A Capodanno è cambiata
la “geografia” del Maceratese

55 COMUNI - Con il 2017 scompare Acquacanina, accorpata a Fiastra e perdono la loro identità Pievebovigliana e Fiordimonte, uniti nel nuovo comune di Valfornace. Sono i primi effetti di una tendenza aggregativa inarrestabile che procede parallela all’azione con cui si sta snaturando il sistema delle province

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ALESSANDRO-FELIZIANI

 

di Alessandro Feliziani

Con il nuovo anno è cambiata la geografia amministrativa della provincia di Macerata. Sono scomparsi i confini esistenti tra i comuni di Fiastra ed Acquacanina e tra Pievebovigliana e Fiordimonte. Nel primo caso, quello che era il più piccolo comune delle Marche è stato cancellato anche dalla “toponomastica” dei comuni italiani; mentre nel secondo caso entrambi i comuni sono scomparsi con i loro nomi dall’elenco delle amministrazioni locali e dall’inizio del 2017 sono entrambi identificati con la denominazione unica del nuovo comune di Valfornace. Sono questi gli effetti delle due recenti leggi regionali, del 24 ottobre e del 22 dicembre 2016, con le quali – previo esito favorevole di altrettanti referendum tra i cittadini interessati – il comune di Acquacanina è stato accorpato a quello di Fiastra e i comuni di Fiordimonte e Pievebovigliana sono stati oggetto di fusione tra loro, dando vita ad una nuova entità amministrativa.

Castelletti-Ricottini

FIASTRA – ACQUACANINA . Il brindisi tra i sindaci Castelletti e Ricottini

Dal primo dell’anno il sindaco di Fiastra, Claudio Castelletti, ha assunto le funzioni di primo cittadino anche sul territorio del “municipio” di Acquacanina, mentre alla guida del nuovo comune di Valfornace si è insediato, con funzioni di commissario governativo, il vice prefetto di Fermo, Maurizio Ianieri. I due ormai ex sindaci di Pievebovigliana e Fiordimonte, Sandro Luciani e Massimo Citracca, si sono costituiti in comitato con compiti consultivi e propositivi nei confronti dello stesso commissario, che eserciterà – nella difficile situazione determinatasi con il terremoto – tutte le funzioni amministrative. Ianieri, il quale ha avuto già diverse esperienze di commissario straordinario in altri comuni, rimarrà in carica fino all’insediamento del nuovo sindaco e del nuovo consiglio comunale di Valfornace, che dovranno essere eletti prima dell’estate attraverso le normali elezioni.

 

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I sindaci di Pievebovigliana e Fiordimonte, Sandro Luciani e Massimo Citracca

Elezioni che, invece, sicuramente non si avranno più per la nomina degli organi della Provincia, ormai “condannata” nonostante l’esito del referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre. Bocciando la riforma del Senato e di tante altre disposizioni contenute nella Costituzione del 1948, gli elettori hanno rifiutato, infatti, anche la soppressione delle Province che dovrebbero tornare ad essere amministrate da rappresentanti eletti direttamente dai cittadini. A fine agosto 2016, come è noto, gli organi amministrativi della provincia di Macerata e di altre sei province italiane che erano giunti a scadenza sono stati rinnovati attraverso una procedura che ha escluso la volontà popolare, riservando la funzione elettiva solo ai sindaci e ai consiglieri comunali. Si è trattato di procedimento elettorale introdotto nel 2014 con la cosiddetta “legge Delrio” voluta dal governo ed approvata dal parlamento “in attesa della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione e delle relative norme di attuazione ……”. Il referendum ha però bocciato tale riforma e ci si dovrebbe ora aspettare l’abrogazione della legge Delrio, le cui ragioni di esistere sono, pertanto, venute meno. Ma ad oggi non sembra esserci la volontà politica di ripristinare la situazione preesistente. Eppure, ora che hanno la certezza di restare nella Costituzione, le province avrebbero il diritto di tornare ad essere quella di un tempo. Diventate il capro espiatorio di tutti quegli sprechi di denaro pubblico riscontrati altrove, e nella convinzione che la riforma costituzionale sarebbe andata a buon fine, le province sono state ridotte in questi ultimi due anni ad essere l’ombra di sé stesse e, nonostante il risultato delle urne lo scorso 4 dicembre, la volontà politica trasversale dominante le costringerà a vivacchiare, sprovviste – come ormai sono – delle necessarie risorse e soprattutto prive di quella forte legittimazione politica avuta in precedenza. Quanto all’accorpamento di comuni, invece, incentivato questo da esenzioni, contribuzioni ed altri vantaggi per periodi fino a dieci anni, siamo di fronte ad una tendenza che si va sviluppando a macchina di leopardo, nonostante alcune significative resistenze popolari. Si tratta di un indirizzo che ha preso piede quasi contestualmente all’avvio della riforma che ha “snaturato” le province. Siamo certi, però, che accentrare le funzioni delle province nelle regioni e accorpare i comuni sia la soluzione più giusta per rendere migliori servizi ai cittadini a minori costi?

Mentre già si parla da tempo di macroregioni, occorrerebbe fare una riflessione proprio sulle regioni esistenti. Queste, infatti, istituite nel 1970, si sono rivelate fonti di costi elevati (una sola di esse costava nel 2012 mediamente come tutte le cento provincie italiane), quando non addirittura di sprechi e di “scandali”. C’è da chiedersi, inoltre, se il risanamento della finanza pubblica passi veramente anche attraverso la riduzione dei municipi. Francia e Germania, due Paesi con i quali l’Italia ama spesso misurarsi, dimostrerebbero il contrario. Secondo i dati pubblicati lo scorso anno da “Quattro colonne”, web magazine della scuola di giornalismo di Perugia, nel confronto con queste altre due nazioni l’Italia, a livello di comuni, è quella che ne ha di meno. Ottomila rispetto ai dodicimila della Germania e ai trentaseimila della Francia. Se si considerano i soli comuni con meno di cinquemila abitanti la Germania ne ha quasi il doppio dell’Italia. La media di abitanti per singolo comune in Italia è di 7.200, contro i 6.600 della Germania e appena 1.700 della Francia. Anche a livello di territorio i comuni italiani sono in media più estesi: 37 kmq contro i 29 della Germania e i 18 della Francia.

 

 

fusione

La pagina dell’annuario di Cronache Maceratesi


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