Pronto soccorso fuori dall’incubo Covid
Rossi: «Da 15 pazienti al giorno a due»
Curto «Attenti alla terza ondata»

EMERGENZA - I primari dei due reparti di Macerata (Emanuele Rossi) e Civitanova (Rita Curto) fotografano una situazione molto diversa rispetto a una settimana fa. Nel capoluogo: «Sono scese anche le persone nei container, oggi ne abbiamo un paio, nel periodo di picco 18. Il piano pandemico è stato applicato alla perfezione». Va meglio anche sulla costa: «Al momento non è in calendario l'apertura di 8 posti in Medicina d'urgenza»
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di Gianluca Ginella e Laura Boccanera

Da 15 pazienti al giorno a due al pronto soccorso di Macerata, calo anche a Civitanova dove si era arrivati ad un picco di 28 persone, alcune anche in corsia, in attesa di venire trasferite nei reparti. «Il piano pandemico è stato adottato alla perfezione e sta funzionando» dice il primario del pronto soccorso di Macerata, Emanuele Rossi. A Civitanova la primaria Rita Curto, è soddisfatta di come la situazione è mutata ma avverte: «se torniamo zona gialla è importante continuare a fare attenzione, c’è il rischio della terza ondata e dobbiamo evitarla».

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Emanuele Rossi

MACERATA – «Dai 12-15 pazienti al giorno a due. La situazione è decisamente migliorata al pronto soccorso di Macerata. Sicuramente dovuto alle misure del Dpcm, alle ulteriori restrizioni del presidente della Regione che stanno dando buoni risultati».

Così il primario del pronto soccorso di Macerata, Emanuele Rossi che ha visto calare l’ondata di pazienti Covid in arrivo nel suo reparto. «Negli ultimi 4 o 5 giorni la situazione è migliorata, si sono ridotti gli ingressi di pazienti Covid, tanto che stiamo usando un solo container per fare lo studio preliminare dei casi. La medicina d’urgenza è diventata area Covid e attualmente ci sono 10 pazienti, tutti con ventilazione non invasiva» spiega il primario. I numeri fotografano un quadro chiaro della situazione: «Prima arrivavano dai 12 ai 15 pazienti al giorno, tra casi sospetti e contagiati certi. Ora siamo scesi a un paio al giorno. C’è un calo rilevante» spiega Rossi. Un reparto, quello del pronto soccorso, che solo una settimana fa ha vissuto giorni e notti di fuoco, tanto che persino le barelle erano finite. E i container che si trovano nel piazzale dell’ospedale che si erano riempiti. Una situazione che era al limite. Poi però le cose sono cambiate.

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Paziente nei corridoi al pronto soccorso di Macerata

«Ora abbiamo il Covid hospital portato quasi a pieno regime e sta funzionando molto bene per intensivi e sub intensivi. È una struttura molto funzionale dal puto di vista tecnico logistico. Per i casi ordinari abbiamo 43 posti letto nella ex palazzina di malattie infettive. Oggi riusciamo a sistemare i pazienti in tempi ragionevoli. Si è attivato anche una parte dell’ospedale di Camerino che si spera presto potrà tornare alle sue normali funzioni per far fronte alle necessità dell’entroterra. Il piano piano pandemico è stato applicato perfettamente sulla base dell’evoluzione pandemica della curva di contagio dalla direttrice Nadia Storti, seguendo le linee guida di indirizzo della giunta regionale e dell’assessore Filippo Saltamartini. Questa applicazione corretta, unita con il Dpcm e le ulteriori misure del governatore Acquaroli hanno portato ad una sensibile riduzione dei contati e dei positivi gravi che erano al pronto soccorso. Nel container oggi abbiamo 2 ricoverati, nel periodo di picco eravamo arrivati a 18». Picco che si era registrato circa una settimana fa.

