Nasce il comitato
“Salviamo la Maceratese”

VENDITA RATA - Il nuovo gruppo spontaneo comprende sostenitori che fanno parte anche delle diverse anime delle tifoseria organizzata. Si schiera apertamente contro l'acquisto del club da parte della cordata romana e a favore "dell’autorevole imprenditore locale, il quale chiede solo un po’ di tempo per coinvolgere altri finanziatori", con chiaro riferimento ad Enrico Paoloni. Su Spalletta e l'avvocato Valori: "fate un passo indietro e lasciate la società nelle mani di chi la ama davvero"
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La tifoseria della Maceratese

 

E’ nato un comitato spontaneo di tifosi biancorossi, il cui nome è più un appello che un appellativo: “Salviamo la Maceratese”. «Da diverse settimane ci stiamo riunendo sistematicamente, al fine di aiutare la Rata attraverso contatti con imprenditori locali, iniziative di solidarietà con i calciatori, incontri con amministratori cittadini. Un gruppo che segue la squadra ogni domenica e che comprende donne e uomini che fanno parte anche degli altri gruppi organizzati (Curva Just, 40+, Amici della Rata)» e che oggi prende posizione in maniera decisa in merito alla vendita della società. Lo fa in una nota, che segue quella diffusa dalle varie anime della tifoseria biancorossa (leggi l’articolo) dopo la notizia che la cessione del club verrà ufficializzata entro il fine settimana (leggi l’articolo).

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L’imprenditore Enrico Paoloni

Si schiera apertamente contro la vendita del club alla cordata romana «per non ripetere gli errori del passato», nutrendo dubbi sulla credibilità dell’avvocato Angelo Massone «in Scozia è definito come un “ricercato per crimini contro il calcio scozzese”, nei suoi confronti è stata chiesta addirittura la radiazione con gravi accuse» e a favore «dell’autorevole imprenditore locale che vorrebbe rilevare la società il quale chiede, giustamente, solo un po’ di tempo per coinvolgere altri finanziatori» con il chiaro riferimento all’imprenditore Enrico Paoloni di Montefano, i cui avvocati hanno incontrato ieri il presidente della Lega Pro Gabriele Gravina, leggi l’articolo). Infine gli esponenti del neonato comitato, non comprendendo la «fretta di concludere l’operazione dimostrata da Filippo Spalletta e dal suo legale, l’avvocato Federico Valori», chiedono agli stessi «di fare un passo indietro e di provare a lasciare la Maceratese nelle mani di chi la ama davvero». 

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Filippo Spalletta, presidente della Maceratese

Questo il testo della nota diffusa da “Salviamo la Maceratese”: «Per molti il calcio è amore, passione, attaccamento ai propri colori. Per alcuni, purtroppo, il calcio è solo business o, nella migliore delle ipotesi, uno dei tanti strumenti per farsi pubblicità. Tra questi ultimi ci sono i Bonsignore, i Rovelli, gli Auriemma, i Malavolta (almeno in parte), gli Spalletta: la (quasi) centenaria storia della Maceratese dimostra inequivocabilmente che ogni presidente non proveniente dal territorio ha solamente danneggiato i colori biancorossi. Sia chiara una cosa: la Società Sportiva Maceratese, prima ancora di Spalletta, appartiene alla città e non è manipolabile come un qualsiasi oggetto che può essere venduto, acquistato, rivenduto nel giro di pochi mesi. Cedere la Rata alla cordata romana significa ripetere gli stessi errori commessi in passato, soprattutto quando, come oggi, c’è un autorevole imprenditore locale che vorrebbe rilevare la società che chiede (giustamente) solo un po’ di tempo per coinvolgere altri finanziatori. Quale credibilità possono avere questi signori che, in meno di due ore, si dicono già pronti a rilevare le quote della S.S. Maceratese? Quale credibilità si pretende quando si è rappresentati da un avvocato che in Scozia è definito come un “ricercato per crimini contro il calcio scozzese” e nei confronti del quale è stata chiesta addirittura la radiazione con gravi accuse? Non lo capiamo e non lo accettiamo. Così come non possiamo comprendere e accettare la fretta di concludere l’operazione dimostrata da Filippo Spalletta e dal suo legale, l’avvocato Federico Valori, ai quali accoratamente chiediamo di fare un passo indietro e di provare a lasciare la Maceratese nelle mani di chi la ama davvero».

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