Piano d’emergenza Covid:
Civitanova, Camerino e Macerata
pronte per la seconda ondata

L'AREA VASTA 3 ha approvato un integrazione dello schema per reperire posti letto: si procederà in tre step a seconda dell'aggravarsi della pandemia. Così come a marzo l’Asur pensa di “sporcare” fin da subito tutti gli ospedali. Nel testo non viene citata l'astronave progettata da Bertolaso
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Il Covid center di Civitanova non citato nel piano aggiornato dell’Area Vasta 3

 

di Luca Patrassi

La giunta regionale ha appena preso possesso di uffici e funzioni, il Covid è in campo da un pezzo e ha anzi rilanciato l’offensiva per quella che ha l’aria di essere la seconda ondata pandemica. In attesa che il duo Acquaroli-Saltamartini, governatore e assessore alla Sanità, ufficializzi la strategia, in base anche a quello che deciderà il Governo, l’Area Vasta 3 si confronta con il piano dello scorso 8 ottobre, un elaborato di 17 pagine presentato come “Integrazione Percorsi Covid 19”.

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Ex Malattie infettive a Macerata utilizzato nella prima ondata

L’impressione è quella di trovarsi, per larga parte, davanti a una riedizione del piano già visto operativo con la prima ondata pandemica. Si “sporcano” tutti gli ospedali, poi, in base ai flussi di ricoveri, si avanza con l’utilizzo di reparti e ospedali interi per i pazienti Covid. Unica variante l’utilizzo della Palazzina ex Malattie Infettive, i cui lavori erano stati portati a termine sotto la direzione di Alessandro Maccioni, e che risolve molti problemi legati ai rischi di contagio visto che ha un accesso autonomo rispetto alla struttura ospedaliera centrale. Non è però un “copia e incolla” del piano precedente: lo scrivono anche nella premessa del nuovo piano: «L’aggiornamento è stato elaborato in coerenza con l’expertise maturato nel corso della recente epidemia Covid 19». Il piano Asur è quello di iniziare (forse, quella fase è già finita, visti i ricoveri) con il coinvolgimento delle strutture che vedono presenti reparti di Malattie Infettive. A Macerata nessuno, l’Area Vasta 3 fa riferimento a Fermo. In caso di peggioramento – già delineatosi, da quello che appare, ndr – «saranno tempestivamente riorganizzati percorsi dedicati nelle strutture che hanno già sviluppato specifiche competenze durante la prima fase dell’epidemia ovvero Camerino/Civitanova e ex Malattie Infettive a Macerata».

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L’ospedale di Camerino riconvertito in Covid hospital durante la prima ondata

«Visto il rapido evolversi – è scritto in premessa – del quadro normativo e della diffusione del Covid 19 sul territorio è stato necessario procedere ad una globale riorganizzazione della rete ospedaliera al fine di fornire risposte tempestive ed appropriate alle urgenti necessità assistenziali in completa sicurezza sia per gli utenti che per i sanitari». Siamo ai numeri e ai posti letto. Prima fase. «A Macerata sei pazienti nel container esterno, uno in stanza Ab del Pronto soccorso ed uno nella stanza a pressione negativa della Rianimazione. A Civitanova sei pazienti nel container esterno, due al Pronto Soccorso ed uno nella stanza a pressione negativa in Rianimazione. A Camerino un paziente in stanza dedicata al Pronto Soccorso con trasferimento nelle 24 h nella struttura ospedaliera disponibile, a San Severino un paziente in stanza dedicata al Punto di primo intervento mentre ne 24 h nella struttura ospedaliera disponibile».

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L’ospedale di Civitanova riconvertito in Covid hospital con il doppio percorso durante la prima ondata

Ad oggi i dati citati sembrano sul punto di rottura, almeno per i ricoveri che non necessitano di terapie intensive. Dovesse complicarsi il quadro dei ricoveri si passa alla fase due, dopo la nomina di una Unità di crisi, coordinata dalla direttrice sanitaria che è in carica fino alla fine del mese, poi subentrerà il medico che ha vinto la selezione e che rischia di trovarsi in un luogo nuovo in piena pandemia. Quanto alla fase due il piano recita: «Si provvederà all’attivazione o dell’area degenza di Camerino con 45 posti letto o palazzina ex Malattie Infettive di Macerata con 43 posti letto, in caso di indisponibilità posti letto di terapia intensiva e semintensiva si provvederà all’utilizzo di Camerino. Primo passaggio l’utilizzo dei posti letto di Rianimazione ed ex Utic, saturati gli otto posti letto si riconvertiranno altri otto della Cardiologia». I posti letto della fase 2: a Macerata 43 in area medica, due semintensivi e uno intesivi; a Civitanova 6 in area medica, 2 semintensivi e 1 intensivi; a Camerino 45 nell’area medica, 8 semintensivi e 8 intensivi. Il dato complessivo Av3: 94 in area medica, 12 semintensivi e 10 intensivi. Nel caso di saturazione l’Av3 dice che si provvederà a una completa riconversione dell’ospedale di Civitanova in Covid con 64 posti letto di area medica, 8 di terapia intensiva e 4 di semiintensiva».

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L’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini e il governatore Francesco Acquaroli

Nelle 17 pagine del piano per l’Area Vasta 3 non c’è traccia del Covid Hospital di Civitanova. La Regione non lo indica in carico all’Av3, forse pensa a un utilizzo d’urgenza su base regionale, in caso di estremo bisogno, forse per non urtare la suscettibilità di alcune categorie mediche, forse per altri motivi. Di sicuro c’è che anche stavolta, come per la prima ondata pandemica che però colse tutti di sorpresa, l’Asur pensa di “sporcare” fin da subito tutti gli ospedali evitando di individuare un Covid Hospital capace di rispondere alla richiesta del territorio. Il riflesso di una politica “mista” – pazienti Covid e non Covid – aveva portato nella prima ondata a un crollo delle attività negli ospedali con un taglio drastico di sedute operatorie, di visite e di esami. Di positivo si è visto che ci sono state minori file al Pronto soccorso e minore ricorso ad attrezzature importanti per esami non appropriati e comunque non urgenti, di negativo c’è stata la perdita di mesi importanti da destinare alla prevenzione delle malattie più gravi, iniziando da quelle oncologiche. Ultimo problema: l’Area Vasta 3 di Macerata attende da tre mesi la nomina di un direttore generale dopo le dimissioni date da Alessandro Maccioni, passato alla direzione amministrativa dell’azienda sanitaria di Perugia.



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