Infermiera della casa di riposo di Cingoli
discute la tesi sul contrasto alla pandemia
nella tenda della Protezione civile

MASTER - Serena Romagnoli, sottotenente del Corpo militare della Croce rossa italiana, è impegnata in uno dei focolai del virus nella nostra provincia
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La neo dottoressa Serena Romagnoli

 

Laurea in tenda per Serena Romagnoli, infermiera 31enne che ha preso una “pausa” dall’impegno nella casa di riposo di Cingoli per discutere la tesi del master. Una discussione speciale, avvenuta in piena emergenza coronavirus, ma che ha visto la vicinanza di tutto il personale impegnato come lei in uno dei focolai del virus nella nostra provincia.

Romagnoli ha discusso la tesi online, collegata dalla tenda della Protezione civile, sull’argomento “Unificazione delle cartelle cliniche nelle strutture residenziali”. Romagnoli oltre ad essere laureata in Infermieristica, è sottotenente del Corpo militare della Croce rossa italiana e dipendente della società Kcs che gestisce in appalto la casa di riposo. Con lei anche oggi al lavoro il resto del team: Luigi Ippoliti, medico di medicina generale, due ufficiali medici, quattro marescialli infermieri della Marina Militare, a cui si uniscono di volta in volta e a titolo di volontari l’infermiera Alessandra Pioli e Carla Urbani, effettiva all’ospedale di Cingoli. Nella casa di riposo di Cingoli tutti gli ospiti sono stati trovati positivi al coronavirus all’inizio di marzo. Sette di loro sono morti nel frattempo, tre per il virus. Ma adesso gli altri, spiega Ippoliti, sono tutti stabilizzati. In particolare, per i 18 asintomatici, è stato anche chiesto il tampone per verificare l’eventuale negatività all’infezione. «La dottoressa Romagnoli – ha detto Ippoliti – è stata un esempio, come tutto il restante personale sanitario impegnato in questo “Ospedale no-covid” per impegno, professionalità ed efficienza e ci ha fatto piacere condividere questo suo importante traguardo della sua professione». Anche il sindaco Michele Vittori e il vice sindaco Filippo Saltamartini si sono congratulati. «Se oggi possiamo immaginare un capolinea positivo per la maggioranza dei nostri nonnini, dopo la tempesta dell’infezione – ha detto Vittori- questo è dovuto all’altissimo senso del dovere di queste straordinarie persone anche se la guardia deve sempre restare alta nella prevenzione e nella cura e di questo erano e siamo tutti perfettamente consapevoli».

 

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