Decreto sisma in Senato,
le richieste di sindaci e tecnici:
«Serve personale stabile»

TERREMOTO - Il sindaco Spiganti Maurizi è uno dei primi cittadini ascoltati commissione Ambiente. Tra le proposte anche sanatorie paesaggistiche più estese, l'assegnazione celere delle risorse per pagare le opere pubbliche e programmazione degli interventi con l'individuazione delle priorità. No alle Sae di proprietà dei Comuni
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Il sindaco Luigi Spiganti Maurizi nella piazza zona rossa

 

di Monia Orazi

Audizione alla tredicesima commissione Ambiente del Senato, sul decreto sisma in fase di approvazione, per il sindaco di Norcia Nicola Alemanno, il cordinatore della rete delle professioni tecniche Armando Zambrano, il sindaco di Visso Gian Luigi Spiganti Maurizi, i dirigenti degli uffici speciali ricostruzione Marche Cesare Spuri e Daniela Del Bello. «Abbiamo presentato alcune proposte con l’intento di accelerare le procedure per la ricostruzione – spiega il sindaco di Visso –, l’auspicio è che siano accolte ed inserite nel testo del decreto. Dobbiamo combattere uniti, questi problemi riguardano un unico territorio, l’obiettivo è di far partire prima possibile la ricostruzione».

I punti toccati da Spiganti Maurizi durante l’audizione sono la necessità di personale stabile per la ricostruzione nei Comuni, alcune questioni normative legate alle sanatorie paesaggistiche, alle sanzioni previste con la richiesta che siano «a misura di terremotato», la programmazione degli interventi di ricostruzione e l’individuazione delle priorità negli edifici da ricostruire. L’anticipazione degli interventi di chi percepisce il contributo di autonoma sistemazione, che secondo il primo cittadino di Visso andrebbe a penalizzare i paesi più disastrati, dove il Cas è percepito da pochi nuclei familiari ed invece molte persone vivono nelle strutture abitative di emergenza. Altre osservazioni hanno riguardato la necessità di creare elenchi separati nell’ufficio ricostruzione per i centri più danneggiati, l’assegnazione delle risorse per le opere pubbliche finanziate, l’autocertificazione dei tecnici e l’accelerazione delle procedure, le norme sull’esproprio delle aree occupate per l’emergenza che rischiano di aprire lunghi contenziosi con i proprietari. Riguardo alle sanatorie paesaggistiche il primo cittadino di Visso ha chiesto di estenderle anche alle violazioni commesse dopo le modifiche al codice dei beni culturali del 2006, per evitare differenze di trattamento. «Le sanzioni che proprio per l’appartenenza del nostro territorio ad aree vincolate paesaggisticamente raggiungono degli importi notevoli – ha aggiunto il sindaco -, le norme portano ad applicare sanzioni anche sui volumi autorizzati in alcuni casi, e in misura pari al doppio di quello che faremmo in assenza di vincoli paesaggistici. Dato che nessuno da noi ha fatto ville abusive, ma solo piccole violazioni spesso di necessità vi chiedo di prevedere un sistema sanzionatorio in area paesaggistica a misura di terremotato, che non implichi il calcolo delle sanzioni anche sulle parti regolari del fabbricato».

Visso_Archivio_FF-47-650x433 Sugli aggregati Spiganti Maurizi ha affermato: «Il nostro comune è stato il primo ad individuare in maniera sistematica gli aggregati presenti in frazioni e centro storico e ad ordinare la costituzione dei relativi consorzi obbligatori. Una attività che, sulla base delle norme e delle ordinanze vigenti, ha evidenziato numerose problematiche legate a un quadro normativo lacunoso, che si presta a più interpretazioni. Ci sono infatti varie casistiche per le quali non è assicurato l’accesso al contributo, edifici di cui non è possibile dimostrare l’utilizzabilità alla data del sisma, edifici danneggiati nel sisma del 1997 e mai finanziati, aggregati con all’interno pertinenze di edifici principali non presenti nell’aggregato stesso, ed altre casistiche non esplicitamente previste dalle norme rendono impossibile la costituzione dei consorzi, costringono a rivedere l’individuazione degli aggregati e rallentano l’avvio della ricostruzione». Il sindaco ha chiesto che siano finanziati tutti gli edifici individuati negli aggregati e che sia data la possibilità ai Comuni di «programmare ed imporre la sequenza di esecuzione degli interventi dei privati al fine di evitare interferenze tra i cantieri. Interventi di messa in sicurezza di tutto il territorio comunale a carico della Protezione Civile non sono più possibili ed è necessario prevedere degli strumenti legislativi e finanziari che con opportune maggiorazioni del contributo consentano ai privati di eseguire tutte le messe in sicurezza necessarie in prossimità del cantiere e sulle vie di accesso al cantiere stesso prima degli interventi di ricostruzione stessi». Riguardo alla ricostruzione pubblica ha detto Spiganti Maurizi: «Mettere in condizione i Comuni di pagare immediatamente le imprese appaltatrici, renderebbe sicuramente più veloce ed efficiente il processo di ricostruzione senza sottoporre gli operatori economici a dannosissime sofferenze economiche. Inoltre occorre procedere alla regolamentazione dei tempi di erogazione delle risorse ai comuni dal momento della richiesta in maniera tale da rendere tali tempi certi». No alle Sae di proprietà dei Comuni, ha aggiunto il sindaco: «Riteniamo che i Comuni distrutti dal terremoto non possano vedere piovere sul loro bilancio la proprietà e la gestione dì aree Sae, aree per la continuità delle attività produttive e per i servizi alla popolazione. Riteniamo che tali adempimenti possano essere passati ai Comuni solamente se questi saranno d’accordo. Il sisma richiede personale dedicato alle attività di ricostruzione pubblica e privata per i prossimi decenni, circostanza che a nostro avviso richiede di dare stabilità ai rapporti lavorativi del personale assunto con il sisma, stabilità che significa continuità delle attività dei Comuni stessi. Le scadenze e le proroghe dei contratti attualmente previsti dalle norme portano infatti ìl personale assunto a cercare altre opportunità di lavoro, magari sempre in ambito sisma ma in Comuni diversi da quelli in cui sono già impiegati. Questa circostanza è una grave perdita per i comuni, in particolare per quelli dell’entroterra maggiormente danneggiati, comuni che in molti casi in questi tre anni hanno formato e cresciuto personale che non aveva precedenti esperienze lavorative, in particolare negli enti pubblici. Vanno ripristinate le piante organiche del personale comunale, dopo anni di tagli».

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