Il mare distrugge lo chalet Acapulco:
«Ci siamo protetti in tutti i modi,
era una fine annunciata» (Foto/Video)
PORTO RECANATI - Vetrate sfondate, acqua e sabbia ovunque. La rabbia di Giuseppe Frisari: «Locale inagibile, da buttar via. Per riaprirlo serviranno 300-400mila euro. Con gli scogli messi in quel modo sapevamo benissimo che la nostra struttura sarebbe stata distrutta»

La sabbia nel ristorante Acapulco
di Giulia Sancricca (foto di Federico De Marco)
Ancora una mareggiata, ancora danni pesantissimi sul litorale di Scossicci a Porto Recanati. Ieri sera il mare ha colpito con violenza lo chalet Acapulco, ristorante affacciato sulla spiaggia e unico locale della zona che resta aperto tutto l’anno. Il bilancio è drammatico: struttura devastata, locale inagibile e danni stimati tra i 300 e i 400mila euro come sostiene il titolare.

Le vetrate sfondate dalla furia del mare
Le immagini che arrivano dal posto sono impressionanti: le grandi vetrate sul mare completamente sfondate, acqua e sabbia ovunque, il mare che ha invaso il ristorante come un fiume in piena.

Giuseppe Frisari
Distrutti pavimenti, impianti elettrici, fognature. A raccontare quanto accaduto è il titolare Giuseppe Frisari: «Ieri sera ero qui – dice -. Siamo uno dei pochi ristoranti aperti tutto l’anno e dentro c’erano anche dei clienti. Già dalle 19 il mare ha cominciato ad alzarsi, poi è diventato sempre più grosso. Abbiamo provato in tutti i modi a proteggerci, ma non c’è stato nulla da fare».

Il titolare fuori dal locale
Un episodio che, secondo Frisari, non è stato affatto imprevedibile: «È stata una fine annunciata – spiega con rabbia e delusione -. Con gli scogli messi in quel modo sapevano benissimo che il mare avrebbe distrutto il nostro locale. Non siamo di Porto Recanati: lo hanno fatto di proposito?».
Il ristorante ora è completamente inutilizzabile: «Il locale è inagibile – dice -. Per riaprire serviranno almeno 300-400mila euro. È tutto da rifare: vetrate, pavimento, luce, fognature. Diciotto anni di lavoro buttati all’aria». Parole durissime anche nei confronti delle istituzioni: «Questo è il risultato delle scelte degli amministratori di questo paese. Spero che nessuno commetta più l’errore di venire a investire qui come abbiamo fatto noi. Se non sei del posto, evidentemente, non va bene».
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E’ la solita barzelletta italiana…
prima si costruisce dove non si deve e poi si piange… ma per cosa si piange..?
E perchè lo Stato dovrebbe investire per proteggere i territori che per natura devono fare il loro corso..? Quella è una zona che da secoli è stata ed è oggetto di erosione marina, basta fare una semplice ricerca geologica.
Si devono rispettare i contesti naturali, molto semplice!
«Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande»
(Matteo 7, 24–27)