Serrande dei locali giù a mezzanotte:
«Chiediamo comprensione economica
Socializzare non è un crimine»

COVID - Le nuove misure introdotte con l'ultimo Dpcm approvato da Conte criticato dai gestori di locali. Stefano Renzetti di Aperitivo&Bar a Civitanova: «Noi normalmente chiudiamo alle tre. Così ci toglie il 70% del fatturato perché purtroppo la notte si annulla». Renato Orsini del Moon's di Corridonia: «Lo scopo di un pub è anche poter uscire da soli e incontrare qualcuno per fare quattro chiacchiere. Adesso è impossibile, è considerato terrorismo»
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Stefano Renzetti

 

di Federica Nardi

«Chiedo comprensione economica, come per gli altri settori commerciali. Se ci fermiamo, con i costi fissi che abbiamo e senza guadagno, quel costo si aggrava». A dirlo Stefano Renzetti, titolare dell’omonimo Aperitivo&Bar di Civitanova e che ora farà i conti, come tutti i locali, con la chiusura anticipata a mezzanotte. A indicarla il nuovo dpcm firmato nella notte dal premier Giuseppe Conte, legato sempre a misure di contenimento della pandemia di coronavirus. Dopo la reazione critica di Confartigianato, a parlare ora sono due titolari di locali pubblici che lavorano soprattutto la sera, grande esclusa dal nuovo decreto. Passando da Civitanova a Corridonia anche Renato Orsini del Moon’s Pub infatti è preoccupato per i prossimi giorni: «Lo scopo di un pub è anche poter uscire da soli e incontrare qualcuno per fare quattro chiacchiere. Adesso è impossibile, è considerato terrorismo», dice Orsini. 

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Stefano Renzetti nel suo locale

Stefano Renzetti, spiega la situazione del suo locale: «Noi normalmente chiudiamo alle tre di notte. Così ci toglie il 70% del fatturato perché purtroppo la notte si annulla. Per chiudere a mezzanotte devo mandar via la gente alle 11,30 per quanto faccio uscire realmente tutti. E questo ovviamente per il pubblico della notte è un limite, per quanto il mio sia più adulto. Io faccio musica dal vivo con un American Bar. Questo decreto ci annulla tutta la serata». Renzetti non demorde: «Sto per fare un programma nuovo, faccio aperitivo e dopo cena, promuoverò l’aperitivo lungo a partire dalle 18 fino alle 23, con la musica dal vivo e tutto anticipato. Sperando che la gente capisca il fenomeno e anticipi l’uscita. Prima, ai miei tempi, si usciva prima, adesso purtroppo è tutto più tardi». Fino a ora comunque, almeno prima del dpcm, «noi abbiamo lavorato abbastanza bene. Probabilmente, la gente vista questa situazione ha preferito “vivere” un po’ di più. C’è voglia di condividere e stare insieme agli altri. Abbiamo lavorato e anche Civitanova in generale ha lavorato. E’ una città viva che ha avuto un buon risultato. Vero è che adesso ci dobbiamo fermare». Cosa chiederebbe al posto di queste misure? «Credo che sia molto difficile prendere decisioni in questo momento – ammette Renzetti -. Io sono un gestore da oltre quaranta anni, ne ho 60. Chi deve prendere decisioni nel bene e nel male viene sempre additato. L’Italia fino a ora ha fatto bene. Vero è che gli assembramenti davanti ai locali hanno poi portato a questa conseguenza. Cosa chiedo? Comprensione economica, come è stata fatta per gli altri settori commerciali. Ho tre dipendenti, più io e mia moglie. Se ci fermiamo, con i costi fissi che abbiamo (circa 400 euro al giorno) e senza guadagno, quel costo si aggrava». Renzetti, nonostante la tendenza negativa, non ha licenziato nessuno: «Io ho mantenuto tutti, nessuno si rende conto che il locale pubblico oltre a essere uno dei primi segnali di libertà (non esistono locali pubblici aperti in dittatura), è il luogo dove la gente condivide, si conosce e si riconosce. Bisognerebbe fare l’elenco di chi durante gli studi ha fatto il cameriere per mantenersi: sono lavori provvisori che nel frattempo generano e danno economia, per tutti. E’ un settore che dà economia anche ai ceti sociali minori. E i perbenisti che parlano di evasione fiscale, scordano che l’evasione la fanno le grosse cifre e non certo la mancata emissione di un caffè».

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Renato Orsini nel Moon’s Pub, foto del 2017

Renato Orsini, che ha affisso sopra l’insegna del suo Moon’s Pub a Corridonia il motto “You’ll never drink alone” (trad. Non berrai mai da solo, parafrasando il noto motto dei tifosi del Liverpool), il problema non è solo economico ma, al pari di Renzetti, anche sociale: «Lo scopo di un pub è anche poter uscire da soli e incontrare qualcuno per fare quattro chiacchiere. Adesso è impossibile, è considerato terrorismo. Fino a ora sono rimasto aperto fino alle 3. Ci sono anche persone che lavorano fino alle 22, e magari hanno bisogno di socializzare». Orsini parla di un’estate «andata bene. Ora invece «bisognerà organizzarsi, Azzolina docet, con i tavoli con le rotelle. Perché dopo le 21 devi stare seduto. Davanti al locale ho una piccola tettoia per fumare, dove magari prima le persone si potevano anche conoscere. Ora mi toccherà dare i numeri come al banco del supermercato per permettere alle persone di fumare se ad esempio fuori piove», ironizza Orsini. La situazione si riflette anche sulla possibilità o meno di dare lavoro: «Uno da me si è licenziato da solo. Avevo fatto un annuncio per sostituirlo ma adesso è tutto in standby perché fino a mezzanotte le persone che ho mi bastano e avanzano». Cosa vorrebbe Orsini? «Che ci considerassero cittadini anziché sudditi. Dicono che muoiono di coronavirus anche persone ricoverate già gravi per altre patologie».

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