Coprifuoco, non sono i sindaci a decidere
Ciarapica: «Ci deve pensare il Governo»
Pezzanesi: «Peccato, avremmo fatto bene»

DIETROFRONT nella notte dopo le proteste dei primi cittadini e dell'Anci. Valeria Mancinelli, appena eletta presidente dell'associazione nelle Marche, aveva definito il provvedimento assurdo. Posizioni discordanti in provincia di Macerata
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Il post di Valeria Mancinelli

 

di Alessandra Pierini

I sindaci potranno chiudere vie e piazze dopo le 21, anzi no. La misura, annunciata ieri sera in diretta nazionale (leggi l’articolo), è subito stata modificata nella notte all’interno del Dpcm firmato da Giuseppe Conte. «I sindaci potranno disporre la chiusura al pubblico dopo le 21 di vie e piazze dove si creano assembramenti, consentendo l’accesso solo a chi deve raggiungere esercizi commerciali o abitazioni private»: questo quanto aveva scandito ieri sera il premier da palazzo Chigi. Poi nel decreto definitivamente approvato è scomparso il termine “sindaci”, pronunciato chiaramente dal presidente del consiglio. Secondo le indiscrezioni a determinare il cambiamento sarebbe stata la levata di scudi dei primi cittadino che non ci stanno a caricarsi sulle spalle proprio questa responsabilità che li esporrebbe a contestazioni e critiche. Nel decreto firmato e pubblicato sul sito di palazzo Chigi quel riferimento ai primi cittadini salta: “Delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento – si legge nel testo approvato – può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21, fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private». Quindi è un provvedimento adottabile, ma non si sa da parte di chi.

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Valeria Mancinelli

Tra le prime a commentare la decisione del governo Conte, c’è il sindaco di Ancona Valeria Mancinelli, appena eletta presidente dell’Anci Marche che, come Antonio De Caro, sindaco di Bari e presidente Anci nazionale, che già ieri sera aveva commentato: «Inaccettabile e inapplicabile la norma che scarica sui Comuni la gestione, in realtà, del coprifuoco, senza uomini e senza mezzi. Tutti i Comuni italiani sono in rivolta e chiedono al governo di cambiarla. Ora». In una nota, la Mancinelli precisa: «il Governo ha fatto bene a prevedere misure ulteriori di contenimento dei rapporti sociali che sono necessarie considerando la crescita della curva dei contagi così da scongiurare, si spera, un nuovo lockdown generalizzato che l’Italia non può permettersi anche se sarebbe paradossalmente più facile da fare. Con la stessa convinzione dico che chiudere pezzi di città sia una misura difficilmente applicabile perché i comuni non hanno gli strumenti né il personale per applicare tale norma né per controllare che sia effettivamente rispettata e questo si ricollega all’errore già evidenziato dal presidente dell’Anci Decaro e nel quale tutti i sindaci da nord a sud sono concordi. E’ disdicevole non essere stati sentiti prima – conclude – non aver potuto concordare tale misura così da renderla efficace e dunque lo considero un errore sotto l’aspetto della funzionalità cui spero si ponga rimedio d’intesa con Anci nazionale».

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Fabrizio Ciarapica, sindaco di Civitanova

Diverse le reazioni dei primi cittadini della provincia di Macerata. C’è chi, come Fabrizio Ciarapica, primo cittadino di Civitanova trova che scaricare la responsabilità sui sindaci non sarebbe stato assolutamente giusto, mentre Giuseppe Pezzanesi, sindaco di Tolentino se ne sarebbe fatto volentieri carico. «Ieri sera ascoltando il presidente Conte – racconta Fabrizio Ciarapica – ho pensato che bel regalo che ci ha fatto, il governo decide tutto in autonomia e lascia in mano ai sindaci le questioni più scottanti come la movida. Questa cosa non mi era assolutamente piaciuta e ha fatto bene l’Anci a prendere una posizione forte. E’ il governo che deve dare le indicazioni e non può lasciare ai sindaci le libere interpretazioni, deve emanare provvedimenti che siano più rispondenti possibili alle esigenze di tutti ma che ci sia una uniformità. Siamo 8mila comuni e non è possibile che un sindaco faccia ordinanza in un senso e magari quello vicino faccia il contrario». Di tutt’altro avviso Pezzanesi: «Che fossero i sindaci a decidere sul coprifuoco sarebbe stata cosa buona e giusta. Siamo responsabili della salute pubblica ma non ci consentono di prendere nessuna decisione, come è accaduto per il sisma. Ci danno un potere e ce lo tolgono subito. Mi domando perché. E’ meglio fare un provvedimento generalizzato che non va bene per tutti o lasciare che i sindaci intervengano conoscendo perfettamente la situazione locale? E’ come nel terremoto. Perché i sindaci non devono avere maggiore decisionalità quando sono loro che conoscono meglio le situazioni locali. Noi viviamo la città, noi sappiamo dove c’è da intervenire in maniera incisiva. Le responsabilità pesano ma se ti candidi a sindaco devi prendertele. Il problema è che il governo rincorre se stesso nei provvedimenti, i ministri non sono d’accordo tra di loro e le cose cambiano a distanza di poche ore».

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Giuseppe Pezzanesi, sindaco di Tolentino

Pezzanesi chiede anche maggior coinvolgimento e personale: «La vita si fa sempre più difficile, il Covid avanza e bisogna stare alle regole. Molte partire iva rischiano di sparire per sempre. I bar se non hanno i tavolini non possono praticamente fare servizio. Lasciare aperte le attività ma con queste forti limitazioni vuol dire farli morire di morte lenta. D’altra parte noi abbiamo poco personale per sanzionare chi si comporta in maniera scellerata. Servirebbe più coinvolgimento, anche dell’esercito. Sarebbe importante anche una informazione pronta e capillare, noi siamo la massima autorità locale in tema di salute e riceviamo dati in maniera incompleta e spesso molto in ritardo. Vuol dire che se un caso positivo non mettesse in atto le misure necessarie, nei giorni basilari per il contagio, nessuno se ne accorgerebbe».

 

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