Chiara Bacaloni a Pechino
“Le grandi contraddizioni
della metropoli cinese”

MACERATESI NEL MONDO/13^ puntata - La 28enne di Macerata lavora da due anni come service ambassador in un hotel a 5 stelle: "Mi fa male vedere da un lato Lamborghini o Rolls Royce e dall’altra bambini che non hanno niente"
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bacaloni (4)di Maria Cristina Pasquali

La Cina è vicina. Era il titolo di una famosa trasmissione radiofonica. Ma non è un eufemismo. Questa parte del mondo, favoleggiata nei racconti di Marco Polo e Padre Matteo Ricci, è stata invasa dal marchio italiano, dalle nostre tecnologie ed è diventata prima  centro di manifattura a buon mercato eppoi centro di distribuzione dei nostri prodotti di qualità che costituiscono oggigiorno gli “status symbols”  dei nuovi “Parvenus” Cinesi. Non pochi connazionali si sono trasferiti in Cina per lavoro o per fare degli “stages”. Chiara Bacaloni, classe 1986 è una maceratese che ha sempre desiderato allargare i propri orizzonti e non me ne voglia Padre Matteo Ricci se viene da pensare che  abbia in qualche modo ereditato  determinazione, forza di carattere e  curiosità del mondo  dal nostro antenato illustre. Certo il nostro missionario si muoveva soprattutto  per motivi di fede… ma perchè proprio verso un paese così distante? Bisogna averlo nel sangue. Nell’intervista a Chiara si avverte un  desiderio di conoscere realtà diverse,   una passione per i viaggi e le nuove  esperienze, insomma un  desiderio di catapultarsi altrove per raggiungere la propria  autoaffermazione, costi quello che costi . Per lei  il gioco vale la candela.  Ed affrontare tutto da sola e con successo per vivere pienamente la propria vita, posso assicurarvi, non è cosa da poco.

bacaloni (3)Da quanto tempo sei fuori Italia Chiara? «Vivo in Cina da due anni»

Da dove viene questa passione per terre così lontane? «Devo tutto ai miei genitori, che fin da piccola mi hanno sempre dato la possibilità di viaggiare e così, la mia curiosità verso le altre culture (soprattutto quelle orientali) è sempre andata aumentando, spingendomi, dopo il diploma, ad iscrivermi alla facoltà di Lingue e Culture dell’Asia Orientale presso l’Università Cà Foscari di Venezia.  Prima mi sembrava normale, oggi mi rendo conto che non tutti i genitori sono all’altezza di certe scelte. Ho conosciuto ragazzi della mia età che venivano controllati incessantemente dalle loro famiglie, che hanno dovuto intraprendere percorsi di studi decisi dai loro padri. I miei genitori mi hanno sempre dato la massima libertà e fiducia, hanno sempre creduto in me e nelle mie capacità. Quando a 18 anni ho deciso che terminato il liceo mi sarei trasferita a Venezia per studiare cinese in una delle Università migliori di Italia, mi hanno detto che se quella era la mia decisione definitiva, mi avrebbero appoggiato. Particolare da non sottovalutare: i miei genitori non sono mai andati all’estero, anzi hanno viaggiato pochissimo. La prima volta in Cina è stata nel 2008. Sono andata a studiare all’Università di Pechino per un semestre, l’esperienza mi è talmente piaciuta che l’anno dopo sono ripartita di nuovo. Conseguita la laurea magistrale, sono immediatamente ripartita per la Cina, di cui sentivo tantissimo la mancanza e feci uno stage di 3 mesi a Shangai in un ufficio commerciale»

bacaloni (2)Di che cosa ti occupi ora? «Oggi lavoro come Service Ambassador in un hotel 5 stelle Platinum nella via principale di Pechino, sono la responsabile del servizio accoglienza, curo anche i rapporti con le Ambasciate che organizzano meetings ed eventi nella nostra struttura»

E sei soddisfatta della tua occupazione e dell’ambiente cosi diverso? «Mi trovo benissimo! Si lavora duro e la vita è molto frenetica, ma lo stipendio e il tipo di vita sono nettamente superiori a quelli dell’Italia. La scorsa estate mio fratello è venuto a trovarmi per due settimane ed è rimasto decisamente sorpreso dal mio stile di vita»

bacaloni (1)Come è Pechino? «Pechino è una metropoli di venti milioni di abitanti, la città è viva, in continuo movimento, hai l’imbarazzo della scelta su dove andare a divertirti, quali mostre, eventi ed esposizioni visitare, ogni giorno c’è qualcosa da fare e hai la possibilità di conoscere gente da ogni parte del mondo. Macerata mi sembra sempre più spenta, non viene valorizzata abbastanza, con tristezza ammetto che ogni tanto passeggiare nelle vie del centro è un po’ come identificarsi nelle pagine de “Il deserto dei tartari”. Ora poi che la crisi si fa sentire, è ancora più triste vedere la mia città svuotata di pezzi di storia»

