Marco Masini a Budapest
con un progetto di musica “visionaria”

MACERATESI NEL MONDO/33^ puntata - Tante esperienze in campo umanitario, tra le quali una missione in Etiopia con il Gus, prima di fondare un'etichetta discografica lasciando il posto fisso in una multinazionale: "Quasi un anno fa mi sono licenziato, ora faccio di nuovo, quello che mi piace"
- caricamento letture
Marco Masini, dj per "Visionary mind records"

Marco Masini, dj per “Visionary mind records”

 

di Maria Cristina Pasquali

 Nato per viaggiare, il maceratese Marco Masini aggiunge a questa essenza della sua personalità una forte passione per la musica alla quale è approdato dopo numerose ed interessanti esperienze in campo umanitario. Più che un’intervista sembra a tratti un profondo monologo interiore.

Nato il 21 settembre 1983, sono circa 8 anni che non vivo stabilmente in Italiaracconta. – Prima di lasciare il paese ho studiato Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Alma Mater Studiorum di Bologna, Polo di Forlì. Ora sono direttore artistico di un’etichetta di musica elettronica indipendente che ho fondato con due soci a Budapest: “Visionary Mind Records”. Poi lavoro come stage manager per alcuni festival europei. Inoltre faccio quello che viene comunemente chiamato dj. In realtà seleziono musica che mi piace e cerco di farla sentire agli altri, cercando di far percepire la magia che sento”

primo piano marco ungheriaQuando hai iniziato a desiderare di andare via dall’Italia?

Amo molto la mia vita all’estero ed ho lasciato il mio paese per fare esperienze alternative e crescere professionalmente sul campo. Poco prima di laurearmi ho sentito che la teoria cominciava ad essere troppa e la pratica troppo poca, cosí ho preso in mano il bando di servizio civile all’estero del Gus di Macerata e senza pensarci su due volte ho fatto domanda per partire. Sono partito quindi per Mekelle, Etiopia, da gennaio a dicembre 2007. Con il Gus avevo avuto la grande occasione di partecipare ad una missione, due anni prima,  per valutare le possibilitá di “start-up” per un progetto a tutela dei diritti dell’infanzia nella provincia di Santiago Del Este. Esperienza totalizzante che mi ha permesso di infrangere la bolla di vetro nella quale stavo vivendo: attraversare l’oceano e piombare in una realtá come quella è stato fulminante.

In Perù (Machu Micchu)

In Perù (Machu Micchu)

E lo è stato veramente?

Non avevo dubbi che sarebbe stato solo l’inizio di un viaggio interiore senza fine. Quello che sapevo con meno certezza è che neanche due anni dopo avrei passato un intero anno in Tigrai, lavorando come logista ed amministratore all’interno di un progetto sanitario internazionale guidato dall’Istituto San Gallicano di Roma. Lì, il punto di non ritorno: la realtà che avevo conosciuto fino a quel momento, era evidente, non mi interessava piú. Tornato in Italia per discutere la mia tesi sulla transizione democratica in Etiopia, mi sono messo a disposizione del Gus per ulteriori missioni all’estero.

Che occasioni si sono presentate ?

L’occasione si è presentata presto e dopo aver trascorso 3 mesi in Sri Lanka per la gestione di una fase transitoria del centro Human Solidarity Children Village (HSCV) vicino Matara e un lungo viaggio in India, ho preso parte al progetto Nelida, finanziato dal Ministero Degli Affari Esteri,  proprio in quella provincia Argentina dove alcuni anni prima partecipai al primo studio di fattibilitá condotto dal GUS. Il cerchio si stava chiudendo. Nei quasi due anni di durata del progetto ho approfondito conoscenze, acquisito competenze, ma soprattutto sviluppato un nuovo sistema di valori, una nuova ottica sull’esistenza, sulla vita e sulla morte.

