei consueti orari pomeridiani alle 18 e alle 19.

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