Da Copenaghen alla Germania:
«Un altro pianeta rispetto all’Italia
e nessun problema negli ospedali»

INTERVISTA - Federico Cristalli, cingolano, vive a Stoccarda e per lavoro gira le strutture sanitarie del Nord Europa per prestare assistenza tecnica ai macchinari che servono alla chemioterapia. «Sia qui che in Danimarca le persone girano liberamente, con le mascherine. Non c'è stata crisi per i posti di terapia intensiva»
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Le immagini girate da Federico Cristalli nell'aeroporto di Kastrup, Copenaghen

 

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Il 26enne cingolano Federico Cristalli

 


di Leonardo Giorgi

Aeroporti spettrali, dove a spezzare il silenzio sono solo le rotelle di un paio di trolley e i consigli di precauzione dagli altoparlanti che sembrano uscire da una visione distopica Orwelliana. Aerei fantasma con un personale di bordo più numeroso dei passeggeri stessi. Ma anche una visione diversa dell’emergenza Covid: posti letto in abbondanza, nessuna quarantena e attività che ricominciano a tornare alla normalità. Sono le immagini del Nord Europa che ci racconta il 26enne Federico Cristalli, nato a Cingoli e attualmente residente in Germania per lavoro. Un lavoro che lo ha portato nel corso degli anni a visitare buona parte degli ospedali del continente per l’assistenza tecnica di speciali macchinari utilizzati nella chemioterapia. Le sue mansioni, per forza di cose, non si sono potute interrompere e l’attività di Federico nelle ultime settimane si è concentrata negli ospedali di Düsseldorf, Francoforte e Copenaghen. Lo abbiamo raggiunto ieri pomeriggio al telefono proprio mentre era all’aeroporto di Kastrup, nella capitale danese, in attesa dell’aereo che lo avrebbe riportato in Germania.

Federico, com’è la situazione in questo momento intorno a lei?
«In questo momento sono in una situazione assurda. Sono nell’aeroporto di Copenahgen e non c’è un’anima. Mi sembra di essere l’unico qui dentro. Sia gli altoparlanti che la segnaletica interna ricordano a tutti le norme di distanziamento sociale per evitare il contagio. Essere in aeroporto e non dover fare la fila per qualunque cosa è l’unica consolazione».

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L’aeroporto deserto di Copenaghen, 22 aprile 2020

Le è mai capitato nei suoi viaggi di vedere qualcosa del genere?
«Forse – ride – solo qualche volta all’aeroporto di Ancona, dove tendenzialmente non c’è nessuno. Ma a parte gli scherzi, no, è incredibile».

Sta lavorando negli ospedali in un momento del genere. Come è andata negli ultimi giorni a Copenaghen?
«In realtà molto bene. E il fatto più eclatante è che non ho visto niente di eclatante: ci sono moltissimi posti letto vuoti e la Danimarca ha contenuto il contagio senza troppi problemi, a quanto pare. In questi giorni hanno cominciato a riaprire diverse attività e le scene che si vedono dalla Lombardia sono fantascienza qui».

Come è possibile secondo lei?
«Innanzitutto negli ospedali non ci sono stati casi di pazienti che hanno infettato altre persone all’interno della struttura. Poi stanno facendo i tamponi in tende molto grandi piazzate vicino gli ospedali. Si va lì dentro in completa sicurezza e in tempi rapidi si ha il responso, evitando qualsiasi contatto con i reparti. Non c’è nessuna quarantena. Le persone sono libere di circolare, mantenendo le norme igieniche di base e indossando la mascherina. Molti negozi sono stati chiusi, ma stanno riaprendo. Probabilmente poi, essendo la popolazione della Danimarca abbastanza contenuta, è più facile contenere il contagio».

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Solo un gate aperto


Sono immagini molto lontane da quello che stiamo vivendo in Italia…

«Assolutamente. Sembra davvero di stare in un altro pianeta. Ho potuto parlare di questo con alcuni colleghi, sia qui in Danimarca che in Germania. È vero che l’Italia ha pochi posti letto in terapia intensiva rispetto al Nord Europa, ma non so se basta a spiegare i numeri registrati. Qualche addetto ai lavori qua ha incolpato anche la partita di Champions che si è giocata a Milano a fine febbraio (Atalanta-Valencia ndr)».

E a Stoccarda, dove attualmente vive, com’è cambiata la vita?
«So che fa strano, ma anche in Germania stanno riaprendo molte attività. A Stoccarda si può circolare liberamente con la mascherina, rispettando le misure di distanziamento sociale. Ma per i tedeschi non è un problema, per quello che ho potuto vedere io. Anche in tempi normali, la maggior parte delle persone del posto tendono a evitare assembramenti e contatti troppo stretti in pubblico. Poi ci sarebbero altri due fattori».

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Tenda per effettuare i tamponi Covid davanti un ospedale, Copenaghen

Quali?
«Uno è sempre quello dei tanti posti letto. Gli ospedali in Germania stanno andando avanti senza alcuna criticità, l’ho visto personalmente. I malati di Covid sono pochi lì, ma anche fossero di più ci vorrebbe parecchio tempo per anche solo pensare di essere vicini all’esaurimento dei posti in terapia intensiva. Il secondo fattore riguarda la vita domestica tedesca. In Germania è rarissimo che più generazioni abitino nella stessa abitazione. Gli anziani non abitano quasi mai nella stessa casa dei figli, così come i figli vanno via di casa molto presto. Per questo non hanno sviluppato tanti focolai di contagio domestico come in Italia».

Nonostante tutto lavora comunque negli ospedali. Ha avuto paura?
«Certo, un po’ sì. Ma, mi dispiace dirlo, ne avrei molta di più in Italia».

Federico chiude il telefono e si imbarca sul volo per Francoforte, da dove partirà per arrivare a casa, a Stoccarda. Sull’aereo non ha problemi a stare comodo e chiudere gli occhi per un paio d’ore. Oltre a lui, viaggiano solo altri due passeggeri.

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Solo due passeggeri nel volo per Francoforte

 



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