Contributo di autonoma sistemazione:
7.466 famiglie aspettano di tornare a casa

A 5 ANNI DAL SISMA - Il punto con Silvia Moroni, dirigente del Dipartimento di Protezione Civile della Regione Marche: «Ci vorrà qualche anno, ma sono convinta che presto rivedremo le nostre montagne ripopolate». Prorogati intanto lo stato di emergenza e la scadenza per il rinnovo dei requisiti per il Cas, fissata al 15 gennaio
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di Maria Nerina Galiè

Natale 2021, il sesto fuori casa per 7.466 nuclei familiari terremotati, distribuiti tra i 150 comuni del cratere delle Marche.

Per loro la Protezione Civile eroga ogni mese, di media, 5 milioni e mezzo di euro per il contributo di autonoma sistemazione.

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Silvia Moroni

«Un contributo, non un sussidio», sottolinea Silvia Moroni, soggetto attuatore sisma come dirigente del Dipartimento di Protezione Civile della Regione Marche.
La puntualità nei pagamenti ai cittadini, per la responsabile del servizio, è prioritaria: «Facciamo due erogazioni al mesespiega – una all’inizio per i Comuni più “veloci” nel comunicare il fabbisogno, ed una a metà per non lasciare indietro nessuno».
Ma sentendosi ormai partecipe della difficile situazione di queste famiglie, tanti sono anziani, le si apre il cuore ogni volta che deve “bloccare” il Cas in ragione di un’ordinanza di revoca dell’inagibilità:

«Vuol dire che quella famiglia è finalmente tornata a casa».
Sono ancora tante, invece, quelle che aspettano. Nel frattempo è stato prorogato lo stato di emergenza nazionale, così come la scadenza per le domande di rinnovo dei requisiti per percepire il Cas, fissata al 15 gennaio.

«E’ in arrivo la nuova modulistica, studiata dal Dipartimento di Protezione Civile in sinergia con la struttura del Commissario Legnini. Sarà inviata ai sindaci che provvederanno ad informare i cittadini».

Tra le province marchigiane, quella che è stata più colpita dagli effetti devastanti del terremoto è Macerata, dove ancora – i dati sono aggiornati al 27 dicembre – 4.894 famiglie (per un totale di 10.387 componenti) non possono rientrare nelle proprie abitazioni. Segue il Piceno con 1.775 nuclei (3.917 componenti). Poi lo stacco è più drastico, con la provincia di Fermo che conta 569 nuclei in Cas (1.220 persone), Ancona con 220 nuclei (509 persone) e Pesaro Urbino con solo 8 nuclei (16 persone), 3 delle quali a Pergola.

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Il centro di Arquata

I comuni che registrano più famiglie fuori casa, sono quindi nel Maceratese: Tolentino (1.175 nuclei familiari per un totale di 2.647 componenti) e Camerino (700 nuclei e 1.291 persone).
Anche ad Ascoli non si scherza: il capoluogo di provincia ha 752 nuclei familiari in Cas (le persone in totale sono 1.653). Pesantemente toccate Arquata, dove oltre ai cittadini nelle Sae, ci sono 109 famiglie ancora appoggiate altrove (219 i componenti) e Acquasanta con 184 nuclei familiari in Cas (378 componenti). Nel Piceno, un dato rilevante emerge da Castel di Lama, 105 famiglie (265 persone) a percepire il contributo di autonoma sistemazione.

Nella provincia di Fermo il “podio” spetta ad Amandola: 125 nuclei (266 persone), Fermo capoluogo 72 (132 componenti), Montefortino 68 (155 componenti) e Montegiorgio 38 nuclei (85 componenti).

«Il picco dei contributi pagati dal Dipartimento è stato il 2018 a livello generale», afferma la dottoressa Moroni, quando si sono perfezionate ulteriori ordinanze di inagibilità, successive ai controlli dei tecnici deputati.
«Poi il dato ha iniziato a scendere. Anche alla luce ordinanze del capo del Dipartimento di Protezione Civile, le 614 e 670, che hanno rivisitato i criteri di accesso al Cas. Via il contributo, ad esempio, a chi ha un alloggio di proprietà libero nello stesso comune e in uno limitrofo, oppure a chi si è trasferito fuori regione».

Sempre in riferimento ai comuni con più famiglie in Cas, il picco per Ascoli è stato maggio 2019, quando sono stati rendicontati 2.201 nuclei, per Arquata ottobre 2016 con 820 famiglie, poi sono le soluzioni in Sae, per Acquasanta luglio 2017 con 852 famiglie, per Castel di Lama invece il maggior numero di Cas è stato registrato a marzo 2020 per 402, per Fermo giugno 2018 con 297 famiglie, per Amandola gennaio 2017 con 621 famiglie, per Montefortino maggio 2018 con 309 famiglie, per Montegiorgio gennaio 2018 con 152 famiglie, per Tolentino gennaio 2017 con 4.007 famiglie e per Camerino novembre 2016 con 4.825 famiglie.

E c’è la ricostruzione, che «ha avuto una forte accelerata negli ultimi tempi, per fortuna – evidenzia la dirigente regionale -. La nuova struttura Commissariale si è dimostrata molto attiva dal punto di vista operativo, restando sempre dalla parte dei cittadini.

La ricostruzione è partita» ribadisce con decisione. Per aggiungere: «C’è ancora tanto da fare, ma sono molte anche le ulteriori possibilità introdotte dai nuovi incentivi statali, come il Superbonus. Ci vorrà qualche anno, ma sono convinta che presto rivedremo le nostre montagne ripopolate e che esse avranno maggiori attrattive».
Molto, secondo Silvia Moroni, dipenderà anche dai cittadini. «Il 15 dicembre è scaduta la presentazione della manifestazione di volontà per la domanda di contributo per i danni gravi. La misura è stata introdotta proprio per cominciare a mettere dei punti fermi sulla ricostruzione. Chi non ha interesse a ricostruire, si vede interrompere il contributo di autonoma sistemazione».

E’ anche vero che le opportunità di cui parla la Moroni, come appunto gli incentivi all’edilizia, hanno rallentato la ricostruzione. Non si trovano ditte e i tecnici non arrivano e spesso rifiutano gli incarichi perché il lavoro gli è letteralmente esploso in mano.

Ma forse, nei comuni del cratere, bisognava dare la precedenza a chi deve rientrare a casa rispetto a chi, invece, deve mettere il cappotto ad un palazzo “sano” e cambiare gli infissi. Ma questo è un altro discorso.

 

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