Fondazione Carisj
contro Bankitalia e salva-banche

BANCA MARCHE - Il presidente Bassotti parla di “esproprio” davanti alla risoluzione che ha portato alla nascita di Nbm. “Dal dissesto persi 123 milioni in tre anni”. Oltre a ricorrere al Tar del Lazio contro il provvedimento del governo, l'istituzione jesina citerà commissari e Banca d'Italia. Poi svela una comunicazione tra Via Nazionale e Consob sull'aumento di capitale 2012. “E' stata giocata una partita più grande di noi”. Attaccata anche la vecchia gestione
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Alfio Bassotti, presidente della Fondazione Carijesi

Alfio Bassotti, presidente della Fondazione Carijesi

di Marco Ricci

Dopo le consorelle di Pesaro, Ferrara e Chieti anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi va all’attacco del decreto salva-banche e della Banca d’Italia. Già titolare di oltre il 10% delle azioni della vecchia Banca Marche e di obbligazioni subordinate upper-tier II per 15 milione di euro, l’istituzione jesina ha visto in tre anni evaporare per via del dissesto della conferitaria circa 123 milioni di euro, tra patrimonio perso e mancati introiti. A fornire i numeri e le prospettive della Fondazione, oltre a spiegare le iniziative legali che verranno messe in campo, il presidente Alfio Bassotti il quale, senza peli sulla lingua, ha definito un atto di vero e proprio “cinismo” chiamare “salvabanche” il decreto che ha portato alla nascita di Nbm. Senza voler nascondere gli errori della passata gestione di Banca Marche, tra cui quell’esposizione troppo alta nell’immobiliare, e scaricando di fatto gli ex amministratori, Bassotti ha definito infatti un “esproprio” l’azzeramento del valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate di Bm, attaccando il governo, la politica regionale e i parlamentari marchigiani. Questi ultimi sarebbero considerati dal presidente in qualche misura corresponsabili di quanto accaduto. Messi in allarme dallo stesso Bassotti attraverso una lettera, non avrebbero fatto quasi nulla per evitare l’applicazione delle normative europee sui salvataggi bancari, “Hanno confiscato qualcosa come mille e ottocento milioni di euro – ha concluso il passaggio – senza che lo Stato mettesse una lira”.

LE AZIONI LEGALI – Attraverso gli avvocati Antonio Mastri e Vito Jorio, la Fondazione, ha già presentato un ricorso al Tar del Lazio, sia in merito alla presunta illegittimità dei provvedimenti messi in campo dall’Autorità per la risoluzione delle crisi, sia per le presunte illegittimità costituzionali del decreto Salvabanche e dei decreti attuativi della disciplina sulla gestione delle crisi bancarie. Questa è solo la prima delle azioni legali che verranno promosse dalla Fondazione Carisj. Oltre ad inserirsi nella causa risarcitoria promossa dagli ex commissari di Banca Marche nei confronti degli ex vertici dell’istituto di credito e della società di revisione, la Pwc, e oltre alla promessa di costituirsi parte civile negli eventuali processi penali derivanti dalle indagini sul dissesto di Banca Marche, la Fondazione – nelle parole di Bassotti – è intenzionata a citare in giudizio la Banca d’Italia, la stessa Banca Marche e la gestione commissariale dell’istituto. “Su Bm è stata giocata una partita più grande di noi – ha spiegato Bassotti facendo un riferimento al caso Banca Etruria che avrebbe forse condizionato l’esito della vicenda – E vorrei sapere in quale stato si troverebbero le altre banche italiane se le loro sofferenze venissero svalutate al 17%”.

Giuseppe Feliziani, uno dei tre ex commissari di Banca Marche

Giuseppe Feliziani, uno dei tre ex commissari di Banca Marche

L’ATTACCO A COMMISSARI E BANKITALIA – Banca Marche e i commissari verranno citati per i presunti danni provocati alla Fondazione dalla richiesta dell’istituto, nel giugno del 2013, di sottoscrivere il prestito obbligazionario upper-tier II resosi necessario per evitare che in quel momento il total capital ratio della banca scendesse sotto l’8%, circostanza questa che avrebbe portato all’immediata necessità di restituire un prestito da 4.3 miliardi di euro ottenuto dalla Bce. Banca Marche – con una lettera ai presidenti delle Fondazioni di Pesaro, Macerata e Jesi – aveva spiegato l’urgenza del momento, aggiungendo però come quel prestito non sarebbe stato probabilmente sufficiente per il futuro. Nell’occasione, lo ricordiamo, le obbligazioni vennero sottoscritte dalle Fondazioni di Pesaro e Jesi, mentre sia la Fondazione di Macerata che Intesa-San Paolo effettuarono una scelta diversa. Bassotti, attaccando questa volta i commissari, ha spiegato come in seguito non sia stato possibile alla Fondazione rinegoziare le proprie subordinate con Banca Marche, mentre le cedole del 12.5%, considerano i bilanci in perdita dell’istituto, non sono mai state incassate.

