Un monastero tutto in legno
per le 17 suore Carmelitane (Foto)

TOLENTINO - Cerimonia di posa della "prima pietra" oggi con il Commissario alla ricostruzione Giovanni Legnini, elogiato dal sindaco Pezzanesi. Commozione tra le sorelle che dal 2016 sono state costrette a trasferirsi a Cascia
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di Francesca Marsili

«Quella domenica mattina, durante la messa, una scossa di magnitudo 5 ha reso completamente inagibile il nostro monastero. Sono passati cinque anni, lunghi, interminabili. Oggi racchiudiamo tutto in un grande grazie, uno per tutti al Commissario Legnini». Con queste parole dense di commozione suor Maria Chiara, priora della Comunità delle Carmelitane Scalze di Tolentino, ha aperto quest’oggi la celebrazione per la simbolica posa della “prima pietra” del nuovo monastero che sostituirà quello gravemente lesionato dal sisma del 2016 e che le ha rese orfane del loro nido.

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Il commissario Giovanni Legnini

Sebbene il meteo avverso di questa mattina abbia costretto a cambiare, pochi minuti prima della celebrazione, il luogo per la posa della “prima pietra”, la felicità delle diciassette suore Carmelitane Scalze di Tolentino per l’avvio della ricostruzione della loro nuova casa era tutta nei loro occhi e nei loro sorrisi. La pioggia ghiacciata e incessante ha imposto una cerimonia al coperto che si è svolta nella tensostruttura della Basilica di San Nicola anziché nel luogo previsto, quello in cui sorgerà il nuovo monastero, in via del Carmelo a Tolentino, e che sostituirà il vecchio gravemente danneggiato dalle scosse del 30 ottobre 2016. Una celebrazione iniziata con ritardo a causa della neve che alcune sorelle provenienti da Cascia dove, dal 2017, sono ospiti delle Suore Agostiniane di Santa Rita, hanno trovato lungo il tragitto.

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Suor Maria Chiara con il sindaco Giuseppe Pezzanesi

Alla celebrazione erano presenti il Commissario straordinario alla ricostruzione Giovanni Legnini, il vescovo di Macerata Nazareno Marconi, l’arcivescovo di Urbino Giovanni Tani, il sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi, quello di Cascia Mario De Carolis, l’amministratore delegato di Wolf Haus Kurt Schopfer titolare dell’impresa appaltatrice che edificherà il nuovo monastero in legno oltre ad alcune autorità civili e militari. «Ogni gesto di solidarietà, ogni abbraccio, ogni consiglio, ogni dono è stato per noi un modo per non scoraggiarci e proseguire il cammino – ha commentato suor Maria Chiara citando un lungo elenco di nomi che sin dal primo momento hanno manifestato loro un’infinità solidarietà a partire dalle Sorelle di Fano che hanno accolto le diciassette Carmelitane nell’immediato post sisma – Abbiamo dovuto lottare contro voci e fatti che ci disorientavano».

«Dopo un pranzo, quel 30 ottobre, siamo partite in fretta mentre su Tolentino gravava un clima surreale di fuga – ha proseguito la priora raccontando l’iter che le ha portate a scegliere una struttura in legno – Inizialmente si parlava di riparare una struttura esistente ma subito in molti ci hanno messo in guardia sulle fragilità di un edificio da riparare in caso di nuove scosse. La prima volta che un amico ci ha parlato di demolire tutto e costruire un edificio in legno erano i primi mesi del 2017, allora sembrava un’utopia. Poca alla volta questa idea si è fatta strada come la soluzione più sicura contro il terremoto, la più veloce nei tempi, la più rispettosa dell’ambiente. Benché il contributo statale non copra l’intera spesa s’ è rivelata la conferma decisiva».

