Weekend “giallo”, ossigeno per le aziende:
«Ora apertura serale in sicurezza»

COLDIRETTI dopo il fine settimana che ha visto la riapertura a pranzo per circa 13mila attività tra agriturismi, ristoranti, bar e pizzerie: «Complessivamente nel 2020 la ristorazione ha quasi dimezzato il fatturato per una perdita complessiva di circa 41 miliardi di euro»
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Maria Letizia Gardoni. presidente regionale di Coldiretti

 

«Il primo weekend in zona gialla è stata una boccata di ossigeno per circa 13mila attività tra agriturismi, ristoranti, bar e pizzerie presenti nelle Marche che sono potute tornare ad accogliere clienti per pranzo». Ad affermarlo in una nota Coldiretti Marche. «Soprattutto in campagna, dove il distanziamento sociale non si misura in metri ma in ettari, è stato boom di prenotazioni per gli agriturismi. Pranzo in sicurezza anche per quel che concerne la qualità del cibo, visto la legge regionale che prevede almeno l’80% di prodotti aziendali o comunque dal territorio e carne, olio extravergine di oliva e miele obbligatoriamente Made in Marche. Attività che, essendo principalmente impegnate in agricoltura, lavorano in prevalenza nel fine settimana e che, a causa delle aperture a singhiozzo e le limitazioni imposte anche sotto data, hanno subito danni e affrontato diverse problematiche legate anche alla normale programmazione del lavoro. Complessivamente nel 2020 la ristorazione ha quasi dimezzato il fatturato (-48%) per una perdita complessiva di circa 41 miliardi di euro», secondo le stime Coldiretti su dati Ismea. «Le chiusure serali – fanno notare da Coldiretti – valgono fino all’80% dei ricavi senza dimenticare che tutto questo incide sull’intera filiera agroalimentare con cali di ordini per le forniture di, ad esempio, vino olio, carne, frutta e verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. Per questo il prossimo passo deve essere la possibilità in zona gialla di apertura serale, anche alla luce del progredire delle vaccinazioni e delle importanti misure di sicurezza adottata, quali il distanziamento dei posti a sedere facilmente verificabile, il numero strettamente limitato e controllabile di accessi, la registrazione dei nominativi di ogni singolo cliente ammesso».

affettati-insaccati-salumiProsegue la battaglia per la qualità in tavola: nel 2020 quasi due allarmi alimentari alla settimana – «Quasi due allarmi alimentari alla settimana ma meno rispetto all’anno precedente. Il 2020 della sicurezza a tavola si chiude con ben 90 notifiche del sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi, circa un terzo in meno rispetto al 2019». A comunicarlo Coldiretti Marche dopo l’analisi di dati della Regione. «Nonostante la pandemia la ferrea filiera dei controlli italiani sull’agroalimentare non è venuta meno – precisa-. Nei primi sei mesi dello scorso anno sono stati oltre 7.500 i controlli, secondo il Ministero delle Politiche Agricole, operati dai vari attori preposti a questa attività come Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi o reparti specializzati delle forze dell’ordine. Tra le segnalazioni lavorate dalla Regione Marche, il 21% delle ha riguardato carni e prodotti a base di carne mentre il 16% pesce, crostacei e molluschi. Il carrello degli orrori? Tra i tanti casi anche salmonella nel salame spagnolo o nelle noci dalla Bolivia, frammenti di gomma nelle yogurt tedesco oppure ostriche non commestibili dalla Francia», sottolinea Coldiretti che ricorda di essere impegnata da anni «in una grande battaglia culturale per sostenere il cibo locale, di qualità, prodotto con buone pratiche rispettose dell’ambiente. Cibo che deve essere ben riconoscibile dai consumatori attraverso un’etichettatura comprensibile e che non lasci spazio al cibo finto Made in Italy che in realtà arriva da paesi esteri dove i controlli sono inesistenti o meno rigidi». «Questo – spiega la presidente di Coldiretti Marche, Maria Letizia Gardoni – è uno dei motivi per cui Coldiretti ha sempre sensibilizzato governi, nazionale ed europeo, e cittadini sulla necessità di dotarsi di una legge sull’etichettatura necessaria per tutelare la salute dei cittadini e l’economia agroalimentare del nostro Paese. Un posizionamento di duplice giustizia a tutela dei diritti primari su cui continuiamo, ogni giorno, a costruire il nostro lavoro politico sindacale». Proprio in questa direzione «va l’ultima conquista in ordine di tempo, rappresentata dall’indicazione di origine obbligatoria per salumi e insaccati – conclude Coldiretti – che si aggiunge al paniere degli alimenti già tracciati come carne di pollo e derivati, carne bovina, frutta e verdure fresche, uova, miele, olio extravergine di oliva».

 

 

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