D’Este: «Noi siamo la vera alternativa:
la nostra politica parte dal basso
I cittadini saranno i protagonisti»

ELEZIONI TOLENTINO - Intervista al candidato sindaco di centrosinistra. Anche lui come i suoi competitor ha parlato dei principali temi che interessano la città, lanciando un appello al voto finale
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Massimo D’Este nella sede elettorale

 

di Francesca Marsili

Pensionato, 61 anni, Massimo D’Este è il candidato del centrosinistra sostenuto dal Partito Democratico, Dipende da Noi e dalle liste civiche Civico 22, dalla quale proviene, e Tolentino Rinasce. Volto nuovo della politica locale, è stato un artigiano prima e imprenditore della ristorazione poi. Una vita dedicata al volontariato, da trent’anni referente della Caritas di Tolentino e da sette siede al tavolo delle povertà. Motiva così la sua candidatura a sindaco: «Nasce dalla sollecitazione continua di molti miei amici già impegnati. Ho deciso di riversare il mio impegno civile in quello politico in un momento di particolare scoraggiamento rispetto al dialogo con l’amministrazione». A chi dice che è una brava persona sottolineando la mancanza di esperienza politica risponde: «Non mi ha mai dato fastidio perché ritengo che essere una brava persona sia il punto di partenza per ogni tuoi di attività sociale e civile».

Viale Vittorio Veneto è una delle zone che ha subito più, in termini di danno, le scosse del 2016. Quando la ricostruzione sarà terminata, ci sono delle strategie per risollevare la zona?
«Il quartiere di viale Vittorio Veneto è scomparso dai radar. Non se né parla ed è quello che ha subito i danni maggiori. Troveremo il modo di abbattere quanto prima le strutture da demolire, intanto. Il lavoro di messa in sicurezza è oramai fatiscente e il decoro urbano e sanitario rasenta l’osceno. Già penalizzato dalla continua perdita di servizi commerciali c’è un sistema viario condizionato dal senso unico di marcia e il passaggio a livello a cui sarà complicato sopperire con un sottopasso. Potremmo spostare il mercato ortofrutticolo del martedì, nella piazza subito dopo il passaggio a livello. Un primo passo per rivitalizzare un quartiere in grande difficoltà».

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Il ministro Andrea orlando con il candidato sindaco Massimo D’Este

Ospedale, il tema che più ha infuocato la campagna elettorale. Qual è la vostra idea riguardo un argomento cosi vicino ai cittadini?
«Innanzitutto chiediamo un’accelerazione della ricostruzione dell’ospedale. Pretendiamo, oltre al ripristino completo dei servizi presenti prima del sisma, la compresenza sia dell’ospedale di Comunità che della Casa di Comunità, qualifiche già attribuite a Corridonia e Treia come da Pnrr e Masterplan della Regione Marche pubblicato il 14 febbraio scorso. Non c’è ragione per cui Tolentino che, a livello logistico e per bacino di utenza è tra i comuni più importanti della provincia, non debba godere delle stesse caratteristiche. Oltre ai 40 posti letto per le cure intermedie per i malati che necessitano di ricovero, è fondamentale lo sviluppo dell’assistenza territoriale di prossimità come ad esempio l’infermiere di famiglia che garantisce la tempestività della cura e un’adeguata e rassicurante assistenza sanitaria».

Assm, quale la vostra visione della municipalizzata?
«Deve essere il fiore all’occhiello della nostra città. Non può essere la mucca da mungere per far quadrare i conti delle casse comunali, ma l’opportunità, la risorsa per la cittadinanza intera, in termini di beneficio. Le comunità energetiche rinnovabili devono diventare il core business a tutti gli effetti dell’azienda. Valorizzare una risorsa che ci appartiene e che è capace di guardare al futuro. La gestione e la funzionalità di un sistema idrico che riduca le perdite d’impianto, e l’attenzione a non lasciarsi attrarre, da sirene speculative, la gestione delle acque deve rimanere una risorsa pubblica e di tutti. Una nota sulle Terme. Feci un riferimento su cui la Luconi ironizzò. Almeno una piscina, dissi. Mi riferivo alla possibilità, in questi anni, di dotare il parco di un impianto attrattivo, ludico, estivo. Un luogo ameno come il parco delle Terme, non è mai stato pensato e valorizzato con investimenti minimi e di grande impatto. La struttura sanitaria non ha mai visto investimenti in strumenti di valenza diagnostica, penso a Blu Gallery inserito in un centro commerciale, o a l’espansione di Fisiomed. La ricettività assente e risorse che non sono mai state pensate e potevano essere realizzate, potevamo conservare e migliorare le Terme che hanno, tra l’altro un vincolo di salvaguardia storica. Insomma, tempo perso e investimenti zero».