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Il rendering del progetto del nuovo monastero

Una superficie di duemila metri quadrati, la stessa del vecchio monastero che verrà abbattuto per far posto al nuovo il cui inizio lavori è previsto per gennaio. «Le parole di suor Maria Chiara – ha commentato Giovanni Legnini – sono state nette e hanno scolpito il senso di questa giornata, in quelle parole si rintracciano il sacrifico e la sofferenza che scaturisce a seguito degli eventi sismici che avete subito e lo smarrimento successivo  Non avrei immaginato di ascoltare dalle parole di una suora i temi afferenti alla scelta dei modelli di ricostruzione: il monastero considerato non pienamente sicuro anche a seguito degli interventi di ricostruzione e di messa in sicurezza che viene sostituito con un’ innovativa tecnica edilizia con del ferro, del legno, nel segno di una ricostruzione, come usiamo dire noi, “ sicura, sostenibile” e nel segno del superamento di quel principio che ha orientato nel corso dei decenni del “dove era e com’era”. Io dico si al dove era e come era per gli edifici che meritano di essere conservati, recuperati per la loro bellezza, la loro rilevanza storico artistica e culturale, per il loro contributo alla dimensione urbana e comunitaria- ha proseguito il Commissario condividendo la scelta delle sorelle – laddove è necessario fare scelte innovative come quella che voi avete inteso fare in piena autonomia è bene farlo guardando al futuro. La ricostruzione non deve solo guardare alla esigenza di risarcire i cittadini , in questo caso gli ordini religiosi, per la catastrofe che ha loro sottratto ma deve saper guardare al futuro e parlare di futuro per mantenere in questi territori la vita, l’economia, la società, per riconnettere una comunità che è stata distrutta da una evento cosi catastrofico. Lo Stato c’è – affermato Legnini a conclusione – insieme alle altre istituzioni, regioni e comuni».

legnini-tolentino7-1-325x217Tantissima la partecipazione da parte della cittadinanza di Tolentino, tra loro molti benefattori che non hanno mai smesso di sostenere le diciassette sorelle in questi anni. E’ intervento anche il sindaco Giuseppe Pezzanesi reduce da un ricovero a causa del covid. « Ho vissuto un momento importante che è finito bene e che mi ha fatto stare a contatto con molte persone che soffrono ancora e che lasciato in ospedale e che combattono per la loro vita in un momento significativo come il natale. ringrazio Dio per aver portato gioia all’interno della comunità delle Carmelitane- ha commentato il primo cittadino rivolgendo poi al Commissario un attestato di stima – non posso che dire che darei qualsiasi cosa mi fosse chiesta, compresa la vita, per una persona straordinaria come il Commissario Legnini – ha aggiunto il sindaco di Tolentino – che in ogni occasione che ho avuto di confrontarmi con lui su varie problematiche, laddove le normative glie lo hanno consentito, laddove lui stesso è intervenuto per migliorare le normative dello Stato, a testimonianza della sua bontà d’animo e della grandezza del suo ingegno per andare incontro alle problematiche delle comunità, ha fatto tutto quello che era possibile».

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Il sindaco Pezzanesi e il vescovo Marconi

Il momento più intenso e suggestivo, a conclusione della celebrazione, è stata la posa simbolica della “prima pietra” a testimoniare il primo passo verso la ricostruzione. Non una pietra, bensì un ceppo di legno all’interno del quale è stata inserita una pergamena firmata da suor Maria Chiara, dal Commissario Giovanni Legnini e dal vescovo Nazareno Marconi. La pergamena è stata incapsulata in un guscio di acciaio indistruttibile e inserita nel cuore del ceppo di legno che è stato poi sigillato con della cera lacca rossa. Il ceppo ligneo sarà inserito nelle fondamenta del nuovo monastero delle Carmelitane Scalze di Tolentino, parte di esso, sul quale è apposta una Madonna, resterà visibile a tutti come una pietra miliare.

«C’era una volta un ciocco di legno, inizia così la storia di Pinocchio e inizia cosi anche la nostra storia – ha detto monsignor Marconi – Si comincia da un ciocco di legno, poi viene fuori un burattino, poi un bambino e poi una storia. Anche qui iniziamo con un ciocco di legno che il simbolo di una costruzione. Spero che sia, davvero, una storia bella. Passano gli anni e tutti ancora ricordiamo quella storia».

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