Nicole e Gabriele in Australia
per realizzare il sogno della vita
“Qui ci chiamano pistacoppi”

MACERATESI NEL MONDO/10° puntata - I due giovani maceratesi sono da un anno e mezzo nella terra dei canguri e non rimpiangono l'Italia, le Marche e l'ossessione del "posto fisso"
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Nicole e Gabriele

 

di Maria Cristina Pasquali

Espatriare da soli può essere molto duro. Richiede notevoli capacità di adattamento, di socializzazione e resistenza alle difficoltà. I primi tempi possono essere molto difficili, specie se non si ha la sicurezza di un lavoro. In questo caso occorre anche avere una certa autonomia economica e una piccola dose di fortuna. Oggigiorno però, a differenza dei nostri emigranti antenati, nessuno espatria senza almeno conoscere un po’ di inglese, neppure, si può dire, gli extracomunitari che arrivano da noi da paesi poveri.
Espatriare in coppia è sicuramente meno difficile se non altro per il conforto che si può’ avere dal partner di fronte alle difficoltà . Non ci si sente deprivati e soli per aver lasciato gli affetti altrove e questo non è cosa da poco.

I maceratesi Nicole e Gabriele hanno optato per questa seconda ipotesi, cioè per l’espatrio in coppia in un altro continente, un continente molto lontano, l’Australia , ma forse non troppo lontano da noi, per lo stile di vita “outdoor” (all’aria aperta) e “easygoing”(tranquillo e tollerante) che non li fa sentire estranei dal contesto in cui vivono e lavorano. 
Dall’intervista di oggi infatti emerge un mondo accogliente , ben organizzato, che valorizza le ricchezze di ogni razza , un clima con temperature generalmente piacevoli che influisce positivamente sull’umore delle persone . Sicuramente una qualità di vita buona. Per di più le prospettive lavorative sono più alte,con la possibilità anche di cambiare lavoro più frequentemente. Da questo punto di vista si evince una impostazione del Paese totalmente diversa dal fatidico “posto fisso”tanto agognato dalla maggior parte dei maceratesi.

NICOLE E GABRICiao Nicole, da quanto tempo sei fuori Italia? «Io e Gabriele, (il mio ragazzo) siamo ormai fuori dall’Italia da un anno e mezzo essendo partiti a metà giugno del 2012.»

Espatriati freschi, freschi dunque? «Si è vero, ma mentre i miei genitori sono entrambi di Macerata, nella famiglia di Gabriele c’era stato un precedente . Infatti il papà sardo e la mamma di Visso entrambi emigrarono giovanissimi in Olanda. Gabriele è nato lì. A 4 anni Gabriele stava male per via del clima umido che c’è in Olanda, soffriva di asma per cui sono tornati in Italia. Non se lo ricorda più l’olandese purtroppo.»

Quale è stata la tua vita ed il tuo percorso di studi precedente? «Gabriele gestiva la “pizzeria Cairoli” insieme ai suoi genitori da sei anni. Io mi sono laureata nel novembre 2011 . Ho fatto la triennale in Scienze del turismo, un ramo di Scienze della Formazione. Nel frattempo, visto che studiavo, ho sempre fatto lavoretti occasionali come cameriera, ecc… Io ho 27 anni  e Gabriele 28.»


Di che cosa ti occupi ora? «
Gabriele attualmente lavora come pizzaiolo in un ristorante nel centro di Brisbane, io lavoro ormai da 8 mesi in un’ agenzia viaggi, il cui proprietario è un italiano emigrato 60 anni fa.  E ogni venerdì sera conduco un programma radio per la comunità italiana.»

Interessante ! Vi siete inseriti subito o avete avuto problemi di comunicazione nella nuova lingua? «Quando siamo arrivati problemi di comunicazione ne abbiamo avuti diversi…. L’inglese che impariamo a scuola è completamente diverso da quello che parlano qui!  Per prima cosa parlano velocissimi, tagliano un sacco di parole ed usano moltissimi slang, è stato come ricominciare tutto da capo, studiare una lingua nuova dal principio! Lavorare come cameriera qua in Australia nei primi periodi, mi è servito moltissimo in quanto ho avuto la possibilità di sentire molti accenti e imparare a farci l’orecchio.
Il mio livello di inglese era buono quando siamo partiti, Gabriele aveva un livello discreto-scolastico.
All’inizio non è stato semplice e più volte ci siamo chiesti se questa fosse stata la scelta giusta. Siamo partiti con un visto “working holiday” della durata di un anno, dopodiché per avere un’ estensione di un altro anno abbiamo dovuto lavorare nelle “ farm” (fattorie) per 88 giorni, raccogliendo frutta, facendo l’orto, accudendo animali da fattoria,ecc…
E’ stata un esperienza molto dura dal punto di vista fisico e anche psicologico in quanto le fattorie sono molto lontane da Brisbane e magari in luoghi non forniti da mezzi pubblici, praticamente in mezzo al nulla, e le condizioni igieniche spesso non erano delle migliori!»

