Confartigianato contro il nuovo Dpcm:
«Norme che si abbattono con forza
su ristorazione e pubblico esercizio»

COVID - Il segretario generale dell'associazione: «Impedire la somministrazione al banco dopo le 21 comporta infatti un’importante perdita economica per tutti coloro che non hanno la possibilità di offrire servizio al tavolo. Altra misura incomprensibile è il limite massimo di 30 persone per la partecipazione alle feste di matrimonio, battesimi e simili»
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Giorgio Menichelli

 

«Scongiurato il timore di nuovo lockdown, l’ultimo Dpcm si è abbattuto ancora con più forza contro il settore della ristorazione e pubblico esercizio già vessato dalla crisi causata dalla pandemia in corso». Sono le parole di Giorgio Menichelli, che commenta così il nuovo provvedimento approvato nella notte dal premier Giuseppe Conte. Per i locali del settore ristorazione (bar, ristoranti, pub, gelaterie, pasticcerie) è consentita l’apertura con servizio al tavolo fino alle 24, e sino alle 21 in assenza di servizio al tavolo. Con il divieto di consumare in piedi all’interno o all’esterno dei locali dopo le 21.  «Le misure introdotte – continua Menichelli – prevedono stringenti chiusure dalla dubbia efficacia e che invece, sicuramente, metteranno in ginocchio centinaia di attività, soprattutto bar, pub e in generale i locali notturni. Impedire la somministrazione al banco dopo le 21 comporta infatti un’importante perdita economica per tutti coloro che non hanno la possibilità di offrire servizio al tavolo. Siamo vicini a tutti quelli che con grandissimo sforzo, sopra le proprie forze, si sono adeguati ai vari protocolli di sicurezza, e che ora si trovano di fronte all’ennesima difficoltà da affrontare. Ricordiamo che i locali di ristorazione e pubblico esercizio, secondo le norme anti Covid della nostra Regione, sono tenuti a rispettare norme, a volte difficilmente applicabili per limiti di spazi e contenimento dei costi, come: formare e sensibilizzare il personale, evitare assembramenti e favorire il rispetto della distanza di sicurezza di almeno 1 metro (soprattutto a tavola), avvisare il cliente che non può entrare se a rischio (febbre, influenza, etc.), affiggere cartelli con norme su comportamento e distanze, mettere a disposizione dispenser di gel igienizzante per personale e clienti, utilizzo di mascherine da parte di personale e clienti, controllo giornaliero dello stato di salute del personale (temperatura e disinfezione delle mani), seguire le norme specifiche per l’accesso di fornitori esterni, pulire frequentemente le superfici con disinfettanti a base di cloro e alcol». Menichelli considera poi assurda la disposizione che riguarda i matrimoni, con il limite massimo di 30 persone per le feste dopo la cerimonia.  «Altra incomprensibile misura prevista dal decreto – aggiunge infatti il segretario Confartigianato – è il limite massimo di 30 persone per la partecipazione alle feste di matrimonio, battesimi e simili da svolgersi sempre nel rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti. Perché impedire a strutture che hanno ampi spazi e possono accogliere ben oltre il ristretto numero di 30 partecipanti, osservando comunque le regole del distanziamento? Locali che fanno dei matrimoni il loro core business si vedono costretti a ridurre drasticamente i loro guadagni per un’insensata norma che viene imposta a tutti senza alcuna distinzione, invece necessaria. Certi di poter contare sulla professionalità e il senso di responsabilità civile degli operatori, auspichiamo però che venga dato quantomeno il giusto sostegno economico alle attività colpite da tali restrizioni». Confartigianato mette a disposizione i propri esperti in igiene alimentare e protocolli Covid Sab, per chiunque voglia maggiori informazioni a riguardo, contattando il numero 0733 366931.

 

 

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