Per il Colle dell’Infinito
l’infinito non finisce mai

La ridda delle parole, i fatti messi in subordine. Che cosa significano, oggi, i versi di Leopardi
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COME SARA’ – Il progetto di ristrutturazione della costruzione di proprietà di Anna Maria Dalla Casapiccola (CLICCA SULL’IMMAGINE PER GUARDARE IL VIDEO)

liuti giancarlodi Giancarlo Liuti

Essendo infinito, è naturale che non finisca. Sembrava che fosse finito quando il Tar respinse il ricorso della Soprintendenza regionale contro il progetto di ristrutturare un paio di vecchi edifici sotto il Colle caro a Giacomo Leopardi. Ma finito non era. E poi sembrava che fosse finito allorché il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar respingendo l’ulteriore ricorso della Soprintendenza. Ma finito non è. Anzi, è diventato un caso nazionale, da una parte gli interessi della proprietaria di quei manufatti, al centro un’amministrazione civica che cerca di stare in equilibrio fra lo spirituale rispetto delle memorie leopardiane e le materiali opportunità dell’edilizia, dall’altra parte coloro che a più alto livello difendono l’immagine estetica, intellettuale e morale dell’Italia al cospetto del mondo. Posizioni diverse, dunque, delle quali ritengo istruttivo dare una testuale ma molto incompleta documentazione.
Dario Franceschini, ministro dei beni culturali: “Il Colle dell’Infinito è patrimonio nazionale e va preservato. Ho già dato disposizione agli uffici competenti affinché adottino gli atti necessari a ribadire il parere negativo sui progetti che incidono sull’area in questione”.
Francesco Fiordomo, sindaco di Recanati: “Il ministro Franceschini ha avuto informazioni distorte. Lo inviterò per mostrargli l’esistente e il progetto di recupero. Non accetto che il nome della città venga ingiustamente infangato”.
Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente alla Camera dei deputati: “Condivido la necessità di salvaguardare un patrimonio come quello del Colle dell’Infinito, una vicenda che merita la massima attenzione e che seguo da vicino”.

Annamaria Dalla Casapiccola

Annamaria Dalla Casapiccola

Anna Maria Della Casapiccola (ma tanto piccola non pare), proprietaria di ciò che secondo insistenti notizie di stampa s’intenderebbe trasformare in una “country house”(sede turistica di vacanze in campagna) con annesso parcheggio: “Nessuna ‘country house’, semplicemente una civile abitazione privata in cui forse andrebbe a vivere mio figlio”.
Stefano Gizzi, direttore della Soprintendenza regionale ai beni architettonici e paesaggistici, che non esclude un ulteriore ricorso in Cassazione: “Il parere definitivo spetta alla Soprintendenza, fermo restando che c’è una differenza sostanziale fra il concetto di restauro e l’intervento delle ruspe. Il progetto attuale non è formulato secondo i canoni del restauro ma prevede la preventiva demolizione dell’esistente e ciò significa alterazione dei materiali, delle forme, dei colori e del paesaggio”.
Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario ai beni culturali del governo Letta e già presidente del Fai: “Va assolutamente tutelato un luogo fondamentale per ciò che rappresenta non solo per le Marche ma per l’Italia intera”.
Alessandra Piccinini, legale di Anna Maria Casapiccola: “Le motivazioni della Soprintendenza sono ideologiche, pretestuose e inconsistenti. L’area in questione, oltretutto, non è sottoposta a vincoli di inedificabilità. Valgano, comunque, i pronunciamenti del Tar e del Consiglio di Stato e valga il parere favorevole al progetto già espresso dal Comune e dalla Provincia. Chi davvero tutela il paesaggio è la mia assistita, con un progetto che addirittura diminuisce la cubatura dell’esistente”.
Enzo Marangoni, consigliere regionale di Forza Italia: “Il progetto di ristrutturazione è coerente col contesto paesaggistico. Ci sono cose che la Soprintendenza approva ma non dovrebbe approvare e ce ne sono altre che non approva ma dovrebbe approvare, per cui mi chiedo se la Soprintendenza è un organo tecnico al di sopra delle parti oppure un organo sensibile a farsi tirare per la giacchetta”.
Vittorio Sgarbi, influente critico e storico dell’arte: “Il Colle dell’Infinito deve restare esattamente com’era all’epoca di Leopardi, alterarlo sarebbe un delitto”.
Giacomo Galassi, assessore comunale: “Il nuovo piano regolatore mette definitivamente in salvo il Colle dell’Infinito, più tutela e meno cemento”.
Vanni Leopardi, discendente della famiglia di Giacomo, in sintonia con “Italia Nostra” e col “Fai”: “Per la tutela del Colle c’è bisogno di una legge regionale ad hoc”.

