Cin cin d’addio per Micheli:
“Lascio un bambino di sei anni
che ora può andare a scuola da solo”

SFERISTERIO - Nell'ultimo Aperitivo Culturale il direttore artistico traccia le linee per il futuro del festival: "Resterò come collaboratore". Poi dopo aver dichiarato il proprio orientamento sessuale ha gridato scherzando: "Io e Messi ci amiamo". Crescere sul piano internazionale e capitale della cultura 2020 le sfide da vincere. Arriverà anche un direttore musicale
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L’abbraccio tra Francesco Micheli e Luciano Messi

 

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Francesco Michele con l’assessore alla cultura Stefania Monteverde e il sovrintendente Luciano Messi

 

di Marco Ribechi

Standing ovation e oltre un minuto di applausi per salutare la star del Macerata Opera Festival. Così il pubblico degli Aperitivi Culturali ha voluto omaggiare nell’ultimo appuntamento agli Antichi Forni il direttore artistico uscente Francesco Micheli, autore della rinascita dello Sferisterio e di tutta la vita culturale della città. Sei anni duri ma anche gonfi di soddisfazioni che Micheli ha voluto condividere con la città che lo ha abbracciato e sostenuto in un rapporto di dare e avere che traccia in maniera indelebile anche le linee guida per il direttore che verrà. Un lavoro matto e disperatissimo, direbbe Leopardi, che ha avuto nell’attività imprescindibile del sovrintendente Luciano Messi la faccia nascosta della medaglia e che ha fatto riacquistare all’arena il prestigio internazionale smarrito.

«Lascio a Macerata un bambino di sei anni che oggi è in grado di andare a scuola da solo – spiega Micheli che aveva anticipato il suo saluto saluto mercoledì sera nel dibattito organizzato da Cronache (leggi l’articolo) – Da ormai due anni vivo al di sopra delle mie possibilità con una montagna di impegni che mi hanno anche allontanato dalla mia attività principale, quella di regista. Ho svolto con piacere e dedizione tutta una serie di attività anche d’ufficio che sono diventate la parte più onerosa. Credo che sia giunta l’ora che Macerata entri in una programmazione estiva ancora più solida, internazionale, per questo serve una persona che aiuti Messi a rendere l’attività dello Sferisterio stabile per tutto l’anno, anche in inverno».

aperitivi_13agosto_02-325x217In questa direzione vanno due scelte che potrebbero apportare quel carico di energie fondamentali per fare un ulteriore salto di qualità. Da un lato l’affiancamento al direttore artistico di un direttore musicale (come sollecitato su Cronache), dall’altro l’accordo già siglato con cui l’Associazione Sferisterio gestirà anche la stagione del teatro Lauro Rossi (leggi l’articolo). «Abbiamo una macchina che non si tira indietro – spiega Luciano Messi – ma è troppo piccola. E’ cresciuta tantissimo nonostante i tagli ministeriali e due figure sarebbero necessarie per aumentare la qualità e proiettare il Mof nel futuro». Un festival centrale nelle casse dell’amministrazione comunale: «Il 60 per cento degli investimenti culturali vanno all’Associazione Sferisterio – spiega l’assessore alla cultura Stefania Monteverde – ma questo avviene perchè è un contributo strategico per tutta la città. La convenzione per la gestione del Lauro Rossi serve per creare un sistema di teatri cittadini e valorizzare anche in altri ambiti le maestranze che si creano con l’Opera. Oggi Macerata ha bisogno di una fabbrica culturale forte e questo ruolo può essere interpretato dall’Associazione Sferisterio».

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Francesco Micheli con Cinzia Maroni

La sfida è anche quella della capitale della cultura italiana 2020. «E’ una gara virtuosa a cui è importante partecipare – sottolinea Micheli – Macerata può affermarsi come prototipo della città italiana del futuro per la sua bellezza, per il tessuto sociale coeso e per la capacità di rilanciare un territorio in crisi e messo in ginocchio dal sisma. E’ un bel messaggio a cui bisogna credere, sono poche le realtà italiane in cui l’opera, la più grande eredità del Rinascimento, ricopre un ruolo così centrale». La prossima stagione lirica, in cui saranno presentate la Traviata, L’Elisir d’amore e il Don Giovanni vanno proprio nella direzione della sfida. «Sono produzioni inusuali per i teatri all’aperto – spiega Micheli – ma lo Sferisterio è anche uno spazio di grande intimità e si adatta benissimo a queste rappresentazioni. Possono davvero essere un balzo in avanti soprattutto sulla scena internazionale. Io resterò a Macerata come collaboratore, sono a disposizione a fare la staffetta con il mio successore accompagnandolo e a continuare il dialogo con l’amministrazione comunale».

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Francesco Micheli

Lo scopo dichiarato di Micheli in questi ultimi sei anni è stato quello di restituire all’Opera la sua funzione originale: «L’opera è un luogo di libertà e di rivoluzione – osserva Micheli – I nostri padri hanno messo al centro sempre figure che erano marginalizzate. Non a caso quelli che oggi sono grandi classici hanno sempre avuto dei debutti fallimentari per i messaggi critici che esprimevano. Nel dopoguerra invece la lirica è diventata una passerella di moda, il luogo in cui il potere faceva sfoggio del lusso e del conservatorismo. Ambientare le opere in maniera fedele al libretto non è un valore antico ma degli anni ’60. Gli allestimenti proposti allo Sferisterio sono molto legati ai valori originali ricercati dai compositori e, in un’epoca in cui l’Occidente è sotto rigurgiti dittatoriali, vogliamo che continui ad essere non il mausoleo della classe borghese ma un luogo di libertà e di valori eversivi a cui tutti possono accedere».

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La straordinaria presenza di pubblico agli Antichi Forni per l’ultimo Aperitivo Culturale

Chi sa solo d’opera non sa niente d’opera recita appunto lo slogan degli Aperitivi Culturali che giungono al termine dopo 12 avvincenti appuntamenti. I valori altri nascosti dietro il melodrama sono stati raccontati da registi, direttori d’orchestra, compositori e filosofi attraversando il mondo da Oriente e Occidente e ritorno. Il successo di pubblico ad ogni appuntamento ha dimostrato che gli spettatori sono pronti a cogliere il valore eversivo espresso da Micheli e che a Macerata c’è grande desiderio di Opera anche fuori dalle mura dello Sferisterio. Nel finale il commuovente abbraccio tra Messi e Micheli: «Non ve ne siete accorti ma siamo una coppia, ci amiamo segretamente da sei anni», scherza il direttore artistico che all’inizio dell’incontro aveva detto «Io sono omosessuale, è la prima volta che lo dichiaro in pubblico, ma penso che se ne fossero accorti tutti». L’incontro si è concluso con il consueto aperitivo questa volta offerto da Doppio Zero e accompagnato da un buon Ribona. L’appuntamento è all’anno prossimo o forse a questo inverno, come lascia intendere la curatrice Cinzia Maroni con un’anticipazione che sa di promessa: «Sul Don Giovanni avremo molto da lavorare, ho già in mente alcuni progetti».

 

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