Un cambiamento interiore quindi…

Tornare in Italia si faceva ogni volta piú complesso. La crisi si faceva sentire e le contraddizioni politico-sociali cresciute in seno al nostro paese cominciavano ad essere troppo stridenti per me. I finanziamenti per progetti di cooperazione allo sviluppo venivano praticamente cancellati dall’agenda di spesa del nostro paese. Con loro, le possibilità per me di continuare a fare questo tipo di esperienze di crescita professionale ed umana. Lunghi mesi di ricerca di un lavoro che ahimé, non arrivava.

In Etiopia

In Etiopia

Che decisione hai preso alla fine?

Nel frattempo mio fratello studiava fisioterapia a Budapest e così ho deciso di andare a trovarlo per cercare fortuna là. In Italia nulla sembrava muoversi. Il precariato era già diventato una triste realtà. La scelta per me era restare ed assistere alla deriva, diventando un’altro disoccupato disperato o andarmene a cercare la mia strada da un’altra parte. Budapest dopo neanche 10 giorni di ricerca mi ha dato un posto di lavoro in una grande multinazionale americana che produce stampanti e servizi gestionali. Neanche tre mesi dopo, avevo un contratto a tempo indeterminato con ampie possibilità di fare carriera.

E come mai non ti sei trovato bene?

Ma non era proprio il mio ambiente. Anzi. Rappresentava il sistema capitalistico del consumismo sfrenato che globalmente genera e contribuisce ad aumentare il terribile divario tra pochi ricchi e molti poveri. Tra pochi liberi e molti schiavi. Una felicità momentanea data dalla soddisfazione di avere finalmente un contratto di quel tipo che per molti miei coetanei sarebbe un miraggio – che è evaporata nell’arco di un biennio o poco piú.

ethiopia_at workE allora come mai sei rimasto lì?

Budapest nel frattempo mi regalava l’amore:– una compagna fantastica – e perle di cultura a 360 gradi: appassionato di musica da una vita, grazie ai miei genitori, circondato da giovani artisti e immerso in una scena musicale “underground” piena di grandi talenti nascosti, ho fondato con due amici “Visionary Mind Records”, una piattaforma dedicata alla contaminazione musicale, alla produzione di sonorità diverse da quello che il “mainstream” inserisce nel menu.

Parlaci di questa nuova iniziativa.

Musica elettronica con un’anima e un messaggio da portare. Un messaggio intriso di speranza, come la vedo io. Molti dei ragazzi coinvolti nel progetto nonostante talento e capacità non avevano gli strumenti e la possibilità di fare musica con serenità: alcuni di loro producevano in cuffia, magari mentre facevano il turno di notte alla reception dell’ostello che li ospitava. Visionary Mind ha attecchito subito ed è diventata una realtà conosciuta in città e in alcuni circoli europei di musica “impegnata”, anticonformista e appunto, visionaria. Il progetto locale si è agganciato ad altre realtà ed artisti non ungheresi si sono avvicinati a noi, prendendo parte al progetto. Ultima esperienza in questo senso la produzione dell’album digitale di [De]composer, duo formato da Agostino Maria Ticino e Carlo Marchionni, entrambi musicisti del maceratese. La presentazione del loro lavoro li ha visti protagonisti lo scorso maggio di un’intensa serata a Budapest al fianco degli artisti locali della label, e di un grande ospite, il tedesco Robert Lippok (raster-noton/to rococo rot).

dj at visionary mind recordsDunque hai lasciato il tuo lavoro precedente?

Gestire questa passione cominciava a scontrarsi con le scarse possibilitá che mi lasciava il lavoro in azienda. Pertanto lo scorso agosto, quasi un anno fa mi sono licenziato. Sono un uomo quasi libero, ora e faccio, di nuovo, quello che mi piace.

Ti piace vivere in Ungheria?

L’Ungheria è un paese difficile, la sua storia narra di invasioni, conquiste e violenze subite. Non c’é un’ allegria contagiosa in giro. C’è una malinconia romantica affascinante, eredità storica. Mi piace il decadentismo romantico! Ma quello che apprezzo di qua é la pacatezza dei toni, il rispetto dell’altro nella conversazione (sia nel volume che siamo soliti  tenere al “sud” che nella terribile abitudine che abbiamo di parlarci sopra l’un l’altro). Grande dignitá, rispetto interpersonale e soprattutto della “cosa pubblica”. Segni di civiltá, non solo apparente. Vivo a Budapest, la migliore situazione “urbana” che abbia mai vissuto. Vivo a Buda, in collina a casa della mia ragazza. 5 minuti a piedi da un bosco senza fine e 20 minuti di mezzi pubblici dal centro-centro. L’aria è pulita, la vista sul Danubio mozzafiato.

