Dpcm Conte, l’amarezza dei ristoratori
«Frigoriferi pieni e locali vuoti»

LE REAZIONI al provvedimento. Gianni Carradori del Braciere del Diavolo a Tolentino: «I fornitori vogliono essere pagati ma il nostro lavoro si è ridotto del 90%. A questo punto meglio chiudere». Roberto Broccolo de La Lampara a Civitanova: «La politica che stanno facendo è non far uscire la gente di casa»
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Gianni Carradori del braciere del Diavolo

 

di Alessandra Pierini

Frigoriferi pieni di cibo da smaltire prima possibile e tanta amarezza. E’ quello che accomuna i ristoratori maceratesi dopo la firma del l’ultimo decreto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. «Se ci avessero fatto chiudere, forse sarebbe stato meglio che lavorare così». A dirlo è Gianni Carradori, titolare della Braceria del Diavolo e del Gelato degli Angeli a Tolentino. «Di due attività non se ne è salvata nemmeno una – constata – già il lavoro era calato del 50%, ora scendiamo al 90%. Abbiamo giusto qualche pasto a pranzo  ma le famiglie non vengono per niente. Quello che proprio non riesco a capire è come ci si possa contagiare al ristorante dove adottiamo tutte le misure di sicurezza possibili». Intanto restano tutte le scorte da smaltire. «Hanno chiuso da un momento all’altro, per questo ho i frigoriferi pieni e dovrò pagare comunque i fornitori. Cercherò di abbattere quello che si può, per il resto vedremo come consumare. Parliamo di 2-3 mila euro di carne, quella che consumiamo settimanalmente».
roberto_broccolo_la_lamparaE’ il pesce invece la specialità de La Lampara di Civitanova ma questo non cambia i problemi che il titolare Roberto Broccolo si trova a dover affrontare. «Il nostro ristorante lavora di sera quindi il Dpcm è per noi un danno enorme. Quello che non riusciamo a capire è perchè si è voluto colpire proprio il settore della ristorazione che è quello che, oltre a rispettare i protocolli, consente di risalire fino a 14 giorni indietro a chi ha frequentato un locale. Abbiamo rispettato tutti i protocolli, se qualcuno non l’avesse fatto andava punito e sanzionato preservando il settore».
Neanche la possibilità di effettuare l’asporto convince Broccolo: «Per noi è quasi nulla, probabilmente lo hanno fatto a tutela delle attività nei centri commerciali o di chi lavora online. Tra l’altro l’asporto consente a molti giovani di organizzare una movida alternativa nelle case o in spiaggia con maggiore pericolo di contagio». Restano inutilizzate anche le scorte: «avevamo ricominciato a lavorare con battesimi e cresime quindi avevamo acquistato diverse cose. Quello che abbiamo di fresco cerchiamo di smaltirlo a pranzo. Gli acquisti e i menu andranno a variare a seconda del numero di persone che saranno nel locale in questi giorni. Temo poche visto che la politica che stanno facendo è quella di spingere la gente a non uscire di casa».

 

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