Per quanto riguarda i pazienti che vanno in pronto soccorso, Rossi spiega che «15 giorni fa ce n’erano tanti e molti avevano sintomi gravi. Ora stiamo vedendo meno pazienti e meno gravi». Poi sottolinea: «una cosa importantissima riguarderà il futuro vaccino che ci accingiamo a ricevere dalle varie aziende. È fortemente raccomandato farlo, a partire dalle persone più fragili ed esposte. Questo determinerà un fortissimo contenimento della diffusione della pandemia». Al momento la cura per i pazienti viene fatta «con eparina, cortisone, e una copertura antibiotica. Questo di base. Per i pazienti più gravi si valuta caso per caso».

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La primaria del pronto soccorso, Rita Curto

CIVITANOVA – «I casi sono in calo, rispetto alla prima ondata ricoveri di persone più giovani, ma con prognosi più favorevoli, però per favore, evitiamo la terza ondata a dicembre». Il punto di vista di osservatrice “privilegiata” è quello di Rita Curto, primaria del pronto soccorso di Civitanova. Curto è stata nominata poco prima della recrudescenza della seconda ondata di Covid che da ottobre ha iniziato ad intasare anche i pronto soccorso degli ospedali marchigiani. Al momento in corsia si riesce a riprendere leggermente il fiato. Sembra che il peggio sia passato rispetto al picco avuto giorni fa con 28 ricoveri anche lungo i corridoi sulle barelle. «Abbiamo accolto tutti – racconta Curto – da dentro spiaceva ascoltare le lamentele per i disagi che ci sono stati, non lo neghiamo, ma va ricordato che ci troviamo in una situazione di emergenza, avevamo fino a 8 accessi giornalieri nuovi che si sommavano ai casi del giorno precedente, ma il personale era sempre lo stesso e doveva far fronte a tutto, dalle cure fino ad aiutare ed imboccare i pazienti che ne avevano bisogno. L’organizzazione del lavoro è cambiata, si perde molto tempo nella vestizione e svestizione, i tempi di attesa si allungano, ma tutti hanno ricevuto le cure e l’assistenza necessari fino alla sistemazione definitiva». Un approccio sicuramente differente rispetto a quello di marzo quando anche il personale era preso alla sprovvista e mancavano anche i dispositivi di sicurezza: «era diverso – racconta – non sapevamo come curare, era una novità che ha sorpreso tutti e ci siamo trovati impreparati. Prima arrivavano in ospedale solo i casi più gravi, la gente aveva paura a venire in ospedale.

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Il Covid center di Civitanova

Oggi è diverso, arrivano pazienti più giovani, magari spaventati che non sanno cosa fare e come fronteggiare il Coronavirus. Di pari passo però sono anche casi più gestibili e di prognosi più favorevoli». Al momento dunque non sembra in calendario l’apertura degli 8 nuovi posti in medicina d’urgenza previsti dal piano pandemico regionale: «no, al momento non è in previsione, anche se l’ufficio tecnico ha predisposto tutto per poter aprire qualora i numeri andassero oltre la soglia. In pratica si tratterebbe di prolungare il corridoio dell’attuale area Covid con quella della medicina d’urgenza che è attigua così da rendere più gestibile e agevole la permanenza dei pazienti in pronto soccorso».  Con l’apertura che sembra profilarsi per il periodo natalizio e il possibile passaggio a zona gialla, c’è il rischio di una terza ondata di ritorno? «sì, mi spaventa molto perché il rischio di ricominciare tutto da capo non è inverosimile. Se chiaramente si ricominciasse ad uscire tutti quanti senza osservare distanziamenti e mascherine o ospitare in casa persone e comitive di altri gruppi familiari il rischio di una nuova ondata è reale. E’ una situazione che pesa anche a noi che fuori dall’ospedale abbiamo come tutti le proprie famiglie, ma non bisogna abbassare la guardia perché ci si ritroverebbe in pochissimo tempo ad intasare di nuovo gli ospedali, quindi allerta sempre alta e rispetto delle regole».

 

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