PARTITI, AFFARI, RIFIUTI E AMICI
Le verità scomode di Anna Menghi:
“Ecco la storia di Smea e Cosmari”

Tra spese assurde, rifiuti speciali in discarica, pochi controlli, assunzioni “ad personam” e gestione nebulosa dei partiti. Un riepilogo delle vicende delle due partecipate, fatti che inquinano ancora oggi la vita politica raccontati dall’ex Sindaca di Macerata. “Adesso un inciucio tra Pd e Pdl. La Smea è una bomba che gli è scoppiata in mano”
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Anna Menghi

Anna Menghi

di Marco Ricci

Ringrazio vivamente la consigliera Anna Menghi per la disponibilità, la cortesia e la precisione con cui ha voluto rispondere a queste domande, raccontandoci una storia che molti non conoscono e che a lei indubbiamente ha creato in passato molte tensioni, fatica e probabilmente dolore. Mi auguro che tale narrazione, al di là delle opinioni politiche di ciascuno, venga letta con lo stesso senso di passione civica che ho potuto scorgere nelle parole di Anna Menghi durante l’intervista.

Dottoressa Menghi, durante l’ultimo Consiglio Comunale, quando si è parlato di Cosmari, durante il suo intervento ha ricordato che lei certe cose le ha sempre dette. Rubando al poeta, sappiamo tutti quanto “breve ha la memoria il corso”. Ci può allora fare un riassunto delle vicende, premettendo che lei è stata Sindaca di Macerata dal novembre 1997 al luglio 1999?

Bisogna partire dagli inizi, da quando nacque il Cosmari, siamo tra il 1994 e il 1995. Da allora al 1997  il Comune di Macerata gli versa circa 7 miliardi di lire. A fronte di quale servizio? Di nessun servizio! Perché sempre negli stessi anni il Comune manda i suoi rifiuti in discarica (all’epoca il Cosmari non era una Consorzio obbligatorio). Ponemmo subito la questione agli Uffici e scoprimmo che sino ad allora avevamo pagato quote non dovute al Cosmari. Risultato? In pochissimo tempo abbiamo fatto risparmiare fior di milioni al Comune. Vi è poi un altro aspetto che riguarda il presunto inquinamento prodotto dal Cosmari. Tutti all’epoca sbandieravano il tema della salvaguardia della salute dei cittadini, ma nessuno in concreto aveva messo in atto azioni mirate a questo. Quando fui eletta Sindaca pensai subito che qualcosa non quadrasse e scopriamo che il Cosmari effettuava oltretutto le analisi dei fumi del camino di incenerimento per rivelare eventuale diossina e metalli pesanti (nocivi alla salute) occasionalmente, solo una volta l’anno.

Sabato la protesta davanti al Comsari per la riapertura dell'inceneritore (clicca sull'immagine per guardare il video)

Sabato la protesta davanti al Comsari per la riapertura dell’inceneritore (clicca sull’immagine per guardare il video)

 

“Occasionalmente” mi sembra un eufemismo. Lei comunque cosa fece?

Come Sindaca feci due considerazioni. Che il Cosmari economicamente già non si reggeva più e che dal punto di vista della salute pubblica sussistevano molte incertezze perché non si conosceva cosa effettivamente usciva dal suo camino. Più in particolare, per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, siamo tra il 1998 e il 1999, diedi incarico ad un Istituto Universitario – incarico deliberato dalla Giunta Comunale di Macerata n.462 del 15.09.1998 – per verificare preliminarmente se le modalità e le strumentazioni utilizzate dal Cosmari per le analisi dei fumi che fuoriuscivano dal camino della linea di incenerimento fossero corretti e rispondenti alla normativa. Vuole sapere la cosa bella? Al Cosmari, malgrado il Comune di Macerata ne fosse socio, il nostro perito non lo lasciarono entrare.

 

Una storia da finire su Report e diventare famosi. E quali analisi fa questo perito? Giunge a qualche conclusione?