Continui a viaggiare comunque?

Sono appena tornato da un festival in Turchia e ne seguirò altri in Germania, Croazia ed Ungheria quest’estate. Ho passato l’inverno tra Sri Lanka e India, accompagnando la mia ragazza, fotografa freelance e viaggiatrice di professione. Viaggio dove mi portano cuore e impegni. Sogno di tornare in Africa o in America Latina al piú presto.

E l’aspetto economico?

Non lo ritengo più un problema. Vivo con poco, non ho entrate fisse, e mi gestisco tra progetti e “lavori” diversi.  Non pago l’affitto, è gà una gran fortuna. Vivo con Nora, un giorno la sposerò. Ho piantato i pomodori e l’insalata in giardino quest’anno. La spesa sta diventando costosa, quasi come in Italia. Vorrei arrivare all’autosostentamento un giorno. Mi sento molto vicino alle teorie della decrescita e alle pratiche connesse. Mio nonno Ivo faceva l’agricoltore. Ce l’ho nel sangue. La mia terra mi ha insegnato anche questo, nel nostro territorio le associazioni che si dedicano alla trasformazione della società in questo senso sono determinate, costituite da brava gente e ne sono orgoglioso. Preparano il terreno per la seconda parte della mia vita, il ritorno a casa.

In Argentina

In Argentina

Che tipo di lavoro si trova per i giovani?

Per i giovani in cerca di lavoro questo è un posto ad hoc. Multinazionali sono a caccia di giovani dinamici e multilingue: un’occasione da non perdere per chi è un momento di stallo. Certo poi c’è il problema della coscienza… Per me è stato determinante.

Gli Italiani sono molti in Ungheria?

Qua è pieno di Italiani. Ristoranti, gastronomia in generale, negozi di moda, ma anche affaristi, e non dimentichiamoci il settore del porno. Rocco Siffredi vive qui. Io non frequento molto italiani a dire il vero, l’italiano all’estero all’inizio da sensazione di “casa” poi comincia ad annoiare, nei modi di fare e di esprimersi. Triste ma vero. Ovviamente sto generalizzando, ma è quello che spesso sento.

Budapest

Budapest

Cosa ti manca delle Marche?

Delle Marche mi manca il mare, gli insaccati seri, lonzino, prosciutto crudo. Il maiale in generale. E l’Appennino. Qui solo colline: belle, ma disabitate, a parte Budapest non ci sono grandi centri urbani e la densitá di popolazione è bassa rispetto all’Italia. Mi manca il fascino della nostra cultura popolare e il suo sapore. Ritorno a Macerata quando viaggi ed impegni me lo permettono. Casa, famiglia e amici di gioventú sono importanti. Per non parlare del mangiare, ma non vorrei scadere in luoghi comuni, per quanto reali. Macerata per me rimane un grande amore. Mi dispiace che stando fuori non posso aver la mia famiglia vicino come vorrei. Mi piacerebbe si trasformasse in un polo attivo, dinamico, dove vivere e non solo aspettare di…  Ok non lo dico, ma c’era scritto sul cartello alle  vergini:  Macerata Cittá della Pace – qualcuno ha aggiunto “Eterna”

Quale è stata l’esperienza più bella che hai fatto?

Mi dispiace sceglierne una, sminuendo le altre. Direi vivere in Etiopia.  Ma poi penso al viaggio in Brasile, al Perú, a Macchu Picchu… Alla fine di tutto l’esperienza piú bella è quella che vi ho raccontato. La mia vita, in breve.  Non rimpiango niente, sarei stupido a farlo. Si, lo so, sono fortunato. Cerco di ripetermelo ogni giorno.

Articoli correlati



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X