A Macerata piccoli spacciatori crescono

Nelle scuole medie inferiori i pusher sono quasi sempre alunni degli stessi istituti, sempre più impuniti e determinati. Il caso della “Dante Alighieri”
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L'avvocato Giuseppe Bommarito

L’avvocato Giuseppe Bommarito

di Giuseppe Bommarito*

Si abbassa l’età di contatto con le sostanze stupefacenti e di avvio al loro uso, oggi attestata, secondo le più recenti statistiche a livello nazionale effettuate dal Dipartimento politiche antidroga (peraltro esattamente corrispondenti a quelle riferite alla nostra realtà provinciale), intorno agli undici, dodici anni. E contemporaneamente e conseguentemente si riduce anche l’età degli spacciatori di droga, l’ultimo anello della catena infernale che dai produttori e dai grandi trafficanti arriva al consumatore finale, ormai reclutati con sempre maggiore frequenza tra gli stessi ragazzini che frequentano la scuola media inferiore, piccoli uomini che in breve tempo, senza nemmeno rendersene conto appieno, diventano contemporaneamente vittime ed artefici del male.

A dire il vero, proprio gli amici, i coetanei ed i compagni di classe degli studenti più giovani sono considerati i pusher ideali da parte dei mercanti di morte, da parte dei delinquenti che, privi di scrupoli e di pietà vogliono “entrare” in una scuola o allargare il giro già esistente in qualche istituto (il target iniziale dei trafficanti, quello su cui “investire”, è ormai quello delle scuole medie inferiori, dette anche – dopo la riforma Gelmini – scuole secondarie di primo grado).
I nuovi pusher sono infatti il più delle volte ragazzi di 12, 13, al massimo 14 anni, insospettabili ed anche poco costosi per gli organizzatori locali del traffico, visto che all’inizio essi si accontentano solo di qualche dose gratuita, di quattro soldi per arrotondare la paghetta settimanale e della considerazione come “eroi” negativi, forti ed invincibili, che finiscono per assumere in quel determinato ambiente scolastico e di cui – visti i modelli che la nostra società costantemente propone – vanno estremamente fieri.

scuola-alighieri

La scuola media “Dante Alighieri”

