Fiordomo: nuova sfida da civico
«Se avessi ascoltato il Pd,
non avrei mai fatto il sindaco»

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA - Il primo cittadino uscente a tutto campo: dalla decisione di sostenere il suo vice Antonio Bravi alle elezioni di maggio («Una scelta razionale e di cuore»), fino alla rottura col suo partito che ha deciso di appoggiare un altro candidato («Certe logiche non mi sono mai piaciute, qui bisogna pensare alla città. Già nel 2009 volevano mi facessi da parte dopo aver vinto le primarie in nome di un accordo con l'Udeur»). Passando per i risultati ottenuti in 10 anni di amministrazione («Abbiamo ereditato un Comune in bancarotta, ora abbiamo un bel conto in banca») e per lo strano destino che lo accomuna a Romano Carancini nel rapporto conflittuale con i dem («C'è una tendenza all'autolesionismo su cui forse dovremmo aprire un dibattito, si tende a distruggere leadership locali»). Infine su un'eventuale candidatura alle Regionali del 2020: «E' prematuro, la situazione è ingarbugliata»
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Fiordomo dopo la vittoria del 2014

 

di Giovanni De Franceschi 

L’avventura da sindaco è iniziata con un duro scontro col suo partito, dieci anni e due mandati dopo si conclude praticamente allo stesso modo.

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Francesco Fiordomo

Francesco Fiordomo, primo cittadino uscente di Recanati, considera conclusa la sua esperienza in Consiglio comunale ma è pronto a mettersi a servizio della lista che porta anche il suo nome e soprattutto del candidato Antonio Bravi, suo vice e braccio destro nell’ultima legislatura. Sullo sfondo 10 anni di amministrazione «intensi e ricchi di soddisfazione», una possibile candidatura alle Regionali su cui non intende sbilanciarsi perché «troppo prematuro» e un difficilissimo rapporto con il Pd. Nel 2009 volevano rinunciasse al ruolo di sindaco dopo aver vinto le primarie per onorare un accordo con l’Udeur, Sara Giannini era il segretario regionale dem, Giulio Silenzi il presidente della Provincia e Francesco Vitali suo vice. Oggi che la Giannini è retrocessa a consigliere economico del governatore Ceriscioli, Vitali è diventato segretario provinciale  e Silenzi semplice consigliere d’opposizione a Civitanova le cose non sono cambiate molto. Il Pd, in particolare il segretario locale Andrea Marinelli, l’ha scaricato decidendo di appoggiare un altro candidato: Graziano Bravi, per due volte aspirante consigliere con il centrodestra.

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Andrea Marinelli

 

Sindaco, come si è arrivati alla rottura totale col Pd?

«Noi abbiamo vissuto gli ultimi due anni con una serie di problematiche amministrative e politiche, politiche intese come di partito. Ci sono state delle difficoltà, dei contrasti, molti hanno remato contro e quindi si è creata una situazione difficile da gestire sotto il profilo amministrativo. Quando c’è il fuoco amico tutto diventa complicato, però nonostante questo abbiamo stretto i denti, continuando a lavorare con un impegno 4/5 volte maggiore e i risultati per la città li abbiamo portati a casa. Penso che le amarezze e le sofferenze dell’ultimo periodo siano state mitigate dalle soddisfazioni dei risultati degli ultimi anni. Adesso c’è una scelta di continuità, lineare, logica e trasparente: un percorso che continua nel necessario rinnovamento, perché una città ha bisogno sempre di mettere in circolo energie migliori. Per me è una scelta che ha una sua logica amministrativa, perché la città va affidata in mani sicure, con persone che siano competenti e indipendenti: non possiamo avere i telecomandati, persone che prendono ordini da altri luoghi. Per questo penso che la persona giusta sia Antonio Bravi: lo chiamai nel 2009 perché volevo una persona competente in materia di bilancio, c’era da mettere mano a una situazione disastrosa. Lui ha rimesso in piedi i conti del Comune che stava per fallire, e dopo averli risanati ha dato la possibilità attraverso fondi extracomunali di ottenere finanziamenti che ci hanno permesso di fare gli investimenti degli ultimi anni».

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Fiordomo con l’ex premier Matteo Renzi

Il segretario del Pd Andrea Marinelli ha definito quella di Antonio Bravi una candidatura calata dall’alto e troppo schiacciata sinistra.

«Il nostro è un progetto civico, la scelta va sulle persone e su quello che riescono a fare per la città. Qui bisogna pensare a Recanati, purtroppo c’è chi non lo fa: ci sono schemi e logiche che non mi sono mai piaciuti e me l’hanno sempre fatto notare. Io sono sempre stato autonomo, qualcuno ancora non vuole proprio capirlo e quella di Antonio Bravi è una scelta amministrativa razionale e fatta col cuore allo stesso tempo».

Visto quello che è successo e visto che rivendica con forza la sua autonomia, sta pensando di lasciare il Pd?

«Io sono concentrato su Recanati, voglio dare una mano al mio vicesindaco e mi sono messo a disposizione del gruppo che si è formato, c’è un bel clima e entusiasmo. Siamo concentrati sulla città  e non ci sono altri pensieri che quello di continuare a fare il sindaco fino all’ultimo giorno».

Quindi è previsto un ruolo in giunta in caso di vittoria?

