Otto mesi di ricovero per il Covid:
«Tornare a casa è una rinascita,
quando ero sedata sognavo i nipoti»

CIVITANOVA - Eva Vittori, 83 anni, ha vinto la sua battaglia iniziata nel novembre 2021. Passata dai reparti di terapia intensiva, ora era al Santo Stefano dove ha completato la riabilitazione. Oggi è stata dimessa: «È stata una grande sorpresa quando me l'hanno detto, il reparto è stato un supporto alle difficoltà fisiche e non solo: è diventato come una famiglia»
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Eva Vittori ce l’ha fatta: torna a casa dopo otto mesi

di Claudia Brattini

«Tornare a casa è una rinascita, un ritorno alla vita vera. Non potevo immaginare di riuscire a varcare la soglia di casa con le mie gambe, circondata dall’affetto di tutti i nipoti e del vicinato intero» dice Eva Vittori, civitanovese, che è stata dimessa dopo quasi 8 mesi di ricovero a causa del Covid. Per lei oggi è un giorno da celebrare: quello delle dimissioni dopo una degenza infinita. Eva, 83 anni, era una persona autonoma che godeva di buona salute quando lo scorso 23 novembre ha contratto il Covid ed è iniziato per lei un calvario. La malattia in famiglia faceva paura, l’anno precedente lo stesso destino era toccato alla sorella, che, invece, non ce l’ha fatta. Dopo il Pronto soccorso e il ricovero con ossigeno e “casco” ventilatorio è arrivato per Eva il momento più duro, l’intubazione e la terapia intensiva: «ho avuto molta paura quando ho dovuto firmare il consenso – racconta ai parenti -. Ero cosciente e inizialmente rifiutavo questo trattamento ma poi ho capito che se volevo rivedere la mia famiglia dovevo affidarmi ai medici».

È stata intubata per 18 giorni (a cui è seguita una ulteriore fase di sedazione) ma «con il cuore e la mente – racconta la donna – non mi sono mai allontanata, ero sempre vicina ai nipoti e li sognavo». Dopo il risveglio è iniziata la degenza, una riabilitazione lunga e difficoltosa che si è protratta fino ad oggi al Santo Stefano di Porto Potenza.

L’anziana ha ringraziato medici e operatori sanitari del Santo Stefano che in questi mesi l’hanno supportata: come i medici Giordano Galeazzi, Cinzia Bonanni, Jacopo Sollini, la coordinatrice Ketty Cerquetti e l’assistente sociale Cristina Ambrosini. «È stata una grande sorpresa sapere che sarei stata dimessa, il reparto è stato un supporto alle difficoltà fisiche ma non solo: è diventato come una famiglia, ho incontrato medici che mi hanno aggiornato costantemente sulle mie condizioni, ero sempre al corrente dei rischi e dei trattamenti e inoltre non mancavano aneddoti familiari e momenti di leggerezza per sostenermi tra le tante difficoltà». Le ferite fisiche lasciate dal Covid sono state curate, il fisico prostrato dalla perdita di 25 chili è stato sostenuto dai fisioterapisti che hanno letteralmente rimesso in piedi l’83enne e molto ha contato il supporto psicologico. Ma ora è il passato, è tempo per Eva degli abbracci della sua famiglia, quelli che forse ha sognato a lungo in questi otto mesi di ricovero.

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