Venendo alla Banca d’Italia, per la Fondazione Carisj via Nazionale avrebbe avvallato per oltre due anni un commissariamento “inconcludente” e “improduttivo” per le prospettive di rilancio dell’istituto, oltre ad aver mancato, fino al 2012, nell’attività di Vigilanza. Bassotti ha dunque citato due circostanze particolari in qualche misura inedite. La prima, in merito alla possibile cessione di 100 milioni di euro di azioni a fondi americani e arabi da parte della Fondazione, la seconda in relazione a una comunicazione tra Consob e Banca d’Italia del dicembre 2011, poco prima che si aprisse l’ultimo aumento di capitale da 180 milioni di euro sottoscritto anche dalla stessa istituzione jesina.

LA LETTERA DI BANKITALIA A CONSOB – Secondo Bassotti, Via Nazionale avrebbe indotto l’azionariato ad errare nell’aderire all’offerta, citando proprio la lettera di Banca d’Italia inviata a Consob in risposta alla richiesta di informazioni su Banca Marche per l’istruttoria di autorizzazione dell’aumento di capitale. La comunicazione, che riporta i principali numeri di Banca Marche quali la patrimonializzazione e la percentuale di sofferenze, non sembra però essere elusiva dei risultati delle tre ispezioni condotte dalla Vigilanza tra 2010 e 2011, ispezioni che portarono all’erogazione di sanzioni per l’ex dg, Massimo Bianconi, per l’allora Cda e per il collegio sindacale. “Tali ispezioni – si legge infatti nella lettera inviata dalla Vigilanza a Consob – hanno evidenziato in particolare tensioni di liquidità derivanti dalle sostenute dinamiche di crescita degli impieghi non associate a coerenti flussi di raccolta al dettaglio; uno scadimento della qualità dell’erogato imputabile, tra l’altro, alle carenze rilevate nel processo del credito; lacune nell’ambito dei presidi di governo e controllo.” Sempre in merito all’aumento di capitale del 2012,

LA VENDITA DELLE AZIONI – Nel 2013, secondo quanto ha spiegato Alfio Bassotti, la Fondazione avrebbe avuto la possibilità di vendere 100 milioni di euro di azioni Banca Marche, attraverso un advisor, a fondi americani e arabi. Il prezzo fissato sarebbe stato di 0,62 euro ad azioni, per un controvalore totale di 62 milioni di euro. “I commissari non ci hanno autorizzato a vedere i numeri della banca – ha spiegato Bassotti parlando di una trattativa durata diversi mesi – condizione contrattuale necessaria per procedere. Avevamo già aperto un conto in un’altra banca e fatte nel necessarie richieste per la verifica antiriciclaggio”.

Ignazio Visco

Ignazio Visco

LA LETTERA DI VISCO – Bassotti, in modo deciso, ha spiegato come all’interno della Fondazione non vi sia traccia della lettera inviata da Ignazio Visco a Banca Marche nel gennaio del 2012, lettera contenente pesantissimi rilievi sullo stato dell’istituto. Il presidente, a domanda, non ha però ricostruito se l’allora presidente della Fondazione, Federico Tardioli, fosse stato messo o meno a conoscenza della stessa lettera del governatore da parte di Bm, circostanza questa riportata sia dall’ex presidente di Banca Marche, Michele Ambrosini, sia dalla stessa Consob negli atti del procedimento che ha portato all’emissione di sanzioni nei confronti degli ex vertici dell’istituto di credito. Fatto contestato da Consob, proprio l’omissione nel prospetto informativo del 2012 dei rilievi espressi dal governatore della Banca d’Italia. Sulla vicenda, lo ricordiamo, dopo l’esposto di due ex consiglieri della Fondazione Carisj, è stato aperto un faro da parte del Mef, titolare della Vigilanza sulle fondazioni di origine bancaria.

IL FUTURO DI BM E FONDAZIONE – Drastici tagli dei costi degli organi statutari (80%), dei costi del personale (50%), Bassotti non ha nascosto la drammaticità della situazione della Fondazione Carisj la quale, da settembre, ha interrotto ogni erogazione. Scopo del prossimo anno, arrivare a un  bilancio in grado di fronteggiare i costi di esercizio e di manutenzione degli immobili della Fondazione, cercando di offrire alla collettività le proprie strutture e i propri spazi. Il presidente non ha escluso, qualora la Nuova Banca delle Marche dovesse finire in mano ad un istituto controllato da un’altra fondazione, la nascita di possibili sinergie. Viva è anche la preoccupazione di Bassotti per il futuro occupazionale dei dipendenti di Nbm. “Vedo due scenari – ha spiegato – l’acquisizione da parte di un grande gruppo intenzionato ad operare nel centro Italia e di un gruppo già presente in regione. Nel primo caso temo la chiusura del Ced di Macerata, del centro contabile di Pesaro e una drastica riduzione delle funzioni della direzione generale di Fontedamo. Nel secondo caso – ha concluso – si rischia la chiusura di diverse filiali”.



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