Smea-Cosmari, Vesprini: “Non scarichiamo il costo dei dirigenti sulla collettività”

Il consigliere provinciale del Pd chiede approfondimenti sulla necessità dell'operazione. Sel Civitanova interviene sui ritardi della differenziata e sollecita una presa di posizione di Corvatta sull'acquisizione dell'azienda maceratese
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Massimo Vesprini

Si moltiplicano gli interventi sulla vicenda Smea-Cosmari,  dopo che il presidente del consorzio Daniele Sparvoli ha scritto una lettera aperta ai sondaci del territorio (leggi l’articolo), il consigliere provinciale Massimo Vesprini, presidente della Commissione V (Ambiente- rifiuti-urbanistica) mette in allarme gli amministratori del Cosmari su un’operazione che giudica troppo onerosa:

L’eventuale incorporazione di SMEA da parte del Cosmari costerebbe alla collettività provinciale una cifra che potrebbe aggirarsi sui 500 mila euro all’anno. Circa sette anni fa, con il beneplacito del Comune di Macerata guidato dal sindaco Meschini, in seno alla Smea sono stati concessi aumenti stipendiali ad personam di cui hanno beneficiato in particolare 5 dipendenti, tra cui il direttore. Quest’ultimo gode di uno stipendio da altissimo dirigente senza correre il rischio tipico dei dirigenti di poter essere licenziati in ogni momento, perché si è assicurato un contratto a tempo indeterminato. Il maggior costo aziendale di tale operazione si aggira sui 215.000 euro all’anno  Dopo aver assicurato questi benefici a pochi fortunati ed in particolare al direttore, è iniziato il tentativo di scaricarne il costo sulla collettività provinciale, attraverso l’acquisto di Smea da parte del Cosmari.  C’è qualcuno tra gli amministratori del Cosmari, a cominciare dal Presidente, che se la sente di far correre al consorzio questo rischio?  Ricordo che un Presidente del Cosmari, l’ingegner  Fabio Eusebi, si è dimesso nell’ottobre 2011 perché in disaccordo con chi si mostrava insensibile ai rischi economici insiti in una tale operazione. Perché si continua ad insistere su questa strada?  Si dice che questa incorporazione serve ad avere un unico gestore pubblico del ciclo dei rifiuti, onde poter affidare il servizio in houseproviding. L’affidamento ad una società in house è solo una delle possibili scelte ed è quella più scoraggiata dalla normativa; basti pensare che la società sarebbe soggetta a tutte le stringenti limitazioni sulle spese per il personale vigenti per le pubbliche amministrazioni ed addirittura al patto di stabilità (per quest’ultimo manca solo il decreto attuativo).  La scelta di gestire un servizio di rilevanza imprenditoriale con una società soggetta a tali vincoli è una scelta che andrebbe ben meditata in tutti i suoi risvolti.  Fermo restando che la gestione dei rifiuti resta comunque in mano pubblica perché governata dall’Ata, c’è  l’alternativa dell’affidamento del servizio con metodi concorrenziali, nella duplice versione della gara per il servizio o per la cessione del 40% del capitale della società pubblica.  C’è la possibilità di un affidamento disgiunto per la gestione degli impianti (discarica, inceneritore, ecc.), preferibilmente da tenere in mano pubblica, e per la raccolta e trasporto dei rifiuti, che potrebbe andare a gara aperta a tutti, pubblici e privati. Chiedo al Presidente della neocostituita ATA di promuove al più presto un’occasione di approfondimento tecnico-politico, con l’ausilio di esperti,  su queste diverse possibilità di gestione unitaria del servizio.  Perché si sta seguendo solo una delle diverse opzioni possibili?  In questo modo si fa l’interesse del Comune di Macerata, e di coloro che potranno continuare a godere di lauti superminimi stipendiali pagati dalla collettività.  Da ultimo mi rivolgo ai vertici del mio partito, il Partito Democratico. Su questa questione si gioca in concreto la possibilità di far prevalere il bene comune sugli interessi di pochi. Mi aspetto che il PD dimostri di saper tutelare fattivamente l’interesse generale, soprattutto oggi che in provincia di Macerata è stato eletto senatore Mario Morgoni, che in passato si è battuto per una sana ed efficiente gestione dei rifiuti.”

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xosmari smeaAnche il circolo Sel di Civitanova interviene sulla vicenda Smea-Cosmari e sulla situazione della raccolta differenziata in città:

“Secondo i dati  sono circa 10 mesi  che sulla raccolta differenziata porta a porta  la nostra città non vola  come “Lo Cucà” (il gabbiano,  ndr) ma  cammina  indietro  come i gamberi e resta inchiodata al 67/68%. Una situazione preoccupante per  la quale non vengono date spiegazioni.Un silenzio  in linea con quanto sta avvenendo  con la fusione Cosmari-Smea con  annesse polemiche e accuse su super dirigenti, super stipendi, ruoli apicali, eccetera,  mentre sullo sfondo c’è la fine per legge  del monopolio e l’appalto pubblico sul  servizio  di raccolta RSU.  In questo scenario   vi sono problematiche relative  ai  lavoratori che dovrebbero essere le prime preoccupazioni in termini di garanzie e certezze.  E’ che questa  vicenda alquanto stucchevole  lasci sullo sfondo dati allarmanti che nonostante  l’impegno del Comari persistono.  La situazione di emergenza  per lo smaltimento fuori provincia che  paghiamo salato e che si riversa sulla tassa pagata dai cittadini.

I ritardi sulla chiusura dell’inceneritore. Una chiusura che è stata legata al raggiungimento  di R.D. dell’80% e che secondo il trend  di crescita  sarà possibile  raggiungere fra 5 anni visto che oggi  il risultato è del 70,3%.  Evidentemente è una politica sui rifiuti  di scelte e decisioni a livello provinciale del governo provinciale che sono  sbagliate e che persistono e che è illusorio si risolvino con l’insediamento dell’Ata.    Da tempo la polemica sembra  riguardare solo il Comune di Macerata,la Smea e il Cosmari. Non è così, non siamo davanti ad una fusione fra imprese private. Le sorti del Cosmari non si giocano  sulla testa dei cittadini. Il nostro Comune è il primo socio del Cosmari e ha il diritto di entrare in questa vicenda . Non vorremmo che dopo il silenzio sui ritardi e i flop della raccolta differenziata  sia un virus politico contagioso e  invada anche  la vicenda  fusione Comari-Smea.  In questo contesto il  maggiore Comune del Comari, Civitanova che dovrebbe avere un atteggiamento propositivo in linea con una visione  della filiera  industriale dei servizi ecompatibile improntata a rifiuti zero e riciclo  e sul piano industriale  ha avuto fino ad oggi un atteggiamento scarsamente incisivo.  Ora è  lecito o meno che il sindaco  Corvatta e l’assessore all’Ambiente spieghino i ritardi sulla raccolta differenziata e quale strategia hanno in mente in questa vicenda Cosmari-Smea?  Non è possibile il silenzio e  pretendere che  alla batosta  in arrivo fra pochi mesi ai cittadini con quanto dovranno pagare attraverso la nuova tassa Tares i cittadini siano considerati  spettatori passivi di questo dibattito tutto interno alla politica e che rischia di trasformarsi un  teatrino”.

 



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