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Traini e Oseghale vicini di cella

ORRORE A MACERATA – ll folle razzista e il nigeriano accusato di aver fatto a pezzi Pamela Mastropietro si trovano in isolamento nella stessa sezione della casa circondariale di Montacuto, ad Ancona
domenica 4 febbraio 2018 - Ore 20:57 - caricamento letture
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Innocent Oseghale e Luca Traini

 

di Federica Serfilippi

In cella. Tutti e due. Nello stesso carcere. E a pochi metri l’uno dall’altro. Si trovano nella stessa sezione della casa circondariale di Montacuto Luca Trani, il folle di estrema destra che sabato mattina ha seminato il terrore per le via di Macerata colpendo sei persone di colore, e Innocent Oseghale, il nigeriano accusato di aver fatto a pezzi il cadavere di Pamela Mastropietro. Entrambi sono in isolamento, in celle che hanno comunicazioni minime con l’esterno. Sono sorvegliati a vista dagli agenti della Polizia Penitenziaria per la paura che uno dei due possa compiere gesti autolesionistici. Ovviamente, entrambi non sono a conoscenza della presenza dell’altro nella stessa sezione del carcere. Così lontani nella vita, così vicini nelle tragedie che nei giorni scorsi hanno travolto la provincia maceratese. Il nigeriano è arrivato in isolamento dopo essere stato in una sezione filtro dove era stato collocato subito dopo il fermo per vilipendio e occultamento di cadavere. La necessità di tenerlo lontano da altre aree del carcere è anche dato dal rischio di vederlo vittima di ritorsioni o vendette. Stessa cosa per Traini che potrebbe scatenare reazioni violente da parte della comunità africana del carcere. L’attenzione e il lavoro della Penitenziaria sono ai massimi livelli. Per ora, non ci sarebbe stato alcun problema a gestire la situazione, dettata dall’assenza di un carcere a Macerata e l’inagibilità di quello di Camerino. Il 29enne Oseghale è apparso silenzioso, restio a parlare. Il 28enne per cui la procura ipotizza il reato di strage aggravata da finalità razziste, è invece collaborativo con gli agenti. Per lui, le porte di Montacuto si sono spalancate all’alba, dopo una mattina di terrore e un pomeriggio di interrogatori. Non sa assolutamente che colui che, secondo quanto ipotizzato, sarebbe la causa scatenante della sua follia dorme a pochi metri da lui. In una cella come la sua. In mano alla giustizia italiana come lui. Un destino quasi beffardo per uno che, secondo quanto detto sabato mattina al dipendente dell’autogrill della Ss 77 prima di approdare a Macerata armato di una pistola Glok, voleva andare “a caccia di neri” e fare “quello che andava fatto” per vendicare la morte atroce di Pamela.

 

 

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