Il sogno realizzato
di Francesco Tombesi:
astrofisico alla Nasa di Washington

MACERATESI NEL MONDO/19^ puntata - "Il cielo di Montecassiano era l'ideale per la mia passione di bambino, bastava affacciarsi dalla finestra o tornare a casa camminando di notte per vedere sempre le stelle e la luna"
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A New York, con l’Empire State Building sullo sfondo

 

di Maria Cristina Pasquali

Come può scattare a Sambucheto di Montecassiano la passione per l’Astrofisica? Ce lo racconta oggi Francesco Tombesi. Padre postino e madre impiegata non avrebbero mai immaginato sicuramente al momento della nascita di “sfornare” un figlio con una passione tutta speciale  e coltivata quasi segretamente sin da piccolo, per l’astronomia. E che questo interesse sfociasse in una occupazione vera e propria di astrofisico alla Nasa di Washington e di ricercatore all’Università del Maryland negli Stati Uniti, era ancora più impensabile. Tuttavia i sogni a volte diventano realtà e lo diventano spesso per le persone che li inseguono con maggiore determinazione. Raggiungere poi questo risultato prima dei trenta anni è molto probabilmente un record di eccellenza, un onore per la sua famiglia e un vanto per la nostra provincia.

tombesi (8)«Sono nato a Recanati il 19 Giugno 1982, ma ho vissuto fino alla fine delle scuole superiori con la mia famiglia che abita a Sambucheto, nel comune di Montecassiano. In totale sono fuori dall’Italia da circa 5 anni. Fin da piccolo ho sempre avuto la passione per l’astronomia, lo spazio e il fatto di non essere cresciuto in una grande città caotica e con tante luci penso mi abbia aiutato a sviluppare di più questa passione. Bastava affacciarsi dalla finestra o tornare a casa camminando di notte per vedere sempre le stelle e la luna. Dopo la scuola dell’obbligo ho frequentato l’Istituto Tecnico Commerciale “A. Gentili” di Macerata. All’epoca della scelta della scuola non ero molto deciso sul mio futuro ma poi, durante gli ultimi anni delle superiori ho maturato l’idea di cambiare indirizzo ed andare avanti con la mia passione per l’astronomia. Anche se dalle nostre parti era difficile mettersi in contatto con centri di astronomia , un grazie lo devo dire al “precedente tabaccaio di Sambucheto”che per quasi un anno  agli inizi delle scuole superiori mi metteva da parte sempre una copia del settimanale “Viaggio nel Cosmo” di Piero Angela. Per cui, appena conseguito il diploma, mi sono iscritto alla laurea triennale in Astronomia presso l’Università di Bologna. Poi, sempre a Bologna ho ottenuto la Laurea Specialistica in Astrofisica e Cosmologia ed infine anche il Dottorato in Astronomia nel 2010, tutti con il massimo dei voti e lode. Durante il secondo anno del dottorato presi contatto con un ricercatore americano della Johns Hopkins University di Baltimora, il quale lavorava anche al NASA Goddard Space Flight Center, vicino a Washington. Per cui, nel 2008 ho vissuto per un anno a Baltimora. E questo mi è servito molto anche per perfezionare la lingua veicolare cioè l’inglese –americano. Tornato in Italia, appena finito il Dottorato, fui contattato da una ricercatrice del centro NASA che faceva ricerche molto simili alle mie, la quale mi offrì di lavorare per lei. Ormai sono già circa quattro anni di fila che vivo a Washington e lavoro sia alla NASA che alla University of Maryland».

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Kennedy Space Center, lo Shuttle Discovery proprio qualche secondo prima della partenza

In che cosa consiste il tuo lavoro attuale? «Da Maggio 2010 sono astrofisico al NASA – Goddard Space Flight Center e ricercatore al Dipartimento di Astronomia della University of Maryland, entrambi localizzati appena fuori Washington. Mi sovvenziono con dei miei progetti di ricerca che mando alla NASA. Mi sento adeguatamente remunerato. Fortunatamente negli ultimi anni sono andato bene e ne hanno accettati diversi. La mia ricerca verte sullo studio dei buchi neri supermassicci che si trovano al centro delle galassie, questi possono avere una massa di varie milioni di volte il Sole. Quando del materiale viene risucchiato dal buco nero, questo forma una sorta di vortice, si riscalda moltissimo ed emette anche raggi X. La luminosita’ sprigionata può essere estremamente elevata e per questo si chiamano nuclei galattici attivi. Fortunatamente pero’, questi raggi X vengono assorbiti dall’atmosfera, per cui io uso osservazioni ottenute con satelliti della NASA, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e anche quella giapponese (JAXA). In particolare, recentemente ho scoperto dei getti molto potenti che vengono sprigionati da questi buchi neri a velocità vicine a quella della luce, di diverse decine di milioni di chilometri all’ora. Per fortuna in quei posti non ci sono i vigili a controllare la velocità! Li abbiamo chiamati in inglese ultra-fast outflows, il cui acronimo è UFO, ma non hanno nulla a che fare con gli alieni. Questi getti sono così potenti che possono modificare l’evoluzione di queste galassie e per tale motivo le mie ricerche sono state recentemente il tema di cinque comunicati stampa della NASA, dell’ESA e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF)».

