Lattanzi scomoda Moro e Berlinguer:
«Tittarelli-Mari “compromesso storico”»

DIARIO ELETTORALE - Il post social dell'ex assessore con la celebre stretta di mano tra Dc e Pci per sostenere l'allargamento della coalizione spostata a sinistra al mondo moderato per il ballottaggio a Macerata. Simone Livi (Fratelli d'Italia): «chi si erge a difensore dei valori cattolici sceglie di utilizzare il linguaggio dell'insulto per attaccare Parcaroli»

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Scomoda il compromesso storico Michele Lattanzi (Comunisti, eletto nella lista civica L’Altra Macerata ed ex assessore della giunta Meschini). In un post pubblicato sui social, corredato dalla celebre fotografia della stretta di mano tra Aldo Moro, leader della Democrazia Cristiana, ed Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano, richiama una delle pagine più significative della storia politica italiana per sostenere l’alleanza al ballottaggio tra il candidato sindaco civico Gianluca Tittarelli che in realtà è uno dei pochi moderati in una coalizione marcatamente di sinistra e Romano Mari, presidente dell’Ordine dei medici, ex Dc e da tanti anni nel Pd, esponente di primo piano a Macerata nel mondo cattolico.

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Gianluca Tittarelli e Romano Mari sabato alla conferenza di presentazione

Il riferimento è al progetto politico elaborato da Berlinguer a partire dal 1973 e sviluppatosi nella seconda metà degli anni Settanta: un tentativo di collaborazione tra Pci e Dc per garantire la stabilità democratica del Paese in un contesto segnato dalla Guerra Fredda, dal terrorismo e da forti tensioni sociali. Un paragone che, applicato alla corsa per il Municipio appare però quantomeno forzato, considerata la profonda differenza di contesto storico e politico tra il compromesso storico e l’attuale accordo elettorale per il secondo turno delle amministrative maceratesi.

 

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Michele Lattanzi con Romano Mari

«Questa iniziativa sta a simboleggiare l’unità tra il cattolicesimo democratico e noi uomini e donne della sinistra – scrive Lattanzi – D’altronde la nostra tradizione e storia ha da sempre, sin dalla “Svolta di Salerno” di Togliatti passando per la proposta di “Compromesso storico” di Berlinguer, privilegiato l’accordo con quel cattolicesimo che ha fatto della solidarietà, della libertà e della giustizia sociale i valori fondamentali. All’epoca si lottava contro il Msi fascista, la P2 e quella parte della Dc (Andreotti, Gava) contrari ad ogni tipo di progresso sociale. Con le dovute proporzioni, per non sembrare ridicoli, ai maceratesi dobbiamo fare una scelta: o favorire le forze ultraliberiste, reazionarie ed oscurantiste rappresentate dal centrodestra oppure scegliere una alternativa laica, democratica e sociale rappresentata da queste due grandi correnti culturali maceratesi che sono state fondamentali per lo sviluppo della nostra città e cioè il cattolicesimo democratico e la cultura socialista, comunista, ecologista e laica».

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Simone Livi con Sandro Parcaroli

«È curioso notare che chi si erge a difensore dei valori cattolici scelga di utilizzare proprio il linguaggio dell’insulto e della denigrazione personale. Più si temono gli argomenti, più si inaspriscono gli insulti». Così Simone Livi, ex consigliere regionale di Fratelli d’Italia e candidato alle comunali con i meloniani, commenta le esternazioni rivolte al sindaco Sandro Parcaroli e parla di “attacchi personali, allusioni e giudizi sprezzanti”. «Se davvero si vuole richiamare il magistero della Chiesa, sarebbe opportuno partire dal rispetto della persona e dalla carità nel confronto, anziché distribuire patenti morali e scomuniche politiche a giorni alterni. Parcaroli, in questa campagna elettorale, non si è mai sottratto al confronto pubblico. E i cittadini hanno già avuto modo di valutare programmi, risultati e credibilità dei candidati. Non a caso il primo turno ha consegnato un vantaggio netto al sindaco uscente, certificando una preferenza popolare inequivocabile. I numeri, a differenza delle polemiche, hanno il pregio di essere oggettivi. Fa sorridere, poi, sentire parlare di presunte paure del ballottaggio da parte di chi, fino a pochi giorni fa, sembrava crederci così poco da annunciare la propria sconfitta ancora prima che il responso delle urne fosse definitivo. Evidentemente qualcuno ha riscoperto l’ottimismo soltanto dopo aver iniziato a fare i conti con possibili accordi e nuove alleanze. E proprio qui emerge una domanda che i cittadini hanno il diritto di porsi. Se le personalità oggi presentate come risorse indispensabili per la città sono davvero così autorevoli, competenti e decisive, come mai non sono state coinvolte prima? Per quale motivo il loro contributo diventa essenziale soltanto in funzione del ballottaggio? È più che legittimo dedurre che certe operazioni abbiano molto più il sapore della spartizione preventiva delle poltrone che quello di una virtuosa scelta democratica. Più che un progetto politico condiviso, sembrano il prodotto di una disperata strategia elettorale costruita per recuperare consenso dove il voto popolare non è bastato. Ma c’è soprattutto un elemento sul quale occorre riflettere con grande attenzione. Si sostiene che determinate figure dovrebbero essere collocate in ruoli strategici dell’amministrazione in virtù di accordi politici maturati tra il primo e il secondo turno. Ebbene l’effetto concreto sarebbe quello di affidare incarichi decisivi a persone non sottoposte direttamente al parere dagli elettori che viene totalmente bypassato. La democrazia vive del consenso espresso nelle urne, non delle nomine concordate nei retroscena delle trattative con esponenti che inizialmente non ne avevano condiviso il progetto. I cittadini di Macerata meritano programmi, idee e confronto civile. Tutto il resto è soltanto rumore. E il rumore, come sempre, passa. Il voto dei cittadini, invece, resta».

(redazione CM)

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