Bcc si ribella alla holding unica
“Ricorso alla Corte costituzionale
e trasformazione in Spa”

RIFORMA - L'istituto di Civitanova e Montecosaro si batte per non perdere i risultati raggiunti: "Abbiamo alti livelli di solidità e indicatori virtuosi raggiunti in anni di sana e prudente gestione".
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Giampiero Colacito, Sandro Palombini e Fabio Di Crescenzo, rispettivamente DG, Presidente e vice DG della bcc di Civitanova

Giampiero Colacito, Sandro Palombini e Fabio Di Crescenzo, rispettivamente dg, presidente e vice dg della Bcc di Civitanova

“Se la riforma manterrà l’impostazione della holding unica obbligatoria, specie se strutturata sul modello del Crèdit Agricole, caldeggiato dal premier Renzi, faremo ricorso alla Corte Costituzionale”. La Bcc di Civitanova e Montecosaro passa all’azione e, dopo aver fatto la voce grossa (leggi l’articolo), scrivendo anche al presidente del Consiglio dei ministri, passa all’azione.
“Non escludiamo – spiegano i vertici dell’istituto –  a priori, una nostra trasformazione in Spa, per non perdere i livelli di solidità e gli indicatori virtuosi che siamo riusciti a raggiungere in anni di sana e prudente gestione, che rappresentano il vero patrimonio a beneficio del nostro territorio, delle famiglie, delle imprese e dei giovani. Chi la pensa come noi, ci segua”.
I vertici della Bcc di Civitanova Marche e Montecosaro entrano duri nell’acceso dibattito nazionale sulla riforma del Credito Cooperativo Italiano.
Parole forti, dettate dalle modalità e dalla fretta, che rischia di diventare approssimazione, con cui i soggetti incaricati stanno procedendo alla realizzazione della riforma del Credito Cooperativo Italiano.
I rappresentanti della banca si dichiarano d’accordo con quanto affermato fa da Giorgio Fracalossi, presidente di Cassa Centrale Banca: “L’unità si garantisce con l’efficienza e l’innovazione. Sono convinto che la riforma, qualsiasi riforma, non possa essere imposta, ma debba essere condivisa, Insomma, deve piacere, per evitare che le Bcc più forti abbandonino il sistema”.

Marco Bindelli, vice presidente Bcc Civitanova

Marco Bindelli, vice presidente Bcc Civitanova

BINDELLI: “LA RIFORMA RISCHIA DI FAR SVANIRE LE GOVERNANCE VIRTUOSE” – Continua sulla sua linea Marco Bindelli, vice presidente della Bcc e delegato a seguire la vicenda della riforma: “Si rischia di far svanire i risultati ottenuti dalle governance virtuose”.
Inoltre, da una classifica stilata dal quotidiano economico finanziario Milano Finanza nel suo “Atlante delle Banche leader 2015”, l’istituto di credito civitanovese si posiziona al 2° posto fra tutte le banche che hanno sede nelle Marche. La graduatoria prende in considerazione ed esamina un articolato ventaglio di dati oggettivi, valori e parametri di riferimento, tra cui i mezzi amministrati, l’utile netto, il margine di intermediazione, il risultato di gestione e l’utile ordinario. “I dati fatti registrare dalla nostra banca – dice Giampiero Colacito, direttore generale  – evidenziano risultati eccellenti e, soprattutto, confermano la Bcc di Civitanova  e Montecosaro al top della classifica in maniera strutturale, e non casuale legata ad un solo fattore (talvolta di carattere straordinario), considerato che anche nei due anni precedenti la banca si è collocata ai primi posti della speciale classifica (4° posto nel 2014, 3° posto nel 2013)”.

RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE – “Ci sarebbero infatti – continua Bindelli – questioni legate al rispetto della Carta Costituzionale, considerato che l’art 45 così recita: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.”. Se la norma si applica anche alla cooperazione di credito, l’obbligo, di diritto o di fatto, di partecipare ad una Holding Unica per poter continuare ad esercitare il credito come Bcc configurerebbe una violazione della Costituzione, specie in assenza di una norma specifica che consenta la trasformazione in altro tipo di banca senza dover devolvere le riserve patrimoniale ai fondi mutualistici”
“Noi crediamo che un minimo di 2 o 3 Gruppi Cooperativi Paritetici, posti anche in concorrenza fra loro e dai quali poter entrare e uscire senza eccessivi vincoli, potrà rendere più efficiente l’intero sistema del Credito Cooperativo e risolvere i veri problemi per i quali si rende necessaria una riforma delle BCC: la carenza di governance! D’altronde, in caso di holding unica, la stessa Banca d’Italia, per mezzo di Carmelo Barbagallo, Capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria, nel corso dell’intervento effettuato dinanzi alle Commissioni Riunite di Camera e Senato il 15 ottobre 2015, proprio in materia di riforma del settore delle Banche di Credito Cooperativo, ha evidenziato i rischi di coerenza con il dettato costituzionale.”.

La filiale Bcc di via Corridoni a Civitanova Alta

La filiale Bcc di via Corridoni a Civitanova Alta

I VERTICI DELLA BCC: “NON ESCLUDIAMO LA TRASFORMAZIONE IN SPA” – “Non è poi da escludere la nostra trasformazione da società cooperativa in Spa, qualora questa fosse l’unica strada per poter conservare quanto di eccellente abbiamo fatto negli anni per il nostro territorio”, dice il presidente della Banca Sandro Palombini.
Tra le ipotesi tecniche della trasformazione delle Bcc di cui si discute di questi tempi, ipotesi ampiamente trattata e sostenuta dal professor Roberto Ruozi  vi è anche quella della possibilità di procedere con lo scorporo delle loro attività bancarie in un veicolo avente forma giuridica di Spa che sarebbe quindi posseduta inizialmente al 100% dalla cooperativa i cui soci sarebbero gli stessi della BCC originaria.
“Una soluzione – aggiunge Bindelli – che manterrebbe i tradizionali valori mutualistici delle Bcc e ci consentirebbe di mantenere le riserve e i nostri indicatori virtuosi, senza vedere tutto svanire in un unico grande calderone”.

 



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