Gli studenti del Bonifazi Corridoni
scrivono una canzone
e la regalano a Nek
CIVITANOVA - Il brano intitolato "L'arte di restare. Il dono di sé" è nato durante le ore di educazione civica delle classi prime A e B dell'indirizzo grafico. Il docente Alberto Romani ha consegnato il testo al cantante durante il concerto dello scorso giugno: «Non ha escluso di poterci lavorare per inciderlo»

Nek con il docente Alberto Romani nel momento della consegna della lettera
di Laura Boccanera
«Mi perdo negli altri e mi ritrovo intero». È forse questo il verso che più di tutti gli altri racchiude il senso di “L’arte di restare. Il dono di sé”, la canzone scritta da 48 studenti dell’Istituto di istruzione superiore Bonifazi-Corridoni di Civitanova e arrivata, quasi come un regalo inatteso, nelle mani di Nek.
Il brano è nato durante le ore di educazione civica di due classi prime, indirizzo grafico, guidate dal docente Alberto Romani, ed è stato consegnato al cantante durante il suo concerto a Civitanova. Nek ha letto il testo, si è mostrato colpito dall’iniziativa: «Non ha escluso la possibilità di lavorare sul brano per arrivare a inciderlo», racconta il docente.

L’idea è partita da un tema preciso: il dono di sé agli altri. «Non parliamo semplicemente di volontariato – spiega Romani – ma della capacità di mettere a disposizione degli altri tempo, energie, competenze e una parte di se stessi senza aspettarsi necessariamente qualcosa in cambio. Spesso le ore di educazione civica sono viste come un contenitore da riempire non si sa bene di cosa. E invece se utilizzate in modo creativo, con impegno, possono produrre frutti meravigliosi come questo progetto che poi è arrivato dove non pensavamo riuscisse ad arrivare. Ho chiesto a una cinquantina di ragazzi di scrivere un testo di due strofe e un ritornello che parlasse del dono di sé agli altri per come lo vivono loro», prosegue Romani. I singoli lavori sono poi stati raccolti, riletti e messi insieme, fino a dare forma a un’unica canzone, composta da più strofe, un ritornello. Il risultato è “L’arte di restare”. Già il titolo contiene una riflessione: restare, esserci, non tirarsi indietro davanti agli altri e alla realtà che ci circonda.
Nel testo gli studenti raccontano proprio questo passaggio, dalla necessità di fermarsi dal rumore quotidiano alla scoperta che il rapporto con gli altri può diventare una forma di libertà. «Spengo il rumore, fermo la fretta, cerco una luce che sia più netta», scrivono nella prima strofa. Poi il ritornello: «Donarsi è l’unica rotta, una scelta nuda, mai corrotta, non è sacrificio, è libertà, una stella accesa in questa città».
La canzone è stata accompagnata da una lettera indirizzata direttamente a Nek e firmata dai 48 studenti. «Abbiamo capito che nelle nostre giornate, tra la fretta e il rumore che ci circonda, era ed è necessario fermarsi – raccontano nella lettera – Abbiamo spento gli schermi e ci siamo guardati dentro, scoprendo che la vera forza non sta in ciò che stringiamo tra le mani, ma in quello che siamo disposti a lasciare agli altri». Da lì è nata la raccolta delle esperienze personali: «Ognuno di noi ha quindi scritto un piccolo brano fatto di due strofe e un ritornello, un frammento del proprio quotidiano: c’è chi ha raccontato la bellezza di aiutare un nonno con la spesa, chi ha superato un rancore verso un compagno, chi ha teso la mano a chi è invisibile lungo le strade della nostra città».

Nek in concerto a Civitanova lo scorso giugno
I 48 testi sono stati poi riuniti in un’unica voce dal professor Romani e consegnato al cantante che il docente aveva già incontrato e coinvolto per un altro dei suoi progetti legati al laboratorio di “liuteria franciscana”, esperienza nata nel 2015 all’interno della parrocchia di San Giovanni a Grottammare e costruito attorno all’idea che il lavoro manuale possa diventare anche strumento educativo, sociale e spirituale. Il laboratorio è gratuito e utilizza la costruzione e il restauro degli strumenti musicali per trasmettere ai ragazzi valori come gratuità, responsabilità, creatività e fraternità. Ed è proprio attraverso una delle chitarre costruite nel laboratorio, la “Franciscana”, che Romani ha incontrato negli anni diversi protagonisti della musica internazionale e italiana. Lo strumento, nato con l’obiettivo di promuovere un messaggio di pace, porta tra le altre le firme di Pat Metheny, Joe Satriani, Steve Hackett, Nek, Francesco Renga, Premiata Forneria Marconi e Simone Cristicchi e il 24 giugno è arrivato anche tra le mani del Pontefice Papa Leone XIV. «Questo progetto mostra concretamente quanto il docente possa essere molto più di un semplice trasmettitore di conoscenze: può diventare una guida educativa e un facilitatore – conclude Romani – capace di accompagnare i ragazzi a sperimentare, creare e portare ciò che apprendono oltre le mura tradizionali della scuola. Dietro un risultato come questo ci sono una progettazione pedagogica attenta, creatività, competenze e soprattutto la capacità di riconoscere e valorizzare le potenzialità degli studenti. È anche un esempio concreto di come la passione e l’intraprendenza di un insegnante, anche quando proviene da un ambito tecnico-scientifico, possano generare un impatto reale non solo sui ragazzi, ma sull’intera comunità».