L’istituto universitario incaricato certificò con una relazione scritta a firma dell’ingegner Tomassini che all’epoca dei fatti narrati “le ricadute ambientali di diossine, dibenzofurani, Pcb e mercurio non sono mai state controllate, contrariamente a quanto il Programma di monitoraggio stabilito dall’Amministrazione Provinciale richiede ed a quanto la tutela dei cittadini e dell’ambiente impone”. Detta certificazione fu inviata poi formalmente a tutti gli Enti e le Istituzioni competenti in materia di salvaguardia della salute pubblica e per la gestione e trattamento dei rifiuti. Nello stesso certificato il docente universitario evidenzia che dalla documentazione che riesce ad ottenere si è in presenza di una sorta di “cortocircuito tra controllore e controllato”: da una parte la Provincia di Macerata affidava le analisi all’Osservatorio Geofisico di Macerata. Dall’altra parte il Cosmari conferiva incarichi sempre allo stesso Osservatorio. Inoltre scopriamo che nel frattempo il Cosmari invia del materiale denominato Fos nella nostra discarica. Ma questo non è materiale normale. All’epoca dei fatti è classificato come rifiuto speciale e come tale andrebbe conferito in discariche speciali ovviamente a costi molto maggiori che il Cosmari non voleva o non poteva pagare. La nostra azione, grazie soprattutto all’assessore Munafò, a tal proposito fu decisiva al punto che bloccammo il conferimento della Fos alla Pieve. Ma – e c’è un ma! – caduta la mia amministrazione fu fatta una legge regionale ad hoc che classificò la Fos come un rifiuto urbano. Sappia, per inciso, che tutto quello che ho in breve menzionato lo denunciammo pubblicamente, ma non ci fu nessuno che ci sostenne, né presunti difensori della salute pubblica e, fatto grave, caratteristico delle società omertose (per usare un termine diciamo gentile) non ci fu un solo giornale che pubblicò la notizia. Concludo rimarcando che a seguito degli atti citati inviati a tutti gli Enti e le istituzioni per i provvedimenti del caso, nessuno si è mosso.

 

 Come mai al Cosmari era permesso di tenere certe posizioni?

Perché  era controllato politicamente dai partiti di tutti gli schieramenti.

 

Secondo lei, se il Cosmari fosse stato un soggetto privato gli Enti pubblici si sarebbero comportati in questo modo?

No. Loro vollero che il Cosmari fosse pubblico ma il pubblico deve essere trasparente. Non deve essere sotto il controllo totale di tutti i partiti, perché nel consiglio di amministrazione sono rappresentati  equamente comuni sia di centro-destra che di centro-sinistra.

I dipendenti della Smea durante una protesta in Comune

I dipendenti della Smea durante una protesta in Comune

 

Parlando di rifiuti e prendendo spunto dal suo intervento durante l’ultimo Consiglio Comunale, a questo punto non si può che parlare di Smea.

No che non si può non parlare di Smea. Ma partiamo dalla stranezza che le ho raccontato in precedenza. Che il Comune di Macerata pagava il Cosmari senza ottenere in cambio alcun servizio. Nel frattempo il Sindaco Maulo portava a termine un progetto che era nato all’interno della DC. Un progetto che sulla carta non sarebbe stato male, la Smea. L’idea era quella di avere una società per la gestione dei rifiuti. Cosa succede però? Che, a differenza di quanto sarebbe stato corretto fare per scegliere il socio privato, non viene fatta una gara ad evidenza pubblica (anche se all’epoca si poteva fare). Il socio venne scelto in Umberto Foglia, l’allora proprietario della discarica. Non solo. L’Amministratore delegato chi è? Stefano Monachesi, il genero di Foglia. Cioè il Comune di Macerata, che ha il 51% delle azioni, si mette sostanzialmente nelle mani del privato. Di fatto comanda il privato, perché l’Amministratore delegato della Smea era proprio Monachesi. Noi, quando fui eletta Sindaca, cercammo di far rispettare il nostro 51%, ma tutti i partiti di maggioranza ed opposizione ci contrastarono in tale intento.

 

Lei in che modo intervenne?

