Guanti e mascherine gettati a terra:
«Rischio per salute e ambiente»

CORONAVIRUS - Legambiente lancia l'allarme su gesti di inciviltà che si stanno moltiplicando e possono essere dannosi. Sulle sanificazioni: «No all'uso di ipoclorito di sodio»
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Guanti gettati a terra a Macerata

 

Guanti e mascherine usati gettati a terra, l’allarme di Legambiente Marche: «Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le segnalazioni di chi li abbandona in particolare per strada, sui marciapiedi, nei parcheggi dei supermercati, vicino alle farmacie o nei pressi dei pochi esercizi commerciali aperti. Nel bel mezzo di una crisi sanitaria, purtroppo molti cittadini si stanno lasciando andare a comportamenti incivili e inaccettabili. E tutto questo non è più tollerabile». Legambiente parla di un doppio rischio: «Innanzitutto il rischio è quello di un danno ambientale – afferma l’associazione – visto che parliamo di dispositivi realizzati in fibre di polipropilene o poliestere, cioè plastica, oppure in lattice, in nitrile, Pvc e in altri materiali sintetici. Questi materiali infatti, ora situati a bordo delle strade o presso cespugli e aiuole, alla prima pioggia rischiano di finire nei reticoli idrografici superficiali o tombinati per poi arrivare direttamente in mare». Inoltre, continua l’associazione: «si tratta di dispositivi potenzialmente contaminati che rappresentano un rischio sanitario per chiunque, anche inavvertitamente, vi entri a contatto (pensiamo ad esempio agli operatori ecologici). Quindi ci appelliamo a tutti i cittadini affinché adottino comportamenti responsabili e gettino questi rifiuti nell’indifferenziato, dopo averli accuratamente sigillati in appositi sacchetti dedicati».

mascherine-2-650x544 Altra questione è la sanificazione. Legambiente fa un appello ai sindaci chiedendo di non fare uso di ipoclorito di sodio, di limitare la sanificazione degli ambienti esterni solo dove strettamente necessario e in aree circoscritte, procedendo con operazioni di pulizia di utilità scientificamente provata. «Ai forti dubbi sulla reale utilità delle attività di disinfezione a larga scala negli ambienti esterni – continua Legambiente -, stando anche a quanto riportato nelle note dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Ispra, si accompagna la forte preoccupazione per l’uso dell’ipoclorito di sodio, a cui si sta ricorrendo per interventi impropriamente definiti di sanificazione. I rischi di tale utilizzo sono noti e certificati: corrosivo per la pelle e dannoso per gli occhi e potenzialmente in grado di liberare sostanze pericolose per la salute e per l’ambiente con conseguente esposizione della popolazione a gravissimi rischi. Inoltre, la mancanza di idonei dispositivi di protezione individuale per gli operatori e di avvertenze per la popolazione si configura come vera e propria violazione di legge».

 

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