Oltre 10mila terremotati ancora col Cas
«Chi ha subito una cosa del genere
non supererà mai il trauma»

ANNIVERSARIO - A 5 anni dal sisma, il Tg 1 ha riservato alle aree del cratere un servizio realizzato da Monica Maggioni. Intervistati i sindaci di Castelsantangelo e Camerino, il vescovo Massara e alcuni cittadini
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Il vescovo Massara con Monica Maggioni

 

di Ugo Bellesi

Sono 16.275 i terremotati che a ottobre 2021 nelle Marche risultano prendere il contributo di autonoma sistemazione, mentre la provincia di Macerata ne conta 10.510. Sono cifre che, a distanza di cinque anni, preoccupano tutti perché significa che forse ci vorranno altri cinque anni perché questa gente, questi nostri fratelli possano ritornare nelle loro case. Il commissario Giovanni Legnini assicura che i finanziamenti ci sono: si tratta di sei miliardi soltanto per le costruzioni private oltre a quelli stanziati per il recupero di 6.000 opere pubbliche. Spiega anche che la ricostruzione è finalmente partita e che, con i decreti in deroga, è stato creato un corpus di leggi che farà testo anche per i terremoti del futuro. In passato, in ogni terremoto, si doveva partire da zero. Lo ha spiegato chiaramente l’altra notte in un servizio che il Tg1 ha dedicato a tutta l’area terremotata del centro Italia.

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Mauro Falcucci, sindaco di Castelsantangelo

Le interviste, condotte da Monica Maggioni, ha coinvolto tutti, dalle autorità ai cittadini, dai sindaci all’arcivescovo di Camerino, dai terremotati che hanno resistito continuando le loro attività a quelli che vivono nelle Sae. Il sindaco di Castelsantangelo, Mauro Falcucci, ha guidato le telecamere nella frazione Macchie completamente distrutta e abbandonata da tutti, come fosse stata bombardata a tappeto. «Chi ha subito una cosa del genere – è stato il commento – non supererà mai questo trauma…»
«Si vive nell’incertezza – ha detto un terremotato – perché ci sono troppi interrogativi non risolti. Accetteranno la mia domanda per ricostruire casa? E poi troverò la ditta per i lavori? Quando potrò avere la mia abitazione? E poi vedere tutte le mattine il tuo paese distrutto e coperto di macerie ti fa male al cuore».
Qualche amministratore comunale è più ottimista: «E’ stato fatto il cronoprogramma per 1300 opere pubbliche ma in molte situazioni non è stato rispettato. Comunque questo ritardo ci consentirà di dare garanzia di sicurezza antisismica».

L’arcivescovo di Camerino e San Severino, monsignor Francesco Massara (che la Maggioni chiama semplicemente don Franco), non ha peli sulla lingua e spiega che oggi Camerino può contare solo su una ventina di residenti dai 7.000 abitanti anti sisma, e in centro c’è un gran silenzio. La città attualmente vive grazie ai tanti studenti che frequentano l’Università. La gente si è trasferita verso la costa o vive in 310 Sae. Molti sono gli anziani perché i giovani se ne sono andati. Occorre una cabina di regia per coordinare tutti i settori di intervento: dalle macerie ai progettisti, dalle imprese alla sistemazione degli operai, dalla Soprintendenza alla Regione. E poi si è chiesto: «La gente prima di ricostruire la loro casa deve portar via tutto quanto hanno in quella da demolire. Dove si porta tutto questo materiale? E dove ammassare tutto quanto si dovrà buttare via? Siamo in un imbuto».
Ha spiegato poi che lui e cinque sacerdoti hanno una stanza ciascuno con cucina in comune. Per fortuna a Natale dovrebbero partire i lavori per il palazzo arcivescovile. Infine ha mostrato a Monica Maggioni alcune opere d’arte da recuperare come la statua di San Pietro e quella della Madonna con la testa sbriciolata e ha concluso: «Ma bisogna restaurare anche l’animo della nostra gente!» Alla giornalista è stata poi mostrata la facciata di Santa Maria in Via (“molto amata dagli studenti” spiega don Franco) che si è spostata di 40 centimetri in avanti mentre il campanile è caduto dove abitavano due studentesse ma che si erano messe al sicuro alla prima scossa. «Il 60% di tutte le opere d’arte della Marche – puntualizza l’arcivescovo – erano a Camerino. Per fortuna sono state salvate e le stiamo recuperando. Ce ne sono 1.500 a Camerino e 3.000 a San Severino. A fine dicembre sarà visitabile uno dei più bei musei della rinascita proprio a San Severino. Uno dei tanti depositi custodisce le campane delle chiese terremotate. Giorni fa ero a San Ginesio e al termine del rito religioso alcune famiglie mi hanno avvicinato e mi hanno chiesto una campana perché da oltre quattro anni non sentivano più il suono della campana della loro chiesa!”

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Il rettore Unicam Claudio Pettinari

Anche il sindaco Sandro Sborgia è stato molto esplicito nel descrivere la situazione: «Ogni giorno che passa è un giorno perduto ma Camerino sono certo che tornerà ad essere anche migliore di come era prima. Purtroppo scontiamo il problema che ogni terremoto è come se fosse la prima volta. Bisogna essere pronti prima e invece si sono persi quattro anni. Oggi è necessario anche portare lavoro ma sono fiducioso. Se c’è volontà politica ci sarebbero molte potenzialità. Bisogna responsabilizzare quanti hanno compiti specifici e colpire se qualcuno sbaglia».
Il sindaco di San Severino, Rosa Piermattei, ha spiegato che da quando c’è stato il terremoto non è più rientrata nel palazzo comunale. A causa della complessità di procedure ferraginose i lavori non sono mai partiti. Con quattro commissari cinque anni passati invano sono tanti.
Poi c’è stata un’altra testimonianza: «I cittadini terremotati hanno pianto tanto ma ora vedono un po’ di luce. Non è facile andare avanti se non si cambia metodologia di lavoro. Sta arrivando un altro inverno e chi sa quanti altri inverni ci vorranno per tornare a casa. Le strutture delle Sae sono state realizzate per durare poco, mi pare cinque anni e invece forse dovranno ‘resistere’ per dieci anni»
terremoto_speciale_sette_storie_maggioni-8-325x150Maggioni ha poi incontrato un allevatore di Sellano proprietario di un’azienda agricola con pecore e mucche che ha detto: «Per fare questo lavoro ci vuole tanto amore e passione altrimenti non si riesce a farlo. Abbiamo una struttura provvisoria per gli animali e andiamo avanti con quella».
Un altro terremotato spiega: «Ci avevano detto ‘non vi lasceremo soli’ e invece ci siamo rimasti. La burocrazia e le lungaggini degli uffici ci hanno fatto perdere la speranza. Così anche l’Enel doveva staccare la luce dal vecchio fabbricato da demolire ed invece non è arrivato nessuno. Così passano gli anni e perdi la speranza. Dobbiamo andare dietro a tecnici e uffici per ottenere quello che doveva essere fatto come loro compito e così ti demoralizzi»
Le telecamere Rai hanno documentato poi la situazione degli abitanti della zona terremotata di Campotosto e infine ha intervistato a Norcia l’industriale Brunello Cucinelli che detto tra l’altro: «La nostra popolazione è nata con l’arte e la cultura ed è gente laboriosa ed educata bene. Noi tutti siamo custodi della città, del territorio e delle opere d’arte. Bisogna riequilibrare il guadagno e il dono». Quindi ha ricordato il restauro della torre civica di Norcia mentre per il teatro se ne parlerà entro il 2023.

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