Campanilismi contro fusioni:
polemiche tra comuni già dal 1869

CURIOSITA' - In un documento d'epoca preso da una collezione privata un cittadino di Camporotondo di Fiastrone scongiura l'unione con Cessapalombo ipotizzandone addirittura lo smembramento e la definitiva scomparsa. Al tempo il comune maggiore dei due contava solo 19 capanne e tre case

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L’inizio del documento

 

di Marco Ribechi

Fusioni impossibili tra comuni, Cessapalombo e Camporotondo rivali da 150 anni. In un documento d’epoca appartenente alla collezione privata di Antonio Volpini di Corridonia, emergono con ironia i profondi campanilismi che ancora oggi caratterizzano molti comuni della provincia, restii ad “unirsi con i vicini di casa” per paura di perdere la propria autonomia o di avere delle ripercussioni sul piano economico e tributario. Non è quindi una novità quella ipotizzata dal Testo Unico degli Enti Locali del 2000, che permette ai Comuni di unirsi in una sola entità amministrativa come è avvenuto poco più di un anno fa tra Pievebovigliana e Fiordimonte, che hanno dato vita a Valfornace (leggi l’articolo). E non sono una novità neanche le polemiche che accompagnano queste decisioni come nello stesso periodo è accaduto tra Tolentino e Camporotondo (leggi l’articolo). Già nel 1869 infatti, da un raro documento d’epoca, si può comprendere come tra gli abitanti di Cessapalombo e Camporotondo di Fiastrone non corresse buon sangue tanto da far fallire una fusione tra quelli che all’epoca erano poco più che due minuscoli villaggi.

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La parte in cui Moretti si dice risentito per la mancata inaugurazione della fonte di vino perenne

In un carteggio del 30 ottobre 1869, un abitante di Camporotondo di Fiastrone, un  certo D. Moretti (di cui non conosciamo che il nome per mancanza di fonti ma che per il linguaggio utilizzato possiamo supporre essere un letterato) scrive al segretario comunale di Cessapalombo polemizzando su un’eventuale fusione tra i due paesi. Apostrofandolo inizialmente come “Amicone” nelle righe successive della missiva a poco a poco mostra tutto il suo disappunto e i suoi nervi solo perchè all’epoca venne ipotizzato che Cessapalombo, chiamato Capo Luogo, potesse inglobare Camporotondo. Con gli occhi di oggi, in cui le fusioni sono determinate da un risparmio economico e una maggiore agilità amministrativa, la polemica appare particolarmente ridicola soprattutto se si leggono le dimensioni del caseggiato di Cessapalombo (l’agglomerato maggiore tra i due) che contava tre case compreso il palazzo Comunale, 19 capanne e quattro stamberghe.

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In questa parte vengono evidenziate le dimensioni del caseggiato di Cessapalombo

Con una tagliente ironia difficile da cogliere a causa del linguaggio d’epoca Moretti elenca tutti i motivi per cui Camporotondo non debba essere inglobata in Cessapalombo. Tra le righe anche varie frecciatine sia per gli abitanti di Montalto, definiti capre senza pelo, che per Cessapalombo a cui lo stato regio aveva imposto la medica condotta a causa del colera. Camporotondo invece, a parer di Moretti, brillava per la presenza di una scuola elementare e per ottimi maestri. Moretti, che inoltre si definisce beone, appare molto risentito per una promessa non mantenuta dall’amministrazione di Cessapalombo in occasione della redenzione di Venezia: durante le celebrazioni infatti sarebbe dovuta essere inaugurata una fontana perenne di vino, naturalmente mai realizzata. L’uomo, che aveva abboccato allo scherzo, girerà per una intera giornata nella vana ricerca della fonte alcolica.

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La conclusione del documento con l’ipotesi per la definitiva scomparsa di Cessapalombo

Ma nella lettera di Moretti c’è anche un altro interessante particolare che fa scongiurare l’unione. Sembra infatti che quella che difinisce ironicamente come buona amministrazione di Cessapalombo richieda il pagamento di tributi eccessivamente esosi. Per questo gli abitanti di Camporotondo, in una fantasiosa visione dei fatti, dopo aver scongiurato l’assimilazione dovrebbero passare al contrattacco e creare un consorzio per comprare tutti gli edifici di Cessapalombo ad eccezione del palazzo Comunale dove realizzare “la fabbrica dei fiaschi” . L’alternativa a questo piano sarebbe quella di restituire Montalto a Caldarola, Monistero a Sarnano, e Cessapalombo a Camporotondo, determinando così lo smembramento e la definitiva scomparsa dello stesso Capo Luogo. Viste le conclusioni, con il senno di poi, viene da chiedersi quali sarebbero state le conseguenze se i campanilismi e gli sfottò di un tempo, caratteristici delle rivalità tra paesi vicini, avessero lasciato posto a una più lungimirante gestione del territorio fatta non solo con lo scopo di conservare la propria piccola autonomia ma soprattutto per pianificare uno sviluppo di più ampia portata.

 

 


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