
La famiglia di Kristina accolta a Treia
Sono passati quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina e anche la comunità di Treia continua a fare i conti con le conseguenze di un conflitto che, fin dal 2022, ha portato sul territorio diverse famiglie in fuga. In quei mesi il Comune, insieme alla Prefettura, ha sottoscritto un protocollo di accoglienza che ha permesso di ospitare fino a 50 cittadini ucraini attraverso il Centro accoglienza straordinaria (Cas) che viene erogato dal Ministero dell’Interno con utilizzo di risorse prevalentemente devolute dall’Unione Europea, con una formula di accoglienza diffusa in appartamenti sul territorio.
Una scelta che ha consentito alle famiglie di vivere in autonomia, favorendo allo stesso tempo l’inserimento nella comunità locale, con 18 ragazzi e bambini accolti nelle scuole e gli adulti coinvolti nella vita quotidiana della città. «Abbiamo voluto costruire un modello di accoglienza che garantisse dignità e autonomia alle persone – dice il sindaco Franco Capponi – mettendo a disposizione appartamenti (in parte donati dalle nostre famiglie) e un sostegno concreto attraverso il Cas. Non si è trattato solo di una risposta all’emergenza, ma di un percorso strutturato realizzato insieme alla Prefettura, che ha permesso a queste famiglie di trovare stabilità in un momento drammatico. In questi anni – prosegue il sindaco – i cittadini di Treia hanno dimostrato grande sensibilità e disponibilità, facendo sentire queste persone parte della comunità. Oggi i tanti bambini frequentano le nostre scuole e le famiglie hanno costruito relazioni e punti di riferimento oltre ad aver contribuito a rivitalizzare il centro storico. È importante però ricordare che dietro a questa integrazione c’è sempre una ferita aperta: quella di chi ha dovuto lasciare la propria casa e non sa se e quando potrà tornarci».

Il sindaco Franco Capponi
Tra queste c’è la famiglia di Kristina Lysyhanych, di professione wedding planner, arrivata il 18 marzo 2022 da Odessa insieme al marito Serhii e al figlio Daniel, che oggi ha sette anni. Dopo una prima fuga in Moldavia, la famiglia ha raggiunto Treia grazie a parenti già residenti. Nel 2023 è nata a Macerata anche la piccola Nicole. I bambini frequentano oggi la scuola e sono pienamente inseriti (la piccola inizierà a settembre la scuola dell’infanzia). «Siamo consapevoli che per i bambini il loro futuro è qui, mentre per noi il pensiero all’Ucraina c’è sempre – ha detto Kristina – abbiamo lasciato la nostra casa da un giorno all’altro e viviamo come in un limbo: non possiamo tornare e non sappiamo quale sarà il nostro futuro». Kristina ha voluto esprimere anche un ringraziamento alla comunità: «Sono profondamente grata al sindaco e a tutta la comunità per il sostegno e l’umanità con cui siamo stati accolti. Non abbiamo scelto di partire, siamo stati costretti dalla guerra. Crediamo sia importante non dimenticare che è la Russia la responsabile dell’invasione: la memoria è la base della giustizia».
Questi scappano dalla guerra non vogliono combattere una guerra degli.angloamericani.
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Il futuro dei nostri figli invece dove sarà?
Signor Giorgi certamente non in Italia purtroppo ma come dice il detto chi è causa del proprio male pianga se stesso. P.S. da noi stipendi e pensioni sono al palo ma non è così per gli stipendi dei politici chiediamoci perché?
Ma il mio era soltanto un commento “filorusso”, non va mica preso sul serio.
A Odessa (Odesa in ucraino) la popolazione è stimata intorno a 1 milione di abitanti oggi (febbraio 2026), con variazioni a seconda delle fonti e se si considera la città propriamente detta o l’area metropolitana.Prima della guerra (fine 2021 / inizio 2022): circa 1.010.000 – 1.015.000 abitanti nella città (dati ufficiali ucraini al 1° gennaio 2022: 1.010.537; censimento 2001 era 1.029.000, ma era in lieve calo demografico pre-guerra).
Oggi (2025-2026): le stime più aggiornate e attendibili (da UN World Urbanization Prospects, MacroTrends e World Population Review) indicano circa 1.006.000 – 1.007.000 per l’agglomerato urbano/metropolitano. Alcune fonti come Worldometers danno stime più basse per l’area urbana (intorno a 899.000 nel 2025), ma queste sembrano sottostimare perché non includono pienamente i sobborghi o perché basate su proiezioni conservative post-guerra.
In pratica:La popolazione è rimasta relativamente stabile intorno al milione, con un calo minimo (pochi migliaia) rispetto al pre-guerra.
Non c’è stato un crollo drastico come in altre città ucraine (es. Kharkiv o Mariupol), perché Odessa non è stata occupata e ha continuato a funzionare come porto e centro economico, nonostante i bombardamenti regolari su infrastrutture portuali, energetiche e civili.
Tuttavia, ci sono stati flussi: molti sono partiti nei primi mesi del 2022 per paura di escalation (soprattutto famiglie con bambini), ma parecchi sono tornati o sono arrivati da zone più colpite (est/sud). La città ha mantenuto una vitalità notevole, con scuole aperte, attività commerciali e un senso di resilienza, anche se con blackout, sirene e danni periodici.
Le stime ufficiali ucraine post-2022 sono complicate dalla guerra (nessun censimento recente, migrazioni interne/esterne, sfollati), quindi le proiezioni ONU e internazionali sono le più usate. In sintesi: da ~1.010.000 pre-guerra a ~1.007.000 oggi, un calo trascurabile (~0,3-0,5%) in 4 anni, a differenza del resto del paese che ha perso molto di più complessivamente.
