Banca Marche, c’è la proposta del Pd
Un fondo di solidarietà per gli obbligazionisti

L'interventi prevede un Fondo con 40 milioni a cui se ne potrebbero aggiungere altri 80 provenienti dal sistema bancario. Scopo, andare incontro a chi, a causa dei dissesti, si trovasse in "condizioni d’indigenza". Manzi e Petrini sono per allargare il sostegno agli azionisti. Consob apre un faro sulla vendita delle subordinate
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Banca delle Marche, la sede a Jesi

Banca delle Marche, la sede a Jesi

di Marco Ricci

Se il governo ha allo studio la possibile creazione di un Fondo che possa risarcire i piccoli investitori che hanno acquistato le obbligazioni subordinate di Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Etruria e Cassa di Risparmio di Chieti, oggi si è mosso il Partito Democratico, presentando  stamattina un emendamento alle legge di stabilità per istituire presso il Mef un “fondo di solidarietà per gli investitori in obbligazioni subordinate, per l’erogazione di sovvenzioni ed altre liberalità, privi in ogni caso di carattere risarcitorio o indennitario e con esclusive finalità di solidarietà, di assistenza o di utilità sociale, a favore di investitori persone fisiche, imprenditori individuali e imprenditori agricoli o coltivatori diretti detentori di strumenti finanziari subordinati emessi dalla Banca Marche, Banca  popolare dell’Etruria e del Lazio, dalla Cassa di risparmio di Ferrara e dalla Cassa di risparmio della provincia di Chieti”. Il Fondo, nella proposta del gruppo Pd firmata da tutti i deputati delle regioni interessate ai quattro dissesti, avrebbe una dotazione iniziale di 40 milioni di euro per il 2016 a cui si aggiungerebbero, dopo la sigla di un protocollo con l’Abi, altri 80 milioni di euro provenienti dal sistema bancario nazionale. L’emendamento chiarisce anche come gli interventi siano diretti a coloro che, dalle perdite patrimoniali subite, potrebbero venire a trovarsi in condizioni di indigenza o comunque di vulnerabilità economica o sociale.

La parlamentare maceratesi, Irene Manzi

La parlamentare maceratesi, Irene Manzi

L’indirizzo non è diverso a quello in cui punta il Governo, con il ministro Padoan che ha dichiratato oggi come l’esecutivo “stia valutando un sostegno a fasce deboli dei risparmiatori, ma non una compensazione del credito”. L’emendamento presentato dal gruppo Pd non sarebbe però l’unico in cantiere, come ci ha spiegato l’onorevole maceratese Irene Manzi la quale, fin da martedì scorso, ha partecipato alle diverse riunioni dei parlamentari del Partito Democratico per arrivare a una soluzione. Alla Manzi non sfugge come questo primo emendamento vada ad escludere dalle forme di solidarietà gli azionisti delle banche, anch’essi vittime spesso inconsapevoli dei dissesti degli istituti di credito. “Sono favorevole ad allargare a tutti i risparmiatori coinvolti – ci ha spiegato – questione su cui stiamo lavorando”. Date le dimensioni dell’ormai ex istituto di credito, gli azionisti marchigiani sono i più colpiti dall’azzeramento delle loro azioni rispetto ai soci delle altre tre banche.

Paolo Petrini

Paolo Petrini

Sullo stessa linea di pensiero di Irene Manzi è la proposta di Paolo Petrini, il deputato marchigiano relatore in Commissione finanze della Camera dei decreti attuativi della direttiva europea Brrd sui salvataggi bancari. Petrini sarebbe favorevole alla costituzione di un Fondo in cui vadano a confluire, in una qualche misura, parte degli eventuali proventi ottenuti dalla gestione delle sofferenze di Banca Marche, Carife, Carichieti, Popolare dell’Etruria e Carichieti che confluiranno nella bad bank. Petrini, parlando genericamente di “piccoli risparmiatori”, vorrebbe anche lui evitare il crearsi di una disparità di trattamento tra azionisti e possessori di obbligazioni subordinate. 