«E’ prematuro parlarne, siamo ancora nella fase di composizione delle liste. Io sono a disposizione, come lui lo è stato con me.  Non mi candidato come consigliere comunale perché non mi sembra giusto prendere in giro gli elettori, considero conclusa la mia esperienza in Consiglio. Per il resto se servirà darò un mano».

vivere-recanati-simboloAnche perché il simbolo della lista “Vivere Recanati” porta il suo nome scritto a caratteri cubitali.

«E’ chiaro che un simbolo civico deve avere sua connotazione, la lista fa riferimento a questa esperienza che c’è stata con innesti di qualità. Nelle nostre liste c’è una proiezione verso il futuro?».

Un pensiero alle Regionali del 2020?

«Se è prematuro parlare di fine maggio 2019, figuriamoci del 2020.  C’è una situazione politica ingarbugliata, ci sono tanti problemi a livello regionale che purtroppo si fa fatica a focalizzare e risolvere. Speriamo ci sia un’accelerazione e la capacità di andare più a fondo su alcuni temi».

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Antonio Bravi

Si riferisce a qualcosa in particolare?

«La sanità è una spina nel fianco, bisognerebbe fare di più e meglio. Per quanto riguarda le infrastrutture nella vallata del Potenza, a noi amministratori sembra di essere predicatori nel deserto e poi la problematica relativa al terremoto dove le colpe sono molteplici, a partire da responsabilità a livello nazionale piuttosto evidenti».

Quindi che voto dà al governo Ceriscioli?

«Il voto se l’è dato da solo no? Mi pare fosse un 7+, quindi non mi azzardo, non lo do manco a me stesso, evito di autocelebrarmi, sono stati gli elettori a darmelo per ben due volte. E anche nel caso di Ceriscioli saranno gli elettori a dare il voto alla fine».

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Da sinistra Romano Carancini e Francesco Fiordomo

Col sindaco di Macerata Romano Carancini sembrate accomunati dallo stesso destino, quello dello scontro col Pd, il vostro stesso partito.

«Nel mondo del Pd c’è quasi una predisposizione naturale al punzecchiamento, al creare polemica. Con Romano hanno cominciato molto prima, diciamo che è stato il leit motiv del suo percorso da sindaco. Io sono stato un po’ più fortunato (scherza, ndr), con me il bombardamento è iniziato solo negli ultimi due anni. Forse dovremmo aprire un dibattito per capire perché nel Pd si cerchino di distruggere leadership nate sul territorio, cioè scelte dagli elettori. Io non avrei mai fatto il sindaco di Recanati se avessi dato retta alla segreteria del partito».

In che senso, anche con lei iniziarono subito le pressioni?

«Dopo le primarie del 2009 che vinsi contro Marinelli e Frapiccini, il Pd voleva mi ritirassi perché bisognava fare un accordo con l’Udeur di Mastella, che allora in provincia era alleato proprio col Pd. Subii pressioni enormi affinché cedessi il ruolo di candidato sindaco e mi accontentassi di fare il vice di Carlo Flamini dell’Udeur (attuale coordinatore Ats 14 di Civitanova, ndr). Ci furono riunioni infuocate, arrivarono anche a minacciarci di togliere il simbolo dalla lista. Non cedetti e alla fine le segreterie furono costrette ad accettare».

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Fiordomo con Elio Germano, protagonista de “Il giovane favoloso”

E così iniziò la sua avventura da sindaco. Dopo 10 anni qual è il suo bilancio?

«Sono stati anni intensi e ricchi di soddisfazione, ma è difficile dire qual è la cosa a cui sono più legato. Vengono in mente quelle più recenti: il Colle dell’infinito, la riapertura di Villa Colloredo, una delle soddisfazioni più grandi, e della cattedrale chiusa dal terremoto del ’97. Poi penso al potenziamento del sociale e al film “Il giovane favoloso” che ha segnato uno spartiacque tra il prima e il dopo, con un’ esplosione del turismo. Ma nulla sarebbe stato possibile se non fossimo partiti dai conti. Abbiamo trovato un Comune sull’orlo della bancarotta con circa 8 milioni di debiti tra derivati e operazioni mai chiuse. Dopo 10 anni lasciamo un bilancio risanato e un tesorone: oltre 4 milioni per la scuola “B. Gigli”, 6 con la Provincia per il professionale Santo Stefano, altrettanti per il consolidamento del Colle dell’infinito, 2 per il risanamento del dissesto idrogeologico del rione Mercato, 15 per il miglioramento sismico del palazzo comunale, poi il museo della musica, i Cammini lauretani. Insomma dalle pezze al sedere ora abbiamo un bel conto in banca, grazie alla tenacia e al lavoro. E sicuramente tra i tanti collaborati che ringrazio c’è Antonio Bravi, che è stato il mio braccio destro».

C’è qualche cosa che avrebbe voluto fare, ma non c’è riuscito?

«Di sicuro la gestione dei parcheggi: furono appaltati poco prima delle elezioni del 2009, così ci siamo trovati a gestire una situazone già impostata e non c’è stata possibilità di fare quello che avremmo voluto fare. Sulla sanità poi mi sono sentito impotente, i cittadini si rivolgono a noi, ma i sindaci su questo tema contano come il due di coppe quando comanda denari. Infine il settore del commercio, dove forse è mancata un po’ di incisività».

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