Ti trovi bene negli USA? «Per adesso si, lavorare alla NASA è molto entusiasmante e Washington è una città molto vivibile ed internazionale, c’è sempre qualcosa da fare. Appena ne ho l’opportunità, cerco di tornare in Italia e nelle Marche. Purtroppo però questo non capita mai più spesso di una o due volte all’anno, di solito d’estate, e mi fermo per due o tre settimane al massimo».

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Ambasciata italiana a Washington, con Buzz Aldrin, l’astronauta che era atterrato con la prima missione sulla Luna il 20 Luglio del 1969

Com’è il carattere e la vita della gente nella nazione in cui vivi? «Gli Americani in generale sono molto aperti caratterialmente e, almeno nella zona di Washington, non si fanno problemi anche se uno e’ straniero, per cui non e’ stato troppo difficile ambientarsi inizialmente.  Amano l’Italia e il cibo italiano, per cui sono sempre felici di conoscere qualcuno che viene dall’Italia. Sono molto dediti al lavoro, in generale hanno solo una o due settimane di vacanze all’anno e per la maggior parte di loro e’ normale passare tutta l’estate in ufficio e magari solo qualche fine settimana si va al mare».

Dove abiti? Come vivi la nuova città? «Io vivo a Washington, la capitale degli Stati Uniti. Il mio appartamento è a poche centinaia di metri dalla Casa Bianca. Vivere a Washington è molto piacevole, è una città molto vivibile e non troppo caotica come New York. Offre tantissime attivita’, sia culturali che di svago ed è una città con molti giovani. Ci sono moltissime ambasciate ed istituzioni internazionali, per cui a volte sembra veramente di essere al centro del mondo. Infatti mi e’ capitato solo raramente di incontrare persone che sono nate e cresciute a Washington.  Il costo della vita a Washington è elevato. Dopo gli anni di Università passati sempre a condividere appartamenti con altre persone, ho deciso di essere più indipendente e vivere da solo. Per risparmiare vivo in un monolocale in centro, e’ piccolo ma perfetto per una persona».

 Se viaggi per lavoro dove viaggi? «Uno degli aspetti positivi di essere un astrofisico è che questa materia è studiata in moltissimi paesi del mondo ed infatti ho collaboratori un po’ ovunque, in particolare negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone. Di solito viaggio almeno due volte all’anno per conferenze internazionali e tre per conferenze negli Stati Uniti. Negli ultimi anni sono stato per lavoro in Argentina, Canada, Nepal, India, Messico, Germania, Spagna, ecc. Il mio ultimo viaggio e’ stato in Giappone. Ho fatto un “tour” di diverse conferenze e meetings in diverse citta’ per due settimane, a Matsuyama, Hiroshima e Kyoto, dove ho presentato i miei ultimi lavori».

Che impressione hai degli altri paesi? «E’ molto bello viaggiare, anche  per lavoro. Ogni paese ed ogni cultura lasciano sempre qualcosa e si può sempre imparare confrontandosi con gli altri. Ho viaggiato in paesi molto diversi tra loro, dal Nepal e l’India al Giappone. Si possono vedere realtà completamente diverse, alcuni paesi purtroppo sono ancora non molto sviluppati ed altri invece sono molto più progrediti dell’Italia. Penso però che l’insegnamento più importante che mi abbia dato il viaggiare in luoghi diversi e’ il fatto di vedere che in fondo siamo tutti simili, con gli stessi bisogni, speranze e sogni».

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In Giappone, durante una conferenza a febbraio

Nel futuro pensi di tornare in Italia? «Amo l’Italia e le Marche e certamente mi piacerebbe tornare, se ce ne sara’ l’occasione. Sto vivendo la mia esperienza all’estero come un periodo di crescita professionale e spero un giorno di poter tornare e contribuire alla crescita del nostro paese. In particolare, mi piacerebbe tornare e portare con me una visione più globale ed internazionale. Mi piacerebbe continuare a fare astrofisica in dei centri di ricerca o insegnare all’università. Nel frattempo mi tengo in contatto con la mia famiglia  e con Macerata  tramite  Cronache Maceratesi che controllo quasi tutti i giorni, in particolare tramite la pagina Facebook».

