Banca Marche, Mef indaga
sulla lettera di Visco
nascosta alla Fondazione Carisj

Il ministero dell'Economia approfondisce le circostanze che portarono l'ente a sottoscrivere circa 20 milioni di euro di nuove azioni. Il dossier nato da un esposto presentato nel 2013 da due ex consiglieri i quali chiedevano come mai l'istituto di credito non avesse informato l'istituzione dei rilievi su BM espressi da Visco. Secondo Consob, però, anche Jesi sarebbe stata subito messa a conoscenza della lettera del governatore. Esposto di Asso-consum sul default
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Fonte: www.mef.gov.it

di Marco Ricci

Il ministero dell’Economia, titolare della vigilanza sulle fondazioni di origine bancaria, ha aperto un faro sulle circostanze che hanno portato la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi a sottoscrivere l’aumento di capitale 2012 di Banca Marche. La Fondazione acquistò nell’occasione circa 20 milioni di euro nuove azioni della banca conferitaria al prezzo di 0.85 centesima ciascuna. La direzione quarta del dipartimento del Tesoro ha dato il via al suo approfondimento dopo un esposto del gennaio 2013 presentato da due ex consiglieri della Fondazione Carisj i quali avevano assunto la carica solo in epoca successiva ai fatti in questione. Nell’esposto – la cui esistenza era stata rivelata da Cronache Maceratesi circa un anno fa (leggi l’articolo) – veniva chiesto al Mef come mai Banca Marche non avesse presumibilmente comunicato all’allora presidente della Fondazione, Federico Tardioli, il contenuto della lettera di Ignazio Visco sullo stato della banca, lettera ricevuta dall’istituto un mese prima che si aprisse l’aumento di capitale. Il governatore della Banca d’Italia, lo ricordiamo, espresse giudizi molto forti sulla situazione aziendale di Banca Marche tanto che la Consob ha recentemente sanzionato l’ex dg, Massimo Bianconi, gli allora consiglieri di amministrazione – ad eccezione di uno – e l’intero collegio sindacale per aver celato al mercato proprio quella comunicazione il cui contenuto, secondo Consob, se reso pubblico avrebbe “verosimilmente potuto dissuadere dall’aderire all’offerta”.

Fondazione_jesiSecondo l’esposto ricevuto dal Mef, la Fondazione Carisj sarebbe entrata in possesso della lettera di Visco solo nel 2013, dopo che gli stessi due consiglieri avevano posto la questione al nuovo presidente dell’istituzione jesina, Giancarlo Giacani. Giacani avrebbe dichiarato di aver ottenuto solo in quel momento, proprio per rispondere ai quesiti postigli,  copia della lettera di Visco da un vicepresidente di Banca Marche, forse dallo stesso Tardioli il quale nel frattempo era stato nominato nel Cda di Banca Marche. La versione sarebbe però in parte contraddetta dall’allora presidente dell’istituto di credito, Michele Ambrosini, il quale ha asserito in diverse circostanze di aver informato immediatamente, cioè già nel gennaio 2012,  anche il presidente della Fondazione di Jesi della comunicazione del governatore, circostanza oltretutto coerente con quanto scritto dalla Conosb nei verbali contenenti le contestazioni agli ex vertici della banca. Il problema sembrerebbe dunque interno alla Fondazione, con il Mef che ha già richiesto materiale documentale per approfondire la questione.

Con il dissesto Banca Marche, oltre ai 20 milioni di euro dell’aumento di capitale 2012, la Fondazione Carisj ha perduto circa 90 milioni di euro di patrimonio, mentre per Macerata e Jesi – le altre due consorelle che insieme a Jesi avevano il controllo della banca, le perdite si aggirano intorno ai 190 milioni di euro ciascuna.

L’ESPOSTO – L’Asso-consum, associazione per la difesa dei consumatori, ha inoltrato un esposto alla procura di Ancona, già titolare dell’inchiesta su Banca Marche, “affinchè venga accertato se il rischio di default di Bm sia stato dovuto a malversazioni interne o a speculazioni. l primo caso di bail-in – sostiene Asso-consum – ossia di fatto la nuova direttiva europea che prevede il salvataggio degli istituti di credito coprendo le perdite con i capitali interni, applicato in anticipo rispetto a quanto previsto ossia gli inizi del 2016, ha danneggiato i risparmiatori, nello specifico azionisti e titolari di obbligazioni che si sono visti annullati i propri investimenti ex-abrupto”.

L’associazione si domanda infine “se tale provvedimento possa consideransi costituzionale, in quanto azionisti e titolari di obbligazioni nel momento in cui hanno investito i propri capitali nella Banca non erano a conoscenza di tale rischio”.



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