Gazzani: “Vogliamo sapere
chi ha provocato questo disastro”

L'INTERVISTA / 2a parte - La mancanza di informazioni e le responsabilità. Il presidente della Fondazione Carima riflette su quanto accaduto nell'istitut e sottolinea: "La responsabilità non può essere di un singolo, è il sistema che non ha funzionato". No comment su Bianconi
- caricamento letture

 

Franco Gazzani, presidente dI Fondazione Carima

Franco Gazzani, presidente dI Fondazione Carima

(Leggi la prima parte dell’intervista)

di Marco Ricci

Lei era ed è Presidente della Fondazione e dice: io mi devo occupare della Fondazione Carima. La Fondazione sceglie i suoi rappresentanti in Cda con cui, si suppone, esiste un rapporto fiduciario. E’ difficile immaginare che l’istituzione maceratese, e così lei, non foste al corrente di cosa accadeva in Banca Marche. Dunque anche di quel rinnovo del 2009 del contratto di Bianconi.

Invece è stato così. E le dico di più. In risposta alla mia lettera di cui le ho parlato, il presidente di Banca Marche Ambrosini mi risponde per iscritto e si giustifica affermando di aver avvertito il vice presidente Costa. In merito al rapporto fiduciario, bisogna chiarire bene un punto. Io sono il Presidente della Fondazione. Io dunque mi occupo della Fondazione, altri della Banca. La separazione era netta. Perché netto è il rapporto che esiste tra l’azionista e l’amministratore. Comunque non mi sottraggo alla sua domanda. Le realtà economiche del territorio esprimono le loro rappresentanze negli organi della Fondazione, e attraverso questi rappresentanti indicano gli amministratori della banca, espressioni delle stesse realtà (Unione agricoltori, Confartigianato, Confindustria, Confcommercio, ndr).Questo meccanismo può funzionare. Ma solo a patto che le notizie riportate rispondano a verità e che il rapporto sia davvero fiduciario.

Secondo lei le notizie fornite alla Fondazione non corrispondevano a verità?

Quando nel 2011 cominciai a conoscere certi dati e chiedevo “è così o non è così?”, mi veniva risposto che non era così. All’inizio ci fu una certa resistenza, salvo poi vedere questa resistenza trasformarsi per qualcuno in preoccupazione personale. Posso capirlo questo, ma io non posso assecondare chi, messo davanti all’evidenza, cerca di minimizzare. Una cosa è avere un’amicizia con persone che mi sono state vicine. Un’altra cosa è avvallare i tentativi di sminuire. Dire, come hanno sempre fatto altri, che tutto va bene, che il momento è passeggero, e che la situazione non è grave e si risolverà. Ma lì dentro, dentro Banca Marche, c’è stata una perdita di circa 2000 miliardi delle vecchie lire. E questo disastro può solo essere stato creato non unicamente da alcuni singoli, ma da un sistema complessivo che non ha funzionato. Un sistema per cui alcuni imprenditori potevano accedere al credito con poche o pochissime garanzie. Secondo lei questo è possibile se non vi fossero state delle complicità? O quando, come siamo venuti a sapere dalla stampa, a Perugia arrestano un direttore di banca che dice: “io non c’entro niente perché le pratiche di fido le decidevano i massimi vertici dell’istituto.” Questo le pare possibile senza complicità?

Però i consiglieri dicono: noi avevamo i revisori dei conti e ci fidavamo del direttore generale con cui, ovviamente e per forza di cose, deve esistere un rapporto fiduciario.

Mi va benissimo e va chiarito un punto. La Fondazione Carima non sa chi ha determinato questo disastro. Perché resta un dato oggettivo. Che c’è un disastro, presa coscienza che di disastro si tratta. E che Fondazione Carima vuole sapere chi l’ha provocato. Il fatto che noi abbiamo invitato a marzo 2013 il consiglio di amministrazione di Banca Marche ad intervenire con un’azione di responsabilità non vuol dire che noi sappiamo chi siano i responsabili. O che vogliamo pregiudizialmente colpire gli amministratori della banca. Questo punto è importante perché molti speculano su questo. Noi non abbiamo attaccato nessuno, per noi vale il principio che siano tutte persone serie e oneste. Ma vogliamo conoscere i responsabili del disastro. Però va detta anche un’altra cosa. Che questo non significa, al di là della buona fede, che non vi possano essere delle responsabilità di chi ha amministrato e fatto i controlli. Quando eroghi un fido di decine di milioni ad una società con capitale risibile non puoi dire “io non sapevo”. E gli organi di controllo devono verificare. E secondo lei, chi viene a conoscenza di questa e di altre numerose situazioni, deve segnalare o no? Deve intervenire o no? O quando vengono finanziati stati di avanzamento lavori su immobili inesistenti, su perizie fasulle, e potrei citarle tanti altri casi, si deve intervenire o no? Senza parlare di quelle operazioni, come è apparso sulla stampa, condotte in violazione delle norme antiriciclaggio.

Una persona può anche essere onesta e semplicemente non adeguata. Non può essere andata così?

Secondo lei nessuna di quelle persone era competente? Forse molti erano anche attori inconsapevoli. Ma nel momento in cui ti diciamo di controllare perché abbiamo il sospetto, e non solo, che le cose non stanno andando nel verso giusto, tu ti preoccupi e vai a vedere. Non che ci contrasti e tenti di minimizzare la situazione che sta emergendo e l’evidenza dei fatti.

Nel 2011 c’è anche un altro episodio che suscita un’amara ironia. In estate viene interrotto il contratto a Bianconi per quattro settimane, ad un giorno dall’entrata in vigore delle nuove norme di Banca d’Italia. Il dg incassa 1.5 milioni di euro di buonuscita, poi parte un nuovo contratto. In Cda, durante la discussione sulla durata del rinnovo, si ragiona anche su come far raggiungere a Bianconi i quarant’anni di contributi pensionistici. Lei era informato di tutto questo?

No. Ne sono venuto a conoscenza dopo, così come di moltissime altre situazioni. Perché, le ripeto, erano altri che sedevano all’interno della banca e che dovevano metterci al corrente delle scelte più importanti. E a mio parere, in relazione a questo rinnovo del contratto, così come capitato in un’altra situazione (riferimento alla messa a riposo e successivo contratto al vice direttore vicario Leonardo Cavicchia, ndr), ci sono gravi anomalie su cui Fondazione Carima farà le sue riflessioni e prenderà decisioni.

Massimo Bianconi è stato direttore generale di Banca Marche per otto anni. Ha responsabilità, secondo lei, in quello che è successo?

Bella presenza e grande comunicatore. Per cortesia non mi faccia aggiungere altro…

(2/continua)

***

–  LA TERZA PARTE (LEGGI L’ARTICOLO).



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X