Il Politeama assieme alla cattedrale di San Catervo una volta restituita dopo gli interventi post sisma e l’hotel di lusso e design Interno Marche che sta nascendo dalla trasformazione di Villa Gabrielli, fanno dell’angolo tra viale Cesare Battisti e l’inizio di corso Garibaldi lo scorcio tra i più suggestivi e importanti di Tolentino. Qual è la vostra idea di utilizzo dello stabile adiacente la Cattedrale che prima del terremoto era sede Inps dato che, interrotti i rapporti con l’ente, la Diocesi di Macerata dice che sta valutando diverse soluzioni?
«Potrebbe essere il luogo deputato ad ospitare un centro di studio di arte e design di alta fascia e qualità per promuovere formazione tecnologicamente qualificata da integrare nel nostro fitto tessuto imprenditoriale, con uno sguardo al futuro e a nuove modalità di produzione. La collocazione, di fronte al nuovo hotel e anche la prima azienda dei Gabrielli, potrebbe avere anche un importante segno di storicità, un connubio tra tradizione e futuro».

sede-elettorale-desteCentro storico, argomento che accomuna i programmi di tutti i candidati. Quali le strategie nel breve periodo per far tornare a pulsare il centro?
«Il centro storico va rigenerato, non basta l’edilizia a dare senso ad un luogo. Una città che perde residenti da dieci anni sarà pure un segnale, al netto del terremoto. Questa zona antica della città deve vivere di luce propria, l’amministrazione deve credere alla conservazione e alla visione futura e moderna di fruizione degli spazi, i servizi, l’arte e la cultura, la residenzialità, il commercio sempre più penalizzato da scelte irresponsabili, vedi il piano parcheggi. Il centro non è soltanto la piazza, avventurarsi nei vicoli è veramente avvilente e pericoloso e poco igienico. Durante i lavori di recupero istituiremo il Cantiere dell’Arte, cinque mesi di attrazioni nei fine settimana con la collaborazione di tutti i protagonisti dello spettacolo e la cultura della nostra città, residenti e commercianti, appunto».

Come verrà formata la squadra della Giunta? Sulla base delle preferenze totalizzate dai candidati consiglieri come fatto da Giuseppe Pezzanesi o con il criterio delle competenze?
«Per quanto ci riguarda la squadra degli assessori, sarà composta da figure competenti, autorevoli capaci di gestire e proporre in autonomia la nostra linea politica. Non guarderemo solo ai consensi ma alle capacità».

Nuovi assessorati in sostituzione a quelli già presenti nella giunta uscente?
«Potrebbero essere necessari anche nuovi assessorati specifici. Di sicuro ci sarà una consulta degli immigrati per favorire la partecipazione politica e sociale e una sana convivenza tra culture diverse».

Quali le vostre priorità per i primi cento giorni?
«I primi cento giorni serviranno a realizzare un’alternativa ai capannoni della quadrilatero che ospitano gli studenti dei licei e dell’815 con la scuola primaria. Acquisire la giusta autorevolezza per sostenere e accelerare la ricostruzione e farci carico di determinarla con i nostri uffici, troppo distratti dalle nuove abitazioni in sostituzione delle SAE. La revisione della macchina amministrativa e lo studio di una fruizione con mobilità dolce del centro storico, revisione del piano parcheggi».

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Angelo Sciapichetti e Massimo D’Este

Lei, tra i tre candidati, è quello che di politica non ne ha mai fatta. Come definirebbe questa campagna elettorale?
«Per me la campagna elettorale attiva è una novità. Avrei preferito tavoli di discussione, piuttosto che confronti/scontri pubblici disciplinati da scadenze e tempi ristretti. Poi ci sono i social che riverberano parzialmente e strumentalizzano su temi che meriterebbero più attenzione e non arrivano a tutto l’elettorato interessato. Ho uno stile diverso da quello che a volte sembra essere obbligato».

Qual è il tuo sogno per Tolentino?
«Che si ritorni a fare politica partendo dal basso, inclusiva, che coinvolga tutti i protagonisti della vita civile di Tolentino perché soltanto attraverso questo percorso si possono riproporre idee condivise e trasversali ad ogni espressione e forma di politica reale e partecipata».

Perché votare Massimo D’Este e la sua coalizione?
«La nostra è la novità e la discontinuità. Con la Luconi c’è poco da dire, con il rischio di avere anche figure imbarazzanti. Gli altri? Proporranno Massi, Pupo, Trombetta? Dov’è la novità. Medici, chirurghi, infermieri ok, competenza, in sala operatoria, magari, ma non in sala consiliare. I nostri alleati di coalizione non hanno mai ricoperto ruoli pubblici e decisionali in consiglio, se non all’opposizione. Ecco perché siamo la vera alternativa, che s’identifica nella città, il suo popolo, il lavoro e la cultura, un pensiero trasversale quest’ultima che deve avvolgere i tanti interessi del nostro tessuto sociale, che a sua volta è chiamato a concorrere, promuovere e partecipare vivacemente alla realtà tutta».

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