Per prima cosa cercando di dare delle linee di indirizzo sia alla Smea che al Cosmari. Eravamo convinti che il Cosmari fosse pericoloso per la salute e che la Smea potesse essere valorizzata. Così, anche a fronte della inevitabile chiusura della discarica, cominciamo con la raccolta differenziata. Siamo più o meno nel ’98 quando nessuno parlava ancora di differenziata e le cose stavano partendo. Poi, con un accordo trasversale tra le forze politiche, io vengo scalzata e con le successive Giunte Meschini quell’impegno politico, di indirizzo, verso la differenziata scema e si perde. Insomma, noi volevamo valorizzare la raccolta differenziata della Smea in antitesi alla combustione del Cosmari perché il Cosmari inquinava ed era poco controllato. Ecco dunque perché dico che da sempre io fui per la sua chiusura. E questa azione è continuata sempre, anche dopo la mia caduta con la lista civica che fondammo nel 2000, grazie all’impegno di molti cittadini. Ma la politica della città ha lasciato che la situazione Smea e Cosmari si incancrenisse. Perché la Smea è stato un mezzo per fare  assumere gli amici. Finché non scopriamo che la Smea, che le ricordo è una società al 51% pubblica, non assume direttamente anche Monachesi e sua figlia. Ma le faccio un altro esempio. Un giorno ci accorgiamo che in una fattura presentata da Smea al Comune c’è uno zero in più. Di fianco c’è un punto di domanda. Dunque qualcuno si è accorto. Ma la fattura venne pagata così com’era. Presentammo una mozione che non poteva che essere approvata e solo allora la somma pagata in più dal Comune fu restituita dalla Smea. Le ricordo, tanto per inciso, che il pomeriggio che venni messa in minoranza Monachesi era lì sotto che brindava. Strano per un funzionario di una società che dovrebbe essere di proprietà per il 51% del Comune e che doveva occuparsi esclusivamente del proprio lavoro in quanto pagato anche con soldi pubblici per questo, non le sembra?

Anna Menghi con Placido Munafò

Anna Menghi con Placido Munafò

 

Mi sembra, ma adesso veniamo all’attualità. Durante l’ultimo Consiglio Comunale lei si è molto arrabbiata anche di fronte all’unanimità sull’Ordine del Giorno che invita l’Amministrazione a far chiudere l’inceneritore. Perché?

Innanzitutto sono rimasta per votare l’emendamento di Fabio Massimo Conti (poi votato da tutti) che almeno sulla chiusura era chiaro. Ma si mi sono arrabbiata perché ci ho letto un gioco delle parti. Perché lo stracciarsi le vesti di chi fino a ieri ci ha ostacolati nelle nostre battaglie per fare chiarezza ed era dalla parte del Cosmari non mi sembra sincero. Ho visto un “inciucio” Pd-Pdl che a mio parere ha altre motivazioni.

 

Ovvero?

Ovvero che la situazione gli è scoppiata in mano. La Smea che si sono tanto tenuti cara è diventata per loro un problema. Debbo cederla e posso solo cederla al Cosmari. Dove c’è un altro personaggio che, al pari di Monachesi, fa il bello e il cattivo tempo. In un primo momento il Sindaco prova ad indebolire il Cosmari con le cause, ma le perde. Così adesso questo accordo con il Pdl per la chiusura dell’inceneritore non è altro che un altro modo per  provare di nuovo ad attaccare il Cosmari e cercare di spedirgli Smea e Monachesi.

 

Arrivando a un argomento che sta ancora più a cuore ai cittadini. Ho più che il sospetto che noi oggi paghiamo il costo di tutto questo e anche a caro prezzo.

Senza dubbio. Lo paghiamo perché già all’inizio, per il Comune di Macerata, avere due società come Smea e  Cosmari non aveva alcun senso. Questo ha portato a una duplicazione di soggetti che non conducono ad alcun risparmio. Oltretutto le giunte Meschini ci hanno lasciato un livello di raccolta differenziata bassissimo. E oggi la legge dice che il costo di raccolta e smaltimento è tutto a carico dell’utenza, cioè di noi cittadini.

 

Però se fossi il diavolo le risponderei: è appunto perché le due società sono in parte un doppione che noi dobbiamo per forza trovare una soluzione a Cosmari e  Smea.

Ma in questo modo? Facendogli causa? Il fatto è che il Comune è debole, i partiti sono in una posizione debole visto quello che è oggi la Smea. Ripeto, è una bomba che gli è scoppiata in mano. Si è tutto così intrecciato che non sanno più quali pesci prendere. E Carancini, invece di cercare un accordo politico nella trasparenza, un accordo che da un lato deve pretendere chiarezza dal Cosmari sul funzionamento dell’impianto che, seppur notevoli passi avanti ha fatto nei controlli, rimane vecchio, obsoleto e posizionato in una zona non idonea. E un accordo che dall’altro lato faccia fare passi indietro a chi nella Smea ne ha fatti troppi in avanti, favorendo in tutto questo la tutela dei lavoratori e il risparmio del Comune. Ora, ringrazio Dio che oggi tutto il Consiglio Comunale dica quello che noi abbiamo detto sempre. Ma mi lasci il sospetto che tutto ciò sia molto strumentale.

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