Ecco, Grok sì che è un ragazzo serio.
Questo è un caso che non fugge da “guerre e carestie” e che fa onore alla Città di Treia.
Purtroppo l’Ucraina è finita in mano a guerrafondai e noi stiamo per finirci, dato che il responsabili del grosso della politica ci sta dicendo “armiamoci e partite”. Mi piacerebbe vedere esponenti della Destra, della Sinistra, e del Centro, in particolare il nostro Calenda, mettersi in mimetica e andare a combattere in soccorso a Kiev. Generalmente andavamo con Mussolini – sbagliando i calcoli – in soccorso del vincitore. Invece è l’Ucraina che sta perdendo la guerra e la terra, mentre i suoi capo stanno al caldo, ben pasciuti e con i soldi nei paradisi fiscali. Se proprio credete nella bontà della causa ucraina, voi che ci spingete alla pugna, levandoci i soldi per sanità, scuola, stipendi, pensioni, eccetera, “andate a combattere”.
La risposta che ci daranno, dall’alto della loro poltrona, è una sola e irremovibile: “col kaiser…”
ma come si fa ad essere filoPutin ? un uomo corrotto un dittatore, accumulatore di fortuna immensa assieme ai suoi amici oligarchi mentre il popolo russo in realtà se la passa malissimo. Uno che uccide gli oppositori con la punta dell’ombrello avvelenata da sostanze radioattive.
Sonetto dei rubli evaporati
Pensate a un paese che si spacca in due:
da un lato il vecchio sogno di fabbrica e piano,
dall’altro un mercato che arriva come un uragano
e in tre anni ti mangia i risparmi e il pane pure.
Il ’92? Inflazione duemilacinquecento per cento,
i prezzi schizzavano come particelle in un acceleratore,
la nonna con la sporta vuota guardava il cartello
e capiva: la “mano invisibile” aveva il braccio rotto.
Oligarchi nati in una notte da privatizzazioni lampo,
tipo funghi velenosi spuntati dopo la pioggia acida,
prese le acciaierie, il gas, il petrolio – tutto in un lampo –
mentre il professore di fisica perdeva la dacia.
Aspettativa di vita? Un grafico che precipita a 57,
gli uomini bevevano per non vedere il buco nel futuro;
il ’98 poi fu il default, il rublo in cenere,
e la gente contava dollari come fossero ostie sul muro.
Caos selvaggio, libertà che sa di naftalina e sangue,
eppure in quel casino qualcuno sognava ancora l’Occidente.
Putin arrivò dopo, con l’ordine e il petrolio che sale:
la stabilità tornò e la voce della gente si fece più bassa.
Sono ora in grado di precisare che il mio commento 1 non è “filorusso” ma più esattamente “filoPutin”, io a volte perdo il “filo” ma poi per fortuna leggo Paolo Passaretti e lo ritrovo, grazie.
«Uno che uccide gli oppositori con la punta dell’ombrello avvelenata da sostanze radioattive» — è una frase secca, ironica, quasi da aforisma nero o da incipit di un racconto grottesco-politico.Mi fa pensare immediatamente a due filoni letterari che si sovrappongono:La spy story paranoica / il thriller del complotto di stampo est-europeo anni ’70–’80
È impossibile non associare subito l’immagine all’omicidio di Georgi Markov (Londra, 1978), lo scrittore e dissidente bulgaro ucciso proprio con la famosa capsula di ricina sparata dalla punta di un ombrello modificato dai servizi segreti del blocco sovietico.
Se dovessi avvicinarlo a uno scrittore preciso, il primo nome che mi viene in mente è Milan Kundera (soprattutto il Kundera di Il libro del riso e dell’oblio o L’insostenibile leggerezza dell’essere), per quel modo di trattare i regimi comunisti dell’Est con una mistura di ironia filosofica, distacco e immagini tragicomiche dell’assurdo del potere.Altri accostamenti forti potrebbero essere:Joseph Roth o Stefan Zweig nel loro lato più amaro e profetico sulla decadenza europea (ma con meno umorismo nero)
Witold Gombrowicz — per il gusto del grottesco politico e dell’assurdo burocratico-murder
Vladimir Voinovič (lo scrittore sovietico dissidente autore de La vita e le straordinarie avventure del soldato Ivan Čonkin) — ha proprio quel tipo di umorismo caustico e surreale sul potere che uccide in modi ridicoli/ma letali
In chiave italiana: un po’ Ennio Flaiano nei suoi aforismi e apologhi più taglienti, o Fruttero & Lucentini quando fanno satira politica spietata (pensa a certi brani de La donna della domenica o agli articoli sul «Corriere»)
Grok, ma tu “Totò e Peppino divisi a Berlino” non l’hai mai visto?
Capisco il collegamento che volevi stuzzicare! Nel film non c’è esattamente una scena con l’ombrello avvelenato (quello è il caso reale di Georgi Markov del ’78, anni dopo), ma c’è tutto il sapore da spy story grottesca anni ’60: tentativi di eliminazione, scambi di persona, aggeggi assurdi, e un’atmosfera da “chi è la spia vera?”. Il film prende in giro proprio quel clima di paranoia da Guerra Fredda, con omicidi “eleganti” e metodi da servizi segreti che sembrano usciti da un incubo burocratico-napoletano. Quindi sì, la frase calza a pennello come una parodia dark di quel tipo di film — o meglio, come se Totò e Peppino avessero girato un episodio “nero” mai realizzato. Magari Totò che dice: «Peppì, statt’ accuorto cu st’ombrello… me pare ‘e nu veleno atomico!»
Attento a non capire troppo, Grok, sennò potresti finire anche tu “sul banco degli amputati”come Antonio La Puzza.