Il varco è in ogni caso stretto. Da una parte la normativa sui salvataggi bancari e l’opposizione della Commissione europea a qualsiasi forma di ristoro, dall’altra il politicamente poco vendibile utilizzo di risorse pubbliche, considerando come già alcune forze di maggioranza – Scelta Civica ed Area Popolare – sarebbero contrarie a creare un precedente. Si attendono adesso le decisioni del Governo il quale potrebbe inserire la propria proposta nel maxi-emendamento alla legge di stabilità. Il valore delle subordinate, lo ricordiamo, è stato azzerato poiché per l’intervento che ha portato alla nascita delle quattro nuove banche è stato necessario l’apporto del Fondo Unico per la risoluzione delle crisi il quale, oltre a patrimonializzare i nuovi istituti, ha dovuto ripianare una perdita complessiva di 1.7 miliardi di euro emersa dai quattro bilanci. I clienti non istituzionali dovrebbero aver sottoscritto obbligazioni subordinate per un totale che oscilla tra i 300 e i 400 milioni di euro. Nel caso di Banca Marche, le maggior parte di questi titoli era venduta con un taglio di 50mila euro, mentre per PopEtruria e Carife il taglio era in media ben inferiore, intorno ai mille euro.

Il presidente di Consob, Giuseppe Vegas

Il presidente di Consob, Giuseppe Vegas

CONSOB – La Consob ha aperto un faro sulle modalità con cui sono stati vendute ai clienti retail le obbligazioni subordinate, prodotti ben rischiosi e non adatti a tutti i tipi di investitori. Consob valuterà adesso se questo rischio fosse chiaro ai clienti o se fossero stati rassicurati. Già prima che entrasse in vigore la nuova normativa sulla gestione delle crisi bancarie, in ogni caso,  i prospetti informativi riportavano in buona evidenza, fra le avvertenze per gli investitori, i rischi connessi con la sottoscrizione di obbligazioni subordinate, tra cui la perdita anche totale del capitale investito. Eppure il rischio era considerato in qualche modo virtuale poiché in Italia non erano mai state coinvolte le obbligazioni subordinate nei dissesti bancari, questo anche grazie agli interventi del Fondo per la tutela dei depositi (Fitd). Con le nuove regole il quadrò però è drasticamente cambiato e solo a pochi giorni dall’entrata in vigore delle nuove norme, l’istituto guidato da Giuseppe Vegas aveva inviato una precisa comunicazione alle banche su come informare i clienti dei nuovi rischi. “Gli investitori – si legge tra l’altro nella comunicazione – dovranno essere informati del fatto che sono state introdotte limitazioni all’intervento pubblico a sostegno di un intermediario che versi in una situazione di crisi.”

BCE di notteIl vero problema per gli obbligazionisti (ma anche per gli azionisti) di Banca Marche e degli altri istituti in crisi è quello di essersi trovati a cavallo tra un sistema e l’altro. Da una parte hanno infatti acquistato obbligazioni e azioni bancarie quando erano in vigore le vecchie norme, per vedersi alla fine totalmente coinvolti nei dissesti come prevedono invece le nuove. Paradossalmente, poi, questi investitori hanno visto applicata solo la parte per loro più svantaggioso del nuovo quadro normativo, mentre non hanno potuto godere né dei maggiori poteri assegnati alla Vigilanza di Banca d’Italia dalla Brrd, né degli altri interventi di tipo preventivo previsti dalla direttiva europea. Le nuove regole, lo ricordiamo, sono entrate in vigore in Italia neppure due settimane fa.

CODACONS, ESPOSTI IN PROCURA – Se per protestare contro gli effetti dei quattro dissesti è in programma per il primo pomeriggio di domenica prossima una manifestazione davanti a Montecitorio – presenti tra gli altri i presidenti di Adusbef e Ferconsumatori – il Codacons ha intenzione di presentare diversi esposti-denuncia alle procure di Ancona, Ferrara, Roma, Arezzo e Chieti. L’intervento sarebbe finalizzato a fare luce sulle “responsabilità del dramma vissuto in queste ore da migliaia di risparmiatori che da un giorno all’altro hanno perso i propri investimenti”.Le presunte fattispecie di reato ipotizzate da Codacons sarebbero il falso in bilancio, l’aggiotaggio e le false comunicazioni  sociali. “Contestualmente – scrive l’associazione – chiederemo alla magistratura di verificare le responsabilità degli organi istituzionali in relazione all’attività di vigilanza svolta sugli istituti di credito”.



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