Il meccanismo è molto semplice e collaudato. Per suscitare interesse è sufficiente che qualche ragazzino ben addestrato sulla falsa distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere e sufficientemente sfrontato, con un anno o due in più dei nuovi arrivati ancora freschi delle scuole elementari, magari ripetente, prima dell’ingresso a scuola o durante la ricreazione o subito dopo l’uscita, racconti con una sicurezza da esperto e con toni entusiastici ai suoi coetanei le straordinarie sensazioni che si provano con la droga, oggetto misterioso ed inquietante per quasi tutti sino a quel momento, simbolo però della trasgressione ora finalmente a portata di mano. Poi si passa all’offerta gratuita in prova di un po’ di hashish e di marijuana (sostanze che ancora una volta si presentano come “apripista”), sminuendone del tutto i possibili effetti negativi e, al contrario, enfatizzandone i presunti benefici, senza dimenticarsi di ridicolizzare quei pochi che osano obiettare qualcosa con frasi del tipo: “sei un vigliacco, uno sfigato, non hai le palle, tornatene dalla mamma…”, e così il gioco è presto fatto.
D’altra parte, bisogna riconoscere che è difficile non sottostare alla legge del branco; ed anche che, prima di presentare il suo pesantissimo conto, la droga, qualsiasi droga, nelle prime assunzioni dispensa apparentemente euforia, allegria, entusiasmo, sensazione di libertà. Si tratta di quel piacere intenso, artificiale, certo, ma pur sempre piacere, la cui ricerca spinge poi il soggetto all’uso ripetuto, per finire poi in certi casi all’abuso e alla dipendenza.
Questo infame mercato, una volta avviato, andrà poi avanti da solo, grazie ai prezzi estremamente bassi delle dosi, al marketing della criminalità organizzata che riesce a presentare in modo positivo soprattutto le sostanze di approccio (cannabis ed ecstasy), al desiderio dei giovanissimi consumatori e delle giovanissime consumatrici di apparire grandi, alla dipendenza che la cannabis attuale riesce a creare (con un principio attivo che raggiunge e a volte supera il 50%, a fronte del 3 – 4% di qualche decennio fa), alla logica ed alla potenza trainante del gruppo, al ruolo ambiguo svolto da qualche social network, al fascino intrigante dell’atto contro le regole familiari e sociali, alla complicità consapevole o inconsapevole di molti adulti, alla disattenzione, all’assuefazione e alla disinformazione delle famiglie e delle autorità preposte, scuola compresa.
Con il passare del tempo naturalmente alcuni dei baby spacciatori si specializzano, iniziano a spacciare anche in altri luoghi di incontro e di aggregazione (bar, giardini comunali, sale giochi, locali pubblici, curve degli stadi), si creano una propria rete su qualche social network, passano piano piano a proporre pure altre sostanze (ecstasy, amfetamine, cocaina, eroina da fumare), smettono persino di assumere qualsiasi tipo di sostanze per essere sempre più “professionali”, aumentano le loro pretese economiche e quindi i loro guadagni (che diventano infine determinanti nella prosecuzione dell’attività di spaccio a più largo raggio). Insomma, risalgono qualche anello della filiera delinquenziale che porta la morte (psicologica, spirituale, a volte anche fisica) pure a ragazzini poco più che bambini e così, divenuti ormai i terminali di un sistema criminale che assicura guadagni facili anche ai livelli più bassi, finiscono per essere considerati non più come “eroi” negativi, ma come dei veri furbi – pur sempre però da ammirare – che hanno ben presto capito come va il mondo.
In questo contesto di carattere generale Macerata non poteva essere da meno. Anzi, collocata al centro di quel pianeta Marche che ormai costituisce il territorio al primo posto in Europa per il traffico di sostanze e per la morte per droga, l’apparentemente tranquilla Macerata da diverso tempo registra anche una estesa attività dei ragazzini spacciatori, sempre più impuniti, disinvolti e determinati.
Per esempio, e senza nulla togliere alle altre scuole cittadine, viene segnalata da tempo un’intensa attività di spaccio nei pressi dell’istituto comprensivo “Dante Alighieri” di Macerata, che sembra opportuno evidenziare alla dirigenza della scuola, al corpo insegnante, ai genitori ed alle autorità preposte, affinchè verifichino la situazione e adottino gli interventi necessari e l’indispensabile vigilanza.
Gli spacciatori in questo caso sono alcuni ragazzi tra di loro strettamente organizzati, sia italiani che stranieri, alcuni che frequentano (o che, per età, dovrebbero frequentare) le ultime classi dell’istituto ed altri invece esterni che all’orario di uscita da scuola raggiungono il gruppo, i quali utilizzano per la loro “attività” il campo sportivo dei Pini in viale Martiri della Libertà, le zone retrostanti ed alcune piccole aree verdi, sempre molto defilate e di sera scarsamente illuminate e poco o nulla frequentate, che dal vecchio stadio si connettono con la sottostante via Calabresi.
Lo spaccio – i cui frutti vengono poi in gran parte versati a soggetti più grandi che circolano in zona e “riforniscono” – coinvolge anche diverse ragazzine ed implica pure una serie di favori a livello sessuale (spesso oggetto anche di riprese con il telefonino), sia per la cessione delle sostanze che per garantirsi un omertoso e ricattatorio silenzio nei riguardi delle famiglie di appartenenza.
Per gli avvertimenti e per le comunicazioni, interne al gruppo e del gruppo verso l’esterno, questi ragazzini spacciatori non usano quasi più Facebook, ritenuto troppo “infiltrato” da diversi genitori, ma altri social network di recente formazione, considerati meno permeabili.
Intendiamoci, quella intorno al vecchio stadio della Vittoria non è l’unica zona ove avviene attività di spaccio, né la scuola media Dante Alighieri – è bene ribadirlo – è il solo istituto nei cui pressi è presente un’attività di spaccio svolta da pusher giovanissimi, fenomeno che ormai, come abbiamo più volte scritto, interessa tutte le scuole maceratesi, inferiori e superiori, senza eccezione alcuna. Poi, certo, alcune differenze ci sono: in alcune situazioni lo spaccio è interno alla scuola, in altre avviene nei paraggi, prima dell’ingresso o all’uscita; in certi casi lo spaccio è massiccio, in altri ancora limitato; in alcuni istituti la vigilanza e la prevenzione sono più effettive, in altri vale il principio dell’ardente e quasi ostentata indifferenza.
Però la situazione è generalizzata e ormai nessuno può tirarsi fuori, magari pensando che la vicenda non lo riguarda in quanto lo spaccio avviene un metro fuori dal portone di ingresso della scuola. E tutti, a partire dalle famiglie per arrivare ai dirigenti scolastici, ai professori, alle forze dell’ordine, devono fare la loro parte per informare, sensibilizzare, prevenire, controllare, e reprimere se e quando necessario.

*Avv. Giuseppe Bommarito, presidente onlus “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”



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