Il Colle dell'Infinito

Il Colle dell’Infinito

Potrei continuare con le opinioni – “Parole, parole, parole”, cantava Mina – che di giorno in giorno rimbalzano sugli organi di stampa ma sarebbe solo una perdita di tempo perché l’infinito delle opinioni è ormai la caratteristica più evidente dello stile pubblico italiano e per la gente comune diventa umanamente impossibile farsi un’idea magari approssimativa della realtà. Una idea che forse sarebbe possibile se al posto di questo festival di parole fosse stato mostrato il progetto in questione con tanto di precise planimetrie della situazione attuale e di quella, eventualmente, futura. Planimetrie che sono a disposizione quasi di tutti – Comune, Tar, Consiglio di Stato, Soprintendenza – ma non dell’informazione destinata ai cittadini, per i quali si ritengono sufficienti vaghe riprese fotografiche da lontano che non dicono nulla. Può darsi, ad esempio, che il danno arrecabile al Colle dell’Infinito sarebbe meno grave di quello temuto (però attenzione: su temi che come questo hanno una così vasta rilevanza culturale, far la voce grossa è da preferire al silenzio del tira a campare) ma un danno, chissà, rischia di esserci comunque, e il parere di Stefano Gizzi non appare del tutto campato in aria.
Poi abbiamo un’altra tipicità italiana, quella dell’infinito delle sentenze, importanti, certo, ma pur sempre opinioni -Tar, Consiglio di Stato, forse Cassazione, forse Corte Europea, forse Giudizio di Dio, forse Ricorso di Satana – che durano anni e intanto, nel loro infinito, i misfatti si compiono. Ma allora, se all’infinito delle opinioni bisogna purtroppo rassegnarsi, lasciate che anch’io ne esprima una mia personale fondata su un’interpretazione modernizzata dei versi della più celebre poesia leopardiana: “L’Infinito”.

Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi

Primo verso: “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”. Ebbene, l’aggettivo “caro” ha perso il suo originario significato affettivo e ne ha acquistato un altro relativo al costo economico, per cui immagino che il poeta si metta nei panni della signora Anna Maria Dalla Casapiccola e le faccia dire: “Sapeste quanto m’è costata caro fra corsi e ricorsi questa storia dell’ermo colle!”.
Secondo e terzo verso: “E questa siepe che da tanta parte / de l’ultimo orizzonte il guardo esclude”. Qui è il poeta che torna a parlare in prima persona usando la parola “siepe” come equivalente figurato di “ostacolo” o “disturbo” che ai visitatori del Colle sarebbe recato dalla presenza dell’erigendo “country house” o semplice residenza privata.
Undicesimo e dodicesimo verso: “E le morte stagioni, e la presente / e viva, e il suon di lei”. Qui non ho dubbi: Leopardi si riferisce all’epoca sua (le “morte stagioni”) quando il sogno e l’immaginazione avevano un loro potere e la confronta con l’epoca attuale (“la presente e viva”) in cui al primo posto nella scala dei valori si è insediato, vivissimo, il “suono” del denaro sonante.
Dodicesimo e tredicesimo verso: “Così tra questa / immensità s’annega il pensier mio”. Evidente l’allusione a quanto ho già detto, l’impossibilità per noi comuni mortali di raccapezzarci nell’intrico sconfinato (“immensità”) delle opinioni.
Quattordicesimo verso: “ E ‘l naufragar m’è dolce in questo mare”. Forse mi sbaglio, ma credo che qui il poeta s’immedesimi nel sindaco di Recanati, che evitando di assumere posizioni troppo decise in un senso o nell’altro e salvando capra e cavoli prova dolcezza nel lasciarsi cullare dalle onde del quieto governare.

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