«Pazienti intubati ma non c’è posto:
si aspetta si liberi il Covid center»

PANDEMIA - Due persone oggi all'ospedale di Macerata avevano bisogno di essere trasferite in un reparto ad hoc ma non c'era disponibilità. Il grido d'allarme arriva da un operatore. La struttura di Civitanova è aperta in parte
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Personale trasporta pazienti Covid

 

di Luca Patrassi

Il grido di allarme è arrivato da un giovane operatore dell’ospedale di Macerata: «Ci sono due pazienti Covid appena intubati in attesa di essere trasferiti al Covid hospital che però è pieno. Aspettano per vedere se si liberano due posti. Ma se ne intubano altri, dove andranno?». Poche parole, ma danno l’idea della situazione drammatica che stanno vivendo in queste ore alcuni reparti ospedalieri, quelli dedicati al Covid e quelli che in teoria dovrebbero rimanere “puliti” ma in realtà ospitano per giorni pazienti Covid in attesa di trasferimenti in reparti già pieni. Situazione finora – negli anni passati – vista solo per i reparti di lungodegenza e per le residenze sanitarie. Mai viste, e nemmeno ipotizzate, per le Rianimazioni. Solo che se un paziente ha bisogno di una terapia intensiva o semintensiva, non è che si può mettere in lista di attesa e attendere mesi che si liberi un posto. Si vive, pericolosamente, alla giornata. I reparti indicati nel piano Covid dall’Asur sono strapieni, eppure si continuano a tenere aperte alcune altre  attività ospedaliere (a San Severino e a Camerino, ma solo per fare alcuni esempi, nulla contro gli ospedali citati) che sono un pochettino meno indispensabili di una terapia intensiva. Ed allora a Civitanova ci sono moduli attrezzati che non vengono aperti, probabilmente perchè non ci sono i medici e gli infermieri necessari per coprire i turni. Però si continuano a tenere attivi h24 alcuni servizi in diversi ospedali che in questa fase sembrano utili solo ad assorbire risorse umane che sarebbero invece vitali a pochi chilometri di distanza, tipo a Macerata e a Civitanova dove alcuni reparti registrano numeri oltre ogni limite che scienza e coscienza consiglierebbero. «Ma, secondo te, perchè lo fanno?» si chiede il giovane operatore sanitario pronto ad immergersi in una notte ad alta tensione. La speranza è che non lo facciano apposta, sicuramente no. Però è il caso che chi deve prendere decisioni le prenda velocemente, la situazione è evidente e di assoluta criticità in alcuni reparti e non è il caso di continuare a giocare con le bandierine sui tetti dei municipi quando c’è gente che combatte una battaglia per la vita e ha bisogno di risposte immediate. Non la telefonata, l’invito a pazientare fino all’indomani, faremo, vedremo, speriamo che andrà meglio. La prima ondata è arrivata inaspettata, la seconda era “programmata” e non hanno ancora preso decisioni utili.

 

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