Che cosa non ti piace della tua vita all’estero? «Decisamente, la cosa che più non mi piace degli Stati Uniti è il cibo. Di solito loro non cucinano ma mangiano cibi preparati e poi riscaldati al microonde. Inoltre, la regolamentazione è meno ferrea che da noi e nei vari prodotti possono mettere molti conservanti, coloranti, dolcificanti ecc. Se si vuole mangiare quasi decentemente, bisogna spendere molto. Un’altra cosa che non mi piace molto è il fatto che spesso possono essere molto fiscali su cose anche banali, per esempio se dicono che un negozio o un ristorante  chiude ad una certa ora, a quell’ora esatta ti cacciano. Dopo vari mesi negli Stati Uniti, inizio sempre a sentire la mancanza del vero cibo italiano e in particolare marchigiano, come i vincisgrassi e la crema fritta. Ormai, ogni volta che torno mi sembra di essere un turista… il cibo mi pare buonissimo, le nostre colline, il mare, i borghi medievali, i paesaggi sono bellissimi e unici».

 Quali tipi di lavoro si trovano con più facilità nel posto in cui vivi? «Washington è la capitale degli Stati Uniti, per cui si possono trovare con facilità lavori nelle istituzioni americane, ma molte richiedono la cittadinanza. Ci sono anche molte istituzioni internazionali, come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale ed è pieno di ambasciate e associazioni non-profit. Ci sono anche molti centri di ricerca, come la NASA, il National Institute of Health e diverse università».

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Washington

Ci sono altri Italiani? Quanti? Hanno un club? Ci sono ristoranti italiani? Come si mangia? «Ci sono molti Italiani a Washington. Ci sono anche diversi gruppi e in particolare “Italians in DC”, la quale e’ una fondazione nata alcuni anni fa, che organizza eventi culturali, aperitivi e moltissime altre attività per riunire e far conoscere la comunità italiana e fare da collegamento con le altre realtà di Washington. Io faccio parte del team organizzativo e spesso mi offro volontario per aiutare nella preparazione degli eventi. Nel mese di Ottobre 2013 sono stato uno dei testimonial del progetto “Marche is Good” della Regione Marche e Confindustria Marche per la promozione dei prodotti agroalimentari e la cultura marchigiana a New York. L’organizzatrice principale è Orietta Maria Varnelli. E’ stato un grande onore per me poter essere uno dei rappresentati della nostra regione, insieme a dei nomi importantissimi come Dante Ferretti (tre volte premio Oscar e proprio di Macerata), Cesare Paciotti, le ditte iGuzzini,  Fratelli Guzzini, Scavolini e diverse altre personalità di spicco delle Marche negli Stati Uniti. Macerata era in primo piano con varie ditte locali e anche con la lirica e lo Sferisterio. Ci sono moltissimi ristoranti Italiani, ma pochi sono veramente buoni. In particolare, recentemente ha aperto un ristorante specializzato in cucina marchigiana, lo chef è originario delle Marche e ci vado spesso, specialmente quando sento la mancanza del cibo di casa».

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Centro NASA – Goddard Space Flight Center

Quale è stata l’esperienza più bella o le esperienze che hai fatto da quando sei fuori? «Un esempio di un momento molto emozionante e’ stato il poter assistere all’ultimo lancio dello Space Shuttle Discovery nel Febbraio 2011 direttamente nel Kennedy Space Center della NASA a Cape Canaveral, in Florida. Eravamo ad una distanza di sicurezza di qualche chilometro, proprio di fronte alla rampa di lancio. E’ stata una sorpresa, alla fine del conto alla rovescia, vedere una immensa nube di polvere e vapore e poi sbucare fuori lo shuttle lentamente, seguito dalla lunga scia di fuoco dei motori. Dopo circa 20 secondi e’ arrivata l’onda d’urto del suono contro di noi ed e’ stato fantastico seguirlo mentre saliva sempre più in alto nel cielo. Ho allegato una foto dello Shuttle proprio mentre stava per partire. Inoltre, qualche settimana fa sono andato ad un meeting all’Ambasciata Italiana a Washington sulla collaborazione tra Italia e Stati Uniti per il futuro dei voli spaziali commerciali ed è stata una sorpresa poter incontrare e parlare con Buzz Aldrin, l’astronauta che con Neil Armstrong era atterrato con la prima missione sulla Luna il 20 Luglio del 1969.  Ho allegato una foto con lui fatta all’Ambasciata Italiana».

Che consiglio daresti a un giovane disoccupato italiano? «Consiglierei di impiegare del tempo per studiare inglese e magari frequentare dei corsi professionali o stage all’estero. Consiglierei di fare un’esperienza all’estero, specialmente in Europa perché non c’è bisogno del visto per entrare e lavorare. L’importante è tenersi impegnati, fare qualcosa anche se in quel momento non è il lavoro a cui si aspira».

Un’immagine fatta da un artista dell’Agenzia Spaziale Europea per rappresentare la scoperta fatta da Tombesi di getti che vengono sprigionati dal buco nero nel centro delle galassie

Un’immagine fatta da un artista dell’Agenzia Spaziale Europea per rappresentare la scoperta fatta da Tombesi di getti che vengono sprigionati dal buco nero nel centro delle galassie

 



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