nicole 3Ora ti trovi bene con la tua nuova vita? In che cosa si diversifica dalla vita che conducevi qui? Per esempio fai più vita all’aria aperta? «Ora possiamo dire di essere molto soddisfatti di questa nuova vita, giriamo quasi tutto l’anno in pantaloncini, t- shirt e infradito, il clima è veramente fantastico, peccato che qui non vedremo mai la neve. Essendo un paese multietnico andiamo spesso a mangiare fuori in ristoranti di diverse nazionalità, passiamo molto tempo all’aria aperta soprattutto passeggiando nei parchi e nei giardini botanici nel cuore di Brisbane e quando abbiamo poco tempo, non ci facciamo mancare un breve relax in una spiaggia artificiale che ti permette di prendere il sole e fare il bagno specialmente nelle giornate molto calde.
Quasi sempre nei nostri giorni liberi non ci facciamo mancare i barbecue che organizzano i nostri amici australiani e che solitamente durano tutto il pomeriggio tra infinite mangiate di carne,buon vino australiano e lunghe chiacchierate.»

Quali sono i vantaggi della scelta di lasciare Macerata? «Sicuramente la qualità della vita, le prospettive lavorative sono più alte,con la possibilità di cambiare lavoro più frequentemente. . Insomma una impostazione totalmente diversa dal “posto fisso” maceratese.»

Perchè hai scelto l’Australia? «Perchè era il sogno della mia vita. »

Ogni quanto tempo ritorni a Macerata? «E’ da un anno e mezzo che siamo qui e ancora non siamo mai tornati»

Ti manca qualcosa delle Marche? «Sicuramente la famiglia, parenti e amici e le nostre tipicità gastronomiche.»

nicoleCom’è la comunità italiana a Brisbane? «Per quanto riguarda la comunità italiana direi che è abbastanza grande, ma mai come Melbourne o Sydney, la maggior parte sono italiani di vecchia generazione emigrati 50-60 anni fa che hanno iniziato tagliando la canna da zucchero nei campi nel nord dell’Australia…anche se in questo momento sta succedendo la stessa cosa con le nuove generazioni, sempre piu giovani italiani arrivano in Australia in cerca di un futuro migliore. Per quanto riguarda i club Italiani, non ne conosciamo molti, però ce n’è uno in particolare dove di solito gli italiani si ritrovano “L’Abruzzo club”. Credo che tutti gli italiani almeno una volta ci siano stati. Di ristoranti italiani ce ne sono parecchi, ma anche di internazionali, come giapponesi, cinesi, vietnamiti, messicani ecc…il nostro preferito è il thailandese.Tanti ristoranti australiani provano a fare cucina italiana..con risultati disastrosi, come la pasta con il pollo, la pizza margherita e cotto con ananas, e la carbonara con la panna.»

E come è il ristorante dove lavora Gabriele? «Il ristorante dove lavora Gabriele è proprio nella via principale di Brisbane, una zona pedonale, per cui c’è sempre una marea di gente che va a pranzo e a cena lì, anche perchè oltre a fare la pizza, fanno la pasta, carni e cucina asiatica, per cui la clientela è di vario tipo.»

La radio è un mezzo di comunicazione molto importante in Australia date le enormi distanze. Che tipo di programma conduci? «Il programma radio che conduco io è tutto in italiano ed è per la comunità italiana principalmente, soprattutto per i giovani.
Ho iniziato facendo il corso da broadcaster presso “radio 4eb”, una radio multietnica. Ogni ora c’è il programma di una nazione diversa, è molto interessante, conoscere gente da tutto il mondo ed ascoltare la loro musica, la loro lingua. Per il programma per i giovani siamo io e altre persone italiane che ogni venerdì si ritrovano e tra canzoni italiane, interviste skype a persone che come noi sono emigrate da qualche parte nel mondo e notizie varie, portiamo avanti un programma di 45 minuti. Tante volte riceviamo telefonate dai nostri ascoltatori, in particolare dalla signora Vittoria emigrata in Australia, ma originaria di Cingoli; puoi immaginare?»

