
Arianna Orazi
Omicidio di Rosina Carsetti, rinviata l’udienza in Cassazione al 18 giugno. Si sarebbe dovuta svolgere domani ma la data è stata spostata per l’impossibilità di un giudice ad essere presente. Servirà dunque attendere circa due mesi per l’ultimo step giudiziario sull’omicidio, quando la massima corte sarà chiamata a confermare o rivedere le sentenze della Corte d’appello di Ancona.

Rosina Carsetti
In secondo grado la figlia di Rosina, Arianna Orazi, era stata condannata all’ergastolo, il nipote Enea Simonetti a 27 anni, e a 4 anni e sei mesi Enrico Orazi, il marito di Rosina (considerato responsabile di maltrattamenti in famiglia e di simulazione di reato). A uccidere la 78enne Rosina Carsetti in quel 24 dicembre del 2020 nella sua villetta di Montecassiano, secondo i giudici della Corte d’appello erano stati la figlia e il nipote. Un omicidio che i giudici hanno ritenuto premeditato.
La sentenza aveva modificato molto quella della Corte d’assise di Macerata, dove era stato condannato all’ergastolo Enea, mentre Arianna ed Enrico Orazi erano stati condannati a due anni per simulazione di reato e assolti per l’omicidio.

L’avvocato Olindo Dionisi
Dopo la sentenza di secondo grado, l’avvocato Olindo Dionisi, legale di Arianna, aveva detto: «Non condivido affatto la sentenza, si discosta in modo abissale da quella di primo grado. Riconosco sia un processo indiziario ma gli indizi sono stati letti in altro modo rispetto al primo grado. È abnorme, è troppo quello che è stato riconosciuto dalla Corte di appello per quanto emerso nei processi. Il concorso nell’omicidio in che veste? Come ha concorso? La premeditazione? Per un semplice messaggio su Instagram (scrisse al figlio “Sto studiano il piano”, ndr)?».
«Riteniamo che rispetto all’ammontare della pena di primo grado ci sia stata una considerevole riduzione tenuto conto della misura cautelare già sofferta e dei benefici previsti dalla legge – avevano detto i legali di Enea, gli avvocati Andrea Netti e Valentina Romagnoli -. La pena finale per gli anni da scontare ammonta a 20 anni, radicalmente diversa rispetto all’ergastolo di primo grado. Riteniamo che Enea non sia responsabile di omicidio e che il riconoscimento delle attenuanti probabilmente dipenda dal rapporto particolare madre e figlio».
(Al. Lu.)

Gli avvocati Valentina Romagnoli e Andrea Netti
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