La telemedicina contro il Covid,
studio di un docente Unicam

SANITA' - Il professor Paolo Sossai, del dipartimento di Scienze del farmaco, ha pubblicato un articolo sulla prestigiosa rivista medica "The International journal of clinical practice". Gli strumenti digitali potrebbero fornire al paziente sintomatico pareri professionali nel giro di venti-trenta minuti
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Paolo Sossai, medico e docente del Dipartimento di Scienze del farmaco di Unicam

 

Pandemia di Covid-19, la telemedicina potrebbe rappresentare una soluzione per ridurre l’intasamento degli ospedali e degli ambulatori. Mentre i morti infetti dal nuovo Coronavirus superano ufficialmente il milione a livello mondiale, si profila nelle prossime settimane un nuovo picco di contagi che potrebbe portare a un intasamento delle strutture sanitarie come quello già avvenuto la scorsa primavera. È per risolvere questa criticità (e in particolare quelle future) che il professor Paolo Sossai dell’Università di Camerino, già primario dell’ospedale di Urbino, ha pubblicato sulla prestigiosa rivista medica The International Journal of Clinical Practice un articolo dal titolo Telemedicine and the 2019 Coronavirus (Sars-Cov-2). Sossai, che fa parte del dipartimento di Scienze del farmaco diretto da Francesco Amenta (antesignano in Europa dell’uso della Telemedicina), conosce bene le potenzialità di questi strumenti. Illustrando nell’articolo le difficoltà del sistema ospedaliero italiano nell’affrontare le fasi più acute della pandemia, il docente Unicam ha spiegato come l’assenza di contatto tra medico e paziente in questo particolare caso è un vantaggio. Questo vantaggio, secondo Sossai, può essere quindi sfruttato utilizzando strumenti digitali per fornire al paziente sintomatico pareri medici professionali nel giro di venti-trenta minuti. Ciò può essere realtà tanto che, come scrive Sossai nell’articolo, «la stessa piattaforma può prevedere anche alla fornitura di supporto psicologico, così come supporto ostetrico per le donne in gravidanza. L’ipotesi per il futuro – continua il professore – è quella di usare una serie di piattaforme dedicate e verificate, così da permettere alle varie componenti della sanità di comunicare tra di loro allo scopo di ottimizzare le risorse e ridurre i rischi di diffusione durante una futura epidemia, anche per le patologie da virus influenzali». Un’eccellenza del territorio come quella diretta dal professor Amenta potrebbe essere fondamentale nel fronteggiare la pandemia da Covid-19.

(Leo. Gi.)



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