Come e’ l’Australia e la gente australiana? Cosa ti piace di più e di meno del posto dove sei? Brisbane? «Definire come sia l’Australia è pressoché difficile. E’ un continente giovane e immenso, abitato per lo più nelle coste. Servirebbero mesi e mesi di esplorazioni per potersi fare un’idea precisa . Per quanto riguarda i paesi sulle coste si può dire che siano un misto di Europa e Stati Uniti.
Gli aborigeni sono persone spesso riverse per strada come barboni, essendo un popolo che è passato dall’era preistorica alla civiltà moderna nell’arco di circa cento anni. Li definirei disadattati ed emarginati, anche se l’Australia sta attivando da tempo un piano di reintegrazione. Gli australiani(non aborigeni)li definirei persone semplici,socievoli e dalla mentalità aperta,pronti a salutarti o fare una chiacchierata anche se per loro sei un semplice sconosciuto. Il clima, le persone e la loro civiltà, la pulizia, l’ordine, il sistema, la natura sono le caratteristiche che ci piacciono più di Brisbane. Le giornate corte ci piacciono meno, ristoranti e negozi tendono a chiudere presto un po’ come funziona nel nord Europa, anche se la vita qui inizia prima. Un australiano alle 5-6 del mattino è già in piedi.»

Mi parli di giornate non troppo lunghe allora la zona di Brisbane non ha un clima con 4 stagioni come da noi? «Il clima qui è subtropicale, con estati (dicembre, gennaio, febbraio) calde e umide e inverni tiepidi (giugno,luglio,agosto).  L’ estate è il periodo delle alluvioni.per gli Australiani è un evento molto positivo, perché così le loro “tank water” si riempiono di acqua piovana e possono usarla per annaffiare, per le lavatrici e per lo scarico in bagno tramite un sistema di filtrazione. Qua il problema della siccità è molto serio, cercano di risparmiare il più possibile. In teoria c’è pure una regola sulla doccia: non più di 3 minuti.

nicole 2Agli australiani piace l’Italia? «Agli australiani piacciono gli Italiani o forse è la nostra cucina che a loro piace. Noi abitiamo con una signora australiana da quando siamo arrivati e abbiamo instaurato un rapporto bellissimo, lo stesso con le nostre vicine di casa, è come avere una seconda famiglia, sempre disponibili sempre tanto carine e spesso facciamo cucina italiana per loro ed è sorprendente come per noi una cosa semplicissima come un sugo di pomodoro e basilico per loro possa essere qualcosa di sensazionale. Quando parlo con altri italiani e dico che sono marchigiana di Macerata mi chiamano “pista coppi” oppure mi dicono che è meglio un morto in casa che un marchigiano fuori dalla porta. A chiamarmi pistacoppi sono soprattutto i due signori di Macerata emigrati tanto tempo fa. Quando lo dico agli Australiani invece mi guardano inespressivi, non hanno la minima cognizione di dove siano Macerata e le Marche. Le mete italiane per le loro vacanze sono Venezia, Roma, Firenze, Napoli, le Cinque Terre. Di Macerata siamo pochi, io, Gabriele, Francesca Marchetti, una ragazza della Pace, Duilio e Renato Monteverde emigrati tanti anni fa. C’è qualcuno di Recanati, Porto san Giorgio, Ascoli, Cingoli.»

Raccontaci qualche curiosità. «Per quanto riguarda lo spazio “curiosità” che dire? Non sei un vero Aussie (Australiano) se non mangi la Vegemite, una crema salata fatta con l’estratto di lievito che si spalma sul pane o viene usata per cucinare. Ha un sapore tremendo. Noi restiamo fedeli alla colazione italiana, con pane e marmellata, caffè e biscotti, niente uova, funghi e bacon al mattino. Una cosa bellissima è che mentre da noi vedi i piccioni in giro, qua in Australia, vedi pappagalli coloratissimi, ibis e tanti, tanti opossum.  Ma anche “ cane toads”, i rospi della canna da zucchero che qua sono considerati una peste, in quanto distruggono intere piantagioni e uccidono animali con del liquido tossico che secernono dal collo. Quando gli Australiani li trovano nei loro giardini li prendono e li mettono in un sacchetto di plastica e poi nel congelatore perchè secondo loro è la morte meno dolorosa, io non condivido assolutamente. Quando lavoravo nelle fattorie la signora che mi ospitava ne uccise uno immenso, mi sembrava un peccato buttarlo via per cui l’ho preso e l’ho messo sotto spirito in un barattolo in camera.»

Nel futuro pensi di tornare a Macerata o in Italia? «Pensiamo di tornare esclusivamente per le vacanze, ormai Brisbane e l’Australia la sentiamo come casa nostra, qui funziona tutto, dal sistema ai servizi pubblici,ci piacciono le persone, il clima, l’unica cosa che ci manca sono le nostre famiglie e gli amici più stretti, ma un domani magari faremo venire anche loro qui, chi lo sa?
Salutiamo tutta Macerata e speriamo di vederla presto, chissà magari questa estate, che per noi è il nostro inverno.»

 

 



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