Capisco. Macerata non è per chi ama la metropoli e la possibilità di conoscere sempre gente da ogni parte del mondo. «Delle Marche mi mancano i paesaggi, le colline dolci, il mare, i campi pieni di girasoli durante l’estate. In poche parole, mi manca la bellezza del nostro Paese. Dell’Italia in generale  rimpiango solo questo . Rimpiango l’arte e l’eleganza delle nostre città, la perfezione che puoi trovare solo da noi»

bacaloni (6)In breve cosa diresti della Cina? «La Cina è un Paese a sé, totalmente diverso dall’Europa, a Pechino il partito e la dittatura si fanno sentire, è normale vedere gruppi di militari armati a qualsiasi ora. Con i cinesi ovviamente non riesci a parlare di tutto, essendoci pene severissime nessuno ti da fastidio e posso tranquillamente tornarmene a casa da sola alle tre di notte, cosa che a Macerata (e in Italia in genere) neanche mi sognerei. Oltre a Pechino conosco Hong Kong e Macao, dove mi sposto poichè lì abbiamo altri Hotel»

E come vengono visti gli Italiani? «Questo per me è un tasto dolente. Ho a che fare con gente che viene da Paesi europei come Germania, Svizzera, Austria, Inghilterra, Francia, o con Americani, Australiani e Giapponesi. Vorrei capire perché un Paese come l’Italia, che potrebbe essere il numero uno al mondo, debba invece essere un disastro sotto ogni punto di vista. Non capisco perché negli altri paesi tutto (o quasi) sia fatto in maniera perfetta, con leggi vere applicate seriamente, mentre in Italia no. Sono stufa di sentirmi dire da molti stranieri: “L’Italia è il paese più bello al mondo, peccato che sia abitato dagli italiani.”»

bacaloni (7)Esiste comunque una comunità italiana a Pechino? Ci sono altri maceratesi? «Non conosco altri maceratesi che vivono a Pechino. La comunità italiana è abbastanza grande, ma il bello sta nel conoscere altre culture!  Io frequento per lo più giovani di altre nazioni. Cominciando proprio dalle mie coinquiline, una ragazza messicana e una americana. Troppo facile andare all’estero e poi frequentare quelli del tuo Paese!»

Neppure Maceratesi che vanno a visitare la tomba di Padre Matteo Ricci? «Per quanto riguarda Padre Matteo Ricci non ho molto da dire, sicuramente è visto come un grande personaggio (chiamato in cinese Li Madou) , in molti lo studiano, non posso dire se è per un fatto di fede, dato che il partito impone l’ateismo e i centri di aggregazione religiosi sono vietati»

Nonostante questo ti sei inserita bene? «A Pechino mi sono inserita bene, non ho grandi critiche da fare alla città, vorrei solo che fosse meno inquinata e con minor differenza tra i ricchi e i poveri. Mi fa male vedere da un lato Lamborghini o Rolls Royce e dall’altra bambini che non hanno niente.

Che altro potresti dire sui Cinesi e sul loro carattere? «I cinesi… che popolo! Affermo con certezza che le Olimpiadi del 2008 li hanno totalmente trasformati. Ho vissuto a Pechino sia prima che dopo questo evento e la differenza è notevole. Dopo le Olimpiadi ho trovato una città completamente cambiata, dove il lusso più incredibile e la povertà più profonda si fanno compagnia. I nuovi ricchi oggi sono odiosi: arrivano con i loro macchinoni firmati dalla testa ai piedi, credono di essere i padroni del mondo, sono scortesi, prepotenti, arroganti,  pieni di sé. Poi però rimangono quello che erano fino a prima di arricchirsi, cioè gente ignorante. Preferisco di gran lunga la gente normale che occupa una grande fetta della popolazione, gente che magari vive in catapecchie, ma se sei loro ospite ti trattano come un re. Quando ho qualche problema pratico l’aiuto dei miei amici cinesi è fondamentale, riescono sempre a darmi una mano e lo fanno con piacere. In Cina vedi le situazioni più assurde, mangi con quello accanto che sputa per terra o rutta di continuo, bambini che fanno i bisogni a terra, l’igiene è inesistente. Una volta in viaggio a Xi’an, la città dove c’è l’esercito di terracotta, mentre passeggiavo per una delle vie centrali mi è capitato perfino di vedere due uomini in motorino, quello avanti guidava, quello dietro gli teneva la flebo in aria… scene indimenticabili!»

bacaloni (5)C’è un messaggio che vorresti lasciare ai tuoi coetanei che stanno a Macerata? «Si. Per concludere, vorrei dire che non è facile partire e lasciare tutto, ma la vita bisogna viverla in pieno e saperla affrontare. Devi fare quello che ti senti, anche se costa sacrificio. Vorrei ringraziare di cuore i miei genitori Giacomo e Francesca perché se sono arrivata a fare quello che desideravo lo devo solo a